TECNOLOGIE & SALUTE

Fascicolo Sanitario Elettronico: opportunità e qualche rischio

Ancora pochi giorni per opporsi al pregresso. Intanto interviene anche il Garante della Privacy

Con Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) si intende il sistema che archivia i dati sanitari di ciascuno e – previo consenso del paziente – li mette a disposizione di ospedali, medici e ambulatori. 

Le finalità dell’FSE sono quelle di: 

  1. prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione;
  2. studio e ricerca scientifica in campo medico, biomedico ed epidemiologico;
  3. programmazione sanitaria, verifica delle qualità delle cure e valutazione dell’assistenza sanitaria.

Quindi ogni fascicolo contiene tutti i dati relativi alla storia sanitaria di una persona: operazione e referti medici, visite effettuate, ricette prescritte, quante e quali vaccinazioni ha fatto.

I dati immessi vanno dal 19 maggio 2020 in poi. Dallo scorso 22 aprile, i cittadini hanno tempo sino al 30 giugno per  opporsi all’inserimento nel fascicolo dei dati precedenti al 19 maggio 2020, negando di conseguenza la possibilità di condividerli con gli enti della pubblica amministrazione. 

È bene ricordare che il FSE esiste dal 2012: in Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Lombardia il fascicolo sanitario elettronico è in uso già da tempo, mentre in altre regioni – come Abruzzo, Basilicata, Calabria, ma anche Lazio, Liguria, Sicilia e Campania – si è ancora molto indietro.

Grazie al  Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) il FSE si è evoluto in Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, ed entro il 2026 il fascicolo dovrà obbligatoriamente essere attivo in tutte le regioni italiane. 

Opporsi al pregresso

Come detto ci si può opporre entro il 30 giugno 2024, e il diritto all’opposizione del pregresso vale ed è necessario per i dati raccolti prima del 2020, che  soggiacevano a una normativa differente. In ogni caso l’opposizione si riferisce al fatto che questi dati possono essere usati per finalità non sanitarie, cosa che invece avviene per legge con quelli i dati post 2020, che entrano nella disponibilità del ministero delle Finanze. 

Qui la procedura per opporsi al pregresso. 

Vantaggi dell’FSE

Negli ultimi mesi i Ministeri della Salute e delle Finanze hanno lavorato per integrare il sistema gestito dalle regioni ed estendere l’accesso al fascicolo sanitario a tutto il servizio sanitario nazionale.

In questo modo:

  • il paziente potrà consentire l’accesso ai suoi dati sanitari anche fuori la propria regione, avendo la propria storia clinica disponibile in formato digitale in ogni momento e in qualunque luogo;
  • si permetterà ai medici di avere determinate informazioni in meno tempo, così da formulare una diagnosi o di intervenire in modo più tempestivo;
  • evitare il ripetersi di analisi o altre prestazioni sanitarie già presenti e consultabili da più professionisti sanitari;
  • i Ministeri avranno a disposizione più informazioni per avere un quadro della situazione della popolazione italiana;
  • saranno possibili delle ricerche più approfondite in campo medico ed epidemiologico.

Privacy e sicurezza informatica

Il FSE ha ovviamente delle implicazioni in termini di privacy e sicurezza informatica, non sono rari gli attacchi informatici organizzati contro ospedali e aziende ospedaliere.

Sono state prese delle misure di sicurezza e limitazioni per evitare violazioni della privacy: al fascicolo sanitario elettronico, infatti, non possono accedere compagnie di assicurazione, associazioni scientifiche, datori di lavoro o altri enti amministrativi.

In questi giorni invece il Garante per la privacy ha notificato a 18 Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano l’avvio di altrettanti procedimenti correttivi e sanzionatori per le numerose violazioni riscontrate nell’applicazione della nuova disciplina del Fascicolo sanitario elettronico 2.0. A fine gennaio 2024 il Garante ha infatti intrapreso un’istruttoria che ha rilevato che 18 Regioni e le due Province autonome del Trentino Alto Adige hanno modificato, anche significativamente, il modello di informativa predisposto dal Ministero, previo parere del Garante, che avrebbe dovuto essere adottato su tutto il territorio nazionale. 

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