ECONOMIA

Bitcoin: la prima criptovaluta al mondo ha  15 anni

Era il 3 gennaio 2009 quando Satoshi Nakamoto estraeva il "Blocco Genesi”

Il Bitcoin ha compiuto 15 anni: esiste infatti dal 3 gennaio 2009, data in cui il suo misterioso creatore Nakamoto estraeva il “Blocco Genesi” avviando critpovaluta più famosa al mondo, divenuta nel tempo uno dei dieci asset con più valore a livello globale.

Bitcon è partito da pochi centesimi mentre oggi vale all’incirca 45mila dollari (nel novembre2021 ha raggiunto i 69mila dollari). Ma il successo maggiore è quello  del network: Bitcoin è una rete decentralizzata che consente a chiunque di scambiarsi l’unità di conto nativa, il satoshi (un Bitcoin corrisponde a 100 milioni di satoshi),  cioè  le transazioni non richiedono l’autorizzazione di una autorità centrale (a differenza ad esempio di un bonifico bancario). E non è di nessuno. Il protocollo è open-source ed è a disposizione di tutti per la proposta di eventuali modifiche. Bitcoin utilizza due tecnologie di fondo: la crittografia (per rendere sicure le transazioni) e la blockchain, un registro pubblico digitale da tutti consultabile che rende le transazioni anonime, perché al posto dei nomi dei soggetti ci sono strighe di indirizzi, visibili a tutti.

Questi primi 15 anni sono stati spericolati fra record e tracolli improvvisi, critiche e vittorie, ma ora il futuro appare promettente: entro gennaio la SEC – l’autorità statunitense di sorveglianza dei mercati finanziari – dovrebbe infatti pronunciarsi sul primo ETF (acronimo di Exchange Traded Funds) in Bitcoin.

Se approvato, questo rappresenterà il primo passo verso una maggiore diffusione della valuta digitale fra il grande pubblico con un accesso più facile e con meno rischi al mondo cripto da parte dei consumatori, finora in gran parte tagliati fuori dal settore.

In un recente report tuttavia, Matrixport- società di servizi finanziari per le cripto valute- ha sollevato dubbi sull’approvazione già in gennaio di un ETF nella critpovaluta da parte della SEC che vede più probabile nel secondo trimestre

Le autorità di regolamentazione vedono ancora il Bitcoin come uno strumento possibile per il finanziamento al terrorismo e il riciclaggio di denaro per la sua mancanza di regole.

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