
Gli attacchi informatici continuano a crescere a livello globale e l’Italia non fa eccezione. Secondo la tredicesima edizione del Rapporto Clusit – l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica – nel primo semestre del 2025 si è registrato un aumento del 13% degli incidenti informatici rispetto al semestre precedente. Ben il 10% degli attacchi mondiali ha colpito il nostro Paese, che risulta così uno dei più esposti in Europa. Solo nel periodo analizzato, si sono contati 280 episodi gravi, pari al 75% degli eventi dell’intero 2024.
Clusit distingue tra attacco informatico e incidente informatico: il primo è il tentativo di compromettere un sistema o rubare dati; il secondo è l’effettivo verificarsi del danno o dell’interruzione di un servizio. In Italia, la maggior parte degli incidenti ha una gravità “media” (60%, contro il 18% globale), mentre quelli “critici” o “elevati” rappresentano solo il 7%, a fronte del 29-33% mondiale. Un dato che attenua l’impatto ma non la preoccupazione: gli attacchi sono più frequenti, anche se spesso meno distruttivi.
Il nostro Paese rimane strutturalmente fragile sul piano della cybersicurezza. Nel 2025 la forma di attacco più diffusa è stata quella DDoS (Distributed Denial of Service), che ha rappresentato il 54% del totale: una tecnica che sovraccarica i server di richieste simultanee fino a bloccare i servizi online.
Molti di questi attacchi, secondo Clusit, sono riconducibili a gruppi di “hacktivisti” legati ad ambienti russi, impegnati in azioni di sabotaggio o propaganda politica. Le loro operazioni, spesso dimostrative, mirano a colpire istituzioni pubbliche, enti governativi e settori militari, con l’obiettivo di attirare attenzione e diffondere messaggi geopolitici.
Nel primo semestre del 2025, il numero di incidenti che ha interessato strutture militari, governative e delle forze dell’ordine italiane è cresciuto di oltre il 600% rispetto all’anno precedente. «In proporzione alla popolazione e al Pil, la quantità di attacchi diretti all’Italia è anomala e rappresenta uno svantaggio competitivo per il Paese», ha dichiarato Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit.
Il 46% degli incidenti è attribuibile al cybercrime – attività a scopo economico – con un netto aumento rispetto agli anni passati, mentre risultano in calo gli attacchi ai sistemi sanitari.
Tra le modalità d’attacco più utilizzate nel 2025 spiccano i malware e in particolare i ransomware, che restano i più redditizi per i criminali informatici. Seguono i DDoS e i Web Attack, mentre il phishing mantiene una quota stabile dell’8%. Gli attacchi basati su vulnerabilità dei sistemi e ingegneria sociale rappresentano rispettivamente il 5% e il 4%.
«I dati mostrano un crescente squilibrio tra la capacità offensiva degli attaccanti e l’efficacia delle difese, con un vantaggio sempre più marcato per i primi», ha commentato Anna Vaccarelli, presidente di Clusit. «Se questa tendenza continuerà, i rischi aumenteranno in modo significativo, con conseguenze sull’intero sistema economico, industriale e sociale del Paese».