RISERVATEZZA DEI DATI

Shopping online : dal 2015 una rete di finti negozi ha truffato centinaia di migliaia di persone

Un'inchiesta giornalistica internazionale ha rivelato la più estesa rete di falsi siti di shopping on line, in parte ancora attiva

Un’inchiesta congiunta di Die Zeit, Guardian e Le Monde ha dimostrato che esiste una vasta rete di falsi siti di shopping online che  agisce  dal 2015 e avrebbe truffato centinaia di migliaia di persone in Europa e negli Stati Uniti.

Secondo il Chartered Trading Standards Institute, associazione britannica che si occupa di commercio, si tratta di una delle più estese truffe di falsi negozi online finora conosciuta.

Sono oltre 76mila e-commerce finti, di cui 22.500 ancora attivi, creati da sviluppatori che operano in Cina in diverse lingue, tra cui inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo e svedese, fingendo di vendere prodotti di marchi di lusso come Dior, Nike, Lacoste, Hugo Boss, Versace e Prada, ma anche articoli di altro tipo (ad es. giocattoli) a prezzo molto scontato, con l’obiettivo, sono solo di  guadagnare soldi, ma soprattutto raccogliere grandi quantità di dati personali e bancari.

L’inchiesta ha intervistato 49 vittime che, nella maggior parte dei casi non ha mai ricevuto gli articoli acquistati,  in altri casi li ha ricevuti molto diversi da quelli offerti sul sito.

Per fare gli ordini, la piattaforma ha richiesto agli utenti oltre ai dati di pagamento anche  i dati personali  e dall’inchiesta risulta che il principale obiettivo dei siti siano proprio i dati, tanto che in molti casi infatti i pagamenti non sono andati a buon fine perché bloccati dalle banche o perché rifiutati dagli stessi siti. Sarebbero state truffate  circa 800mila persone, 476mila delle quali avevano inserito anche i propri dati bancari e codici di sicurezza.

Al momento, non è chiaro per conto di chi operi la rete di sviluppatori che ha creato i siti un’ipotesi è che la raccolta dati serva per operazioni di phishing, ma c’è chi ipotizza che la rete di sviluppatori possa avere legami col governo cinese: gli archivi di dati personali sono infatti estremamente preziosi per le agenzie di intelligence straniere. L’inchiesta è partita dalla società tedesca di consulenza per la sicurezza informatica Security Research Labs, che ha condiviso alcune informazioni col giornale tedesco Die Zeit, che li ha poi condivisi con il britannico Guardian e il francese Le Monde, allargando l’inchiesta agli altri Paesi.

I tre giornali ipotizzano che la rete dei falsi siti di shopping sia stata creata nel 2015 e che gli sviluppatori –che operano in Cina- abbiano a disposizione un database di domini senza proprietario di oltre 2 milioni e mezzo di siti che si diffondo in modo automatico grazie ad un meccanismo appositamente creato.

Secondo l’inchiesta,  solo negli ultimi tre anni, sono stati fatti oltre un milione di ordini, con tentativi di sottrarre agli utenti una cifra complessiva da oltre 50 milioni di euro. I siti si servivano di una serie di sistemi di pagamento utilizzati da moltissime persone, come PayPal.

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