CAMPANELLO DI ALLARME

Il primo sciopero di Samsung può mettere in crisi il rifornimento globale dei microchip

Il sindacato contro lo stallo sull’aumento dei salari

Il sindacato nazionale dei lavoratori di Samsung Electronics, che rappresenta più di un quinto di tutti i dipendenti della grossa società di tecnologia sudcoreana Samsung Group, il più grande produttore mondiale di chip di memoria, smartphone e televisori, ha proclamato un giorno di sciopero il prossimo 7 giugno chiedendo a tutti i propri membri di chiedere il proprio giorno di ferie retribuite per quella giornata. È la prima volta nella storia dell’azienda- fondata nel 1969- che una parte dei lavoratori protesta in modo così coordinato e la decisione si deve alle tensioni che perdurano da mesi tra la direzione del colosso sudcoreano della tecnologia, Samsung, e le organizzazioni sindacali dopo le richieste di adeguamento degli stipendi andate a vuoto. 

 “Dichiariamo uno sciopero a causa dell’atteggiamento della direzione che non tiene conto dei lavoratori”, hanno riferito i sindacati dell’azienda che in Corea del Sud dà lavoro a 124.800 persone. Fino al 2019 Samsung vietava l’organizzazione sindacale tra i dipendenti.

Oggi il sindacato, Naionwide Samsung Electronics Union (NSEU) in Corea del Sud, conta 20mila iscritti ovvero il 16% dei dipendenti. 

Sulla discussione in atto sui salari, la Commissione nazionale per le relazioni lavorative, agenzia legata al Ministero del Lavoro, ha fatto da arbitro tra le parti, ma non ha prodotto risultati: il gruppo avverrebbe proposto un aumento del 5,74%. Il sindacato avrebbe replicato con l’8%. L’azienda avrebbe risposto con un aumento dello stipendio base del 2,5%. Daqui lo stallo e se i negoziati dovessero rimanere fermi, il sindacato ha minacciato anche di indire uno sciopero più ampio a breve.

Lo sciopero potrebbe avere pensanti conseguenze non solo per la Samsung ma anche per l’economia sud coreana e per la catena di rifornimento globale dei microchip.

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