GUERRA RUSSIA-UCRAINA

L’Occidente egocentrico

Oggi i rifugiati ucraini sono accolti senza batter ciglio, ma nel recente passato non abbiamo riservato lo stesso trattamento ai profughi di altri conflitti

Il meeting di Davos è sempre un’occasione molto interessante di confronto tra diverse personalità che hanno rilevanza internazionale. Molti ricordano l’analisi che, in questa sede, l’ex Segretario di Stato americano, e ormai ultranovantenne, Henry Kissinger ha fatto sulla guerra in Ucraina. Analisi che, volendo sintetizzare brutalmente, suggerisce di trovare una soluzione di pace in tempi rapidi con la cessione di alcuni territori alla Russia, con particolare riferimento a quelli russofoni. 

Il Professore Alexander Stubb è una di quelle personalità che per la sua esperienza, curriculum e vasti legami internazionali garantisce un punto di vista informato, qualificato e sempre molto interessante. Finlandese, è stato Ministro delle Finanze e poi Primo Ministro del suo paese e poi parlamentare europeo, ruolo con il quale ha ricoperto importanti cariche.

Non c’è dubbio che la l’invasione Russa abbia scosso alle fondamenta l’Europa che dopo il 1989 si era assopita in una certezza di pace e prosperità, cullandosi sulla vittoria appena ottenuta sull’ USSR. Il fatto che questa guerra sia alle porte di casa è un ulteriore shock, che ha generato una forte reazione, che si estrinseca con pesanti sanzioni verso la Russia, forniture di armi all’Ucraina e una ricerca di consenso in tutto il resto del mondo per universalizzare il giudizio di condanna e l’isolamento dell’aggressore: la Russia.

Ma se è vero che questo conflitto non riguarda solo la Russia, l’Ucraina, l’UE, il Regno Unito e gli Usa, ma coinvolge in un modo o nell’altro tutto il pianeta, è altresì vero che il resto del mondo non condivide affatto le stesse posizioni che l’occidente ha assunto.

La mozione di condanna che fu votata all’ONU qualche giorno dopo l’invasione, registrò un risultato schiacciante: 141 Paesi a favore, 35 astenuti e 5 contrari. Senza voler considerare i 5 Stati contrari (Russia, Corea del Nord, Eritrea, Siria, Bielorussia), c’è da dire che gli astenuti rappresentano più della metà della popolazione del mondo. Ma non solo. Anche il voto dei 141 sarebbe velleitario volerlo considerare come un serio “commitment” verso le posizioni occidentali. 

Gli Stati Uniti e l’Europa si muovono su un principio fondamentale:

  • Non si può lasciare che uno Stato sovrano venga invaso da un altro Stato. Questa è la regola su cui si basa l’attuale ordine mondiale. È un principio sancito dai trattati ed è un principio valoriale fondamentale.

Quindi, fine della discussione, il resto del mondo si accodi e segua in buon ordine su questa linea.

In realtà la reazione che giorno dopo giorno si materializza sempre più forte è che gli altri Paesi non si identificano affatto in questa guerra. Ed in buona sostanza dicono: “questa è la vostra guerra, noi non ci entriamo. Datevi da fare per risolverla, e sappiate che noi stiamo già pagando un alto prezzo in termini di aumento del costo dell’energia, approvvigionamenti di materie prime, derrate alimentari, inflazione e in molti casi, carestia.”

Inoltre, questi Paesi si ricordano molto bene che le grandi destabilizzazioni del secolo scorso, in termini di guerre, sono venute proprio per responsabilità europea.

Anche l’aspetto più strettamente collegato alla difesa del principio di non aggressione e di inviolabilità territoriale trova molte Nazioni piuttosto fredde. 

Alcune perché portano ancora freschi i segni del colonialismo dello scorso secolo, perpetuato proprio da quell’occidente che adesso reclama un allineamento che sa molto di convenienza del momento. In larga parte dell’Africa, Asia e Sud America ci sono nazioni che hanno cicatrici profonde dell’imperialismo e del colonialismo occidentale.

Se vogliamo è lo stesso atteggiamento che si è generato per la guerra al cambiamento climatico. Essi dicono:” ma come, voi(occidente) siete stati i primi grandi inquinatori del pianeta e ci avete fatto subire le vostre scorie (radioattive e non) ed ora pretendete da noi un allineamento sui temi ecologici che ci costringerebbe a penalizzare ancora una volta i nostri popoli?”

E se non vogliamo scavare troppo nel passato, basta voltarsi indietro di un paio di anni e vedere quale sia stato l’atteggiamento di noi Occidentali nei confronti del resto del pianeta, quando la pandemia ha colpito: come sono stati distribuiti i vaccini? Si è rincorsa la vana speranza della liberalizzazione dei brevetti per far si che tutti potessero usufruirne ad un costo accessibile, ma invano. In nome del mercato abbiamo curato noi stessi e abbandonato al loro destino tanta parte del mondo che non si poteva permettere di pagare il costo del vaccino.

Ci dimentichiamo che adesso, poiché “europei”, i rifugiati ucraini vengono accolti da noi senza battere ciglio, mentre nel 2015 si sono stesi chilometri e chilometri di filo spinato ai confini, per evitare che l’esodo biblico di profughi che fuggivano da guerre atroci arrivasse alle nostre città. Oppure abbiamo pagato la Turchia, con svariati miliardi, per fare da muro all’ondata di famiglie intere che arrivavano come orde di disperati in cerca di carità. Non abbiamo offerto un bello spettacolo ed i nostri alti principi sono andati a farsi benedire.

Per non parlare delle invasioni di Iraq, Afghanistan, Siria, dove il principio di non aggressione è stato piegato ed aggiustato a seconda dei casi. A volte con una semplice fialetta di pseudo sostanza chimica.

Siamo poco credibili. Qualcuno in romanesco direbbe: ci hanno sgamato!

Che ci piaccia o no la Russia non è isolata. E non lo è perché il resto del mondo non ci segue. Non si schiera e non si vuole schierare. Teme l’arma nucleare del dollaro. Questo sì. Non vuole a sua volta trovarsi sanzionata. Ma, oltre a ciò, c’è poco altro.

Dovremmo cercare di capire le ragioni degli altri, senza commettere sempre lo stesso errore di volerci ergere a dispensatori di saggezza morale. Ci chiedono di far presto e di risolvere questa storia usando senso pratico e realismo come fu fatto a Yalta.

E, forse, conviene anche a noi.

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