IL CALAMAIO ALLA GRIGLIA

IL DISASTRO GLOBALE E GLI AMICI CHE SE NE VANNO

Travolti da mille cose – non di rado di secondaria importanza – ci perdiamo quel che davvero conta. Ce ne accorgiamo sempre tardi, soltanto quando non c’è più nulla da fare, solo nel momento in cui si scopre che non esiste un tasto “rewind” che riavvolga il nastro della nostra vita e di chi abbiamo vicino.

A tarda sera di venerdì scorso, al termine di un Calvario medicosanitario dai connotati kafkiani è mancato il nostro Claudio Manduchi. Non ci interessa ricordarlo come qualificatissimo esperto di logistica dei trasporti o come “interfaccia” di Japan Air Lines (JAL) o Kenia Airlines allo scalo di Fiumicino dove tutti rammentano il suo equilibrato cocktail di professionalità e cordialità. Il nostro pensiero va semplicemente a Claudio, l’amico, la persona perbene, quello con cui faceva piacere confrontarsi qualunque fosse il tema da trattare.

Un mese fa ci aveva lasciato Raffaello Masci, giornalista e scrittore, per tanti anni “penna” di pregio del quotidiano La Stampa, soprattutto uomo di straordinaria sensibilità, che ebbe a scrivere anche per noi. Anche la sua pagina terrena si è chiusa bruscamente dopo un ricovero ospedaliero senza ritorno, il cui repentino peggiorare della situazione non ha offerto a chi gli voleva bene la possibilità di salutarlo e ricambiare il suo sorriso.

Le cruente narrazioni dell’invasione russa in Ucraina, la funerea atmosfera del biennio di pandemia, la crisi economica e l’incombente spettro della disoccupazione, le delusioni che le Istituzioni sembra non riescano a fare a meno di elargire quotidianamente, la decrescente fiducia in un futuro che non sia peggiore del faticoso presente, ci opprimono e affaticano il respiro senza dar spazio alle riflessioni che invece sarebbero naturali.

Claudio e Raffaello sono solo due esempi, splendidi, di quel che avremmo voluto eternamente attorno a noi. Rappresentavano le conquiste fatte con sacrificio, i traguardi meritati, la generosità di tutti i giorni e di tutta una vita…

Ci si guarda attorno e si è costretti a fare i conti con una realtà in cui i valori sono capovolti. La quotidiana incoronazione dell’incompetenza, l’eutrofia degli interessi personali o di lobby, l’allontanamento della gente (referendum docet) dalla partecipazione attiva alla “manutenzione” del Paese e la rassegnazione dinanzi al “nulla che funziona”: nella sempre più faticosa lotta per la sopravvivenza, assorbiti da mille problemi e ostacolati da mille difficoltà, non abbiamo avuto nemmeno il tempo di salutare chi stava per volare in cielo…

Ci si fermi un attimo, anche solo un attimo, per dire una preghiera qualunque essa sia.

Si riscopra lo sbiadito lato umano che ancora ci distingue dalla condizione belluina della guerra a due passi da noi e dallo sfacelo politico ed economico ormai evidente.

Se non è possibile far tornare indietro la “bobina” della nostra esistenza, ci si accorga quanto è importante premere almeno per un attimo il tasto “pausa”.

Potrebbe essere il primo passo per un domani migliore.

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