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Twitter compie 20 anni: dai 140 caratteri al far west dell’intelligenza artificiale

Nato come servizio di messaggistica breve dentro il progetto Odeo, il social è passato di mano fino a Elon Musk, che lo ha rinominato X e vi ha integrato il chatbot Grok: oggi sotto indagine formale della Commissione Ue, dell'Information Commissioner's Office britannico e della procura penale di Parigi per la diffusione di deepfake sessuali non consensuali, anche di minori

Sono passati vent’anni dal debutto pubblico di Twitter, era il 15 luglio 2006. In due decenni la piattaforma ha cambiato pelle più volte: dal formato sms da 140 caratteri fino all’attuale scommessa sull’intelligenza artificiale generativa. L’idea originaria porta la firma di Jack Dorsey, ma il progetto nacque all’interno di Odeo come sistema per condividere brevi messaggi audio e video via web. Nel giro di pochi anni il servizio cambiò nome, prima in Twitter e poi, dal 2023, in X. Da quattro anni la proprietà è nelle mani di Elon Musk, che ha fatto della piattaforma anche il terreno di sviluppo del suo assistente basato su intelligenza artificiale, Grok.

Il nome scelto per il servizio doveva richiamare la rapidità e l’immediatezza tipiche degli sms, quella sensazione di una notifica che arriva ovunque nel mondo. Il progetto nacque sulla scia di Odeo, ideato da Noah Glass, che lasciò l’azienda ma non prima di aver coinvolto Evan Williams, ex Google, il designer Jack Dorsey e l’ingegnere Blaine Cook. Fu il blog tecnologico TechCrunch a portare il servizio all’attenzione del grande pubblico, dopo che un utente di San Francisco lo utilizzò per segnalare in tempo reale un terremoto. Da quel momento la crescita non si è più fermata.

Nel giro di un anno il volume dei messaggi passò da circa 20mila a oltre 60mila al giorno. Il limite di 140 caratteri, simbolo della piattaforma, sarebbe stato raddoppiato solo dieci anni più tardi, nel 2016. Ma il contributo più duraturo di Twitter ai social network resta l’hashtag, introdotto ufficialmente il 23 agosto 2007 e entrato nel dizionario Oxford nel 2014. Il simbolo ha accompagnato alcuni dei momenti più rilevanti della cronaca internazionale degli ultimi vent’anni, dalla mobilitazione dopo l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo alle proteste in Iran del 2009, dalla Primavera araba al terremoto di Haiti, fino al movimento MeToo. Anche le vicende politiche più controverse sono passate dalla piattaforma, incluso il caso di Donald Trump, sospeso dopo l’assalto a Capitol Hill e successivamente riammesso in coincidenza con l’ingresso di Musk nell’amministrazione statunitense, prima di lanciare il proprio servizio, Truth Social.

La svolta più radicale arriva nel 2022, quando Musk acquista la piattaforma per 44 miliardi di dollari, portandola fuori dalla Borsa e sottraendola così all’obbligo di pubblicare report trimestrali su utili e altri dati sensibili. Nel 2023 il rebranding in X segna anche il cambio di strategia: l’obiettivo dichiarato è costruire una super-app sul modello della cinese WeChat, capace di integrare messaggistica, chiamate, videochiamate, pagamenti e acquisti in un’unica piattaforma. Al centro di questo progetto c’è però soprattutto l’intelligenza artificiale: già nel 2023 Musk introduce in X il chatbot Grok, presentato come alternativa più “libera” e meno filtrata rispetto ai concorrenti.

Lo strappo definitivo arriva tra fine dicembre 2025 e i primi giorni di gennaio 2026, quando la funzione di editing immagini di Grok inizia a essere usata in massa per “svestire” digitalmente donne, uomini e, in alcuni casi documentati, anche minori, semplicemente caricando una foto e chiedendo al chatbot di modificarla. Secondo un’analisi del Center for Countering Digital Hate, tra il 29 dicembre 2025 e il 9 gennaio 2026 sarebbero state generate o modificate circa 3 milioni di immagini sessualmente esplicite non consensuali, di cui circa 23mila raffiguranti presunti minori. Di fronte alla ondata di segnalazioni, xAI corre ai ripari: il 9 gennaio limita la funzione di editing ai soli abbonati, per poi estendere la restrizione a tutti gli utenti il 14 gennaio, dopo le proteste di governi e associazioni in tutto il mondo.

Indonesia e Malesia sono i primi Paesi a bloccare temporaneamente l’accesso a Grok per tutelare donne e minori, salvo poi revocare la misura dopo l’introduzione di ulteriori filtri di sicurezza. Il 26 gennaio 2026 la Commissione europea apre un’indagine formale su X ai sensi del Digital Services Act, per verificare se la piattaforma abbia valutato e mitigato adeguatamente i rischi legati a Grok, incluso il rischio che alcuni contenuti configurino materiale di abuso sessuale su minori. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen definisce i deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini una forma di degradazione violenta e inaccettabile, aggiungendo che l’indagine dovrà stabilire se X abbia trattato i diritti dei cittadini europei come un danno collaterale del proprio servizio. In caso di violazione accertata del regolamento, X rischia sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo, oltre a possibili misure correttive come filtri più stringenti o audit indipendenti. Bruxelles amplia contestualmente anche un procedimento aperto nel dicembre 2023 sui sistemi di raccomandazione della piattaforma, ora influenzati dal passaggio a un motore basato proprio su Grok.

Il fronte investigativo si allarga rapidamente ad altre giurisdizioni. Nel Regno Unito l’Information Commissioner’s Office avvia una propria istruttoria sul trattamento dei dati personali usati per generare le immagini, con sanzioni potenziali fino a 20,83 milioni di sterline o al 4% del fatturato globale; l’Ofcom valuta invece i profili di conformità all’Online Safety Act. In Irlanda la Data Protection Commission, autorità capofila per X in Europa, apre un’inchiesta parallela sulla protezione dei dati. In Spagna il governo dispone l’apertura di un’indagine della procura su X, Meta e TikTok per la creazione e diffusione di materiale di abuso sessuale su minori generato con l’IA. In Italia il Garante privacy avverte che chi utilizza Grok per generare immagini di nudo non consensuali rischia denunce penali, mentre da settembre 2025 il codice penale prevede pene fino a cinque anni di reclusione per la diffusione di deepfake illeciti.

A Parigi la vicenda assume una piega ancora più pesante: la procura, che indagava già dal 2025 su presunte interferenze e manipolazioni algoritmiche di X, allarga il fascicolo a gennaio 2026 dopo un esposto di due parlamentari francesi sui deepfake di Grok. Il 3 febbraio gli uffici parigini della piattaforma vengono perquisiti con il supporto di Europol, e i vertici Elon Musk e l’ex amministratrice delegata Linda Yaccarino vengono convocati per un’audizione volontaria il 20 aprile. Entrambi non si presentano, e la procura ne prende atto; a inizio maggio Parigi trasforma l’istruttoria in una vera e propria indagine penale a carico di Musk, Yaccarino e delle società X Corp, X.AI Holdings e xAI, con ipotesi che vanno dalla complicità nella diffusione di materiale pedopornografico alla negazione dell’Olocausto, fino ai rischi sistemici legati alla disinformazione. Musk ha definito l’inchiesta un attacco politico, mentre secondo alcune fonti anche il Dipartimento di Giustizia statunitense avrebbe contestato alla Francia un’interferenza impropria nei confronti di un’azienda americana.

Nonostante gli impegni pubblici di xAI, un’inchiesta di NBC News pubblicata in aprile ha documentato che Grok continuava a produrre immagini sessualizzate non consensuali di persone reali, comprese figure pubbliche, seppure con volumi ridotti rispetto al picco di gennaio. Il caso Grok, insomma, arriva a segnare il ventesimo compleanno di Twitter come un banco di prova cruciale per il rapporto tra piattaforme social, intelligenza artificiale generativa e regolatori di tutto il mondo: una vicenda tutt’altro che chiusa, che potrebbe fare da precedente per la futura regolamentazione dell’IA a livello internazionale.

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