
“Buongiorno, sono Claudia, agente AI”.
Negli ultimi mesi diversi cittadini hanno segnalato telefonate provenienti da numeri sconosciuti in cui una voce artificiale, ma sorprendentemente realistica, si presenta come un assistente virtuale e chiede conferma dell’identità dell’interlocutore.
La scena è quasi sempre la stessa: la chiamata arriva in orari ordinari, la voce è calma, cortese e fluida. Nessun accento robotico, nessuna inflessione meccanica. Anzi, l’impressione è quella di parlare con una persona reale. Dopo la consueta introduzione “Buongiorno, sono Claudia, agente AI” arriva la domanda cruciale: “Sto parlando con…?” oppure “Lei è il signor…?”. L’interlocutore, colto di sorpresa, tende naturalmente a rispondere «Sì».
È proprio quel monosillabo che alimenta dubbi, timori e segnalazioni sui social network e nei forum dedicati alla cybersicurezza.
Il mito del “sì” registrato
Da anni circola la convinzione che i truffatori possano utilizzare una registrazione della parola “sì” pronunciata dalla vittima per autorizzare contratti, acquisti o operazioni bancarie.
Gli esperti di sicurezza informatica invitano tuttavia a distinguere tra realtà e leggenda. Nella maggior parte dei casi una semplice registrazione della parola “sì” non è sufficiente, da sola, a perfezionare un contratto o autorizzare operazioni finanziarie.
Ciò non significa però che il rischio sia inesistente.
Le telefonate automatizzate possono infatti servire a verificare che un numero sia attivo, associare una voce a un’identità, raccogliere campioni vocali o avviare successive attività di social engineering. In altre parole, il “sì” potrebbe non essere il fine della truffa, ma il primo tassello di una raccolta di informazioni più ampia.
L’era dei deepfake vocali
La vera novità è rappresentata dall’evoluzione delle tecnologie di sintesi vocale.
I moderni sistemi di intelligenza artificiale sono oggi in grado di generare voci praticamente indistinguibili da quelle umane. Bastano pochi secondi di registrazione per riprodurre tono, inflessione, ritmo e caratteristiche vocali di una persona reale.
Se fino a pochi anni fa la clonazione vocale richiedeva competenze tecniche elevate e costi significativi, oggi esistono strumenti accessibili che consentono di creare imitazioni convincenti in pochi minuti.
Le organizzazioni criminali hanno rapidamente compreso il potenziale di queste tecnologie.
Negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in diversi Paesi europei si sono moltiplicati i casi di truffe in cui una voce apparentemente appartenente a un figlio, un nipote o un familiare chiede denaro urgente per un incidente, un arresto o un’emergenza improvvisa.
In alcuni episodi le vittime hanno dichiarato di aver riconosciuto senza esitazione la voce del proprio parente.
Solo successivamente si è scoperto che si trattava di un clone digitale creato con l’intelligenza artificiale.
Come funzionano le nuove frodi vocali
Le tecniche utilizzate dai truffatori seguono generalmente tre fasi.
La prima consiste nella raccolta di dati. Numeri telefonici, nomi, informazioni pubbliche presenti sui social network e campioni vocali reperibili online o durante precedenti telefonate.
La seconda fase prevede la creazione di profili dettagliati delle vittime e, nei casi più sofisticati, la clonazione della voce.
Infine arriva il contatto diretto: una telefonata automatizzata, una richiesta urgente, una falsa verifica bancaria, un finto operatore telefonico o addirittura un presunto familiare in difficoltà.
L’obiettivo è sempre lo stesso: sfruttare la fiducia, la fretta o l’emotività della vittima per ottenere denaro, dati personali o credenziali di accesso.
I segnali che devono mettere in allerta
Le chiamate generate dall’intelligenza artificiale stanno diventando sempre più credibili, ma alcuni indicatori possono ancora aiutare a riconoscerle.
Tra i principali campanelli d’allarme vi sono:
- richieste immediate di confermare dati personali;
- domande formulate per ottenere risposte brevi e automatiche;
- pressione psicologica o senso di urgenza;
- richieste di codici ricevuti via SMS;
- inviti a effettuare bonifici o pagamenti immediati;
- difficoltà dell’interlocutore nel sostenere una conversazione complessa o fuori copione.
In caso di dubbio è consigliabile interrompere la chiamata e richiamare autonomamente il numero ufficiale dell’azienda o della persona che avrebbe effettuato il contatto.
Come difendersi
La prima regola è non fornire mai informazioni personali a interlocutori non verificati.
Quando si riceve una chiamata sospetta è preferibile evitare di confermare dati anagrafici, indirizzi, coordinate bancarie o codici di autenticazione.
Nel caso di telefonate provenienti da presunti familiari o amici che chiedono denaro con urgenza, è fondamentale effettuare una verifica attraverso un secondo canale di comunicazione: una chiamata diretta, un messaggio o il contatto con altri parenti.
Gli esperti consigliano inoltre di limitare la pubblicazione online di registrazioni vocali e contenuti che potrebbero essere utilizzati per addestrare sistemi di clonazione della voce.