IL CALAMAIO ALLA GRIGLIA

PRESIDENTE DRAGHI, NON SI BEVA LA STORIA DEGLI EROI ANTI-HACKER

Presidente, mi perdoni. Con tanti grattacapi che la affliggono, comprendo gli sforzi del suo staff di arginare il diluvio di informazioni sul campo di battaglia cibernetico che ha visto il nostro Paese sotto un impietoso bombardamento di petardi e tric trac virtuali che – nonostante l’infinitesimale pericolosità – hanno comunque impensierito gli addetti ai lavori.

Meglio, secondo alcuni, limitare gli approfondimenti e soprattutto evitare le voci critiche che potrebbero involontariamente destare da un involontario ovattato torpore…

Le circostanze hanno dimostrato come la vulnerabilità dei nostri sistemi (già celebrata con enfasi dal Ministro Colao e stimata con orgoglio istituzionale nel 95 per cento) sia stata sfruttata da una ciurma di ragazzini impertinenti per fare piccoli dispetti con attacchi “vecchi” di trent’anni.

Adesso che il battito cardiaco ha ripreso il normale ritmo di palpitazione, non riesco a fare a meno di implorarla di non credere alla narrazione epica del duello con quei birbaccioni in braghe corte aggregati sotto le insegne di KillNet.

Qualche giorno fa il quotidiano La Repubblica ha titolato “Assalto all’Agenzia per la cybersicurezza. Hacker respinti dopo 10 ore di battaglia”. L’aedo, che ha intrepidamente deciso di celebrare ipotetiche eroiche gesta, ha fatto immaginare il metallico stridore di daghe e spade incrociate ad un millimetro dal volto dei contendenti, arditi balzi fuori dalla trincea armati solo più con la baionetta, estremi sacrifici con il tricolore insanguinato….

Lo scenario è in realtà molto più sedentario e l’unica stampella che si vede volare non è quella di Enrico Toti, ma un ausilio ortopedico retaggio di una brutta slogatura sulla pista da sci la scorsa stagione.

Nessun corpo a corpo, quindi, ma la semplice attivazione di filtri che un software innesca automaticamente a fronte della definizione di specifici parametri (come la presunta provenienza geografica dell’attaccante o la reiterazione degli tentativi di connessione), così da evitare l’intasamento determinato da un sovraccarico o da una ostruzione di matrice dolosa.

Tutto qui. Un problema che si conosce e a cui si rimedia senza eccessiva difficoltà con soluzioni tecnologiche commerciali che sono facilmente reperibili sul mercato.

Lo sanno tutti. Lo sanno anche i discoli di KillNet, quelli di cui si erano apprezzati i complimenti senza capire che si trattava di uno “sfottò”.

Per agevolare la corretta interpretazione delle apparenti adulazioni, i piccoli banditi hanno ritenuto di dover spiegare – a chi mancava del necessario acume – quale fosse in proposito la reale opinione degli interessati.

Il messaggio è fin troppo chiaro, soprattutto se – ammettendo di non conoscere una sola parola di russo e pronunciando a fatica persino “Bolscioi” – si fa ricorso ad un traduttore online che, proprio di quel Paese, probabilmente è in grado di fornire la versione italiana del testo più vicina al pensiero degli autori.

KillNet scrive dunque “Il Dipartimento di sicurezza informatica di CSRIT ha ricevuto elogi da me ieri per cosa? Per il sistema Akamai sviluppato in Belgio?

A parte l’involontario e perdonabile “CSRIT” in luogo del corretto “CSIRT” (Computer Security Incident Response Team, espressione che ci lascerebbe pensare che nell’idioma di Dante non siamo in grado di trovare le parole per etichettare una articolazione operativa), si scopre l’elisir di lunga vita dei nostri moribondi siti web o, forse, il semplice ingrediente che i nostri cuochi della sicurezza hanno spacciato come ricetta segreta o impareggiabile abilità culinaria.

Gli irriverenti “boy-scout cattivi” al servizio del Cremlino aggiungono “Ah come i media italiani al mattino sono pieni di notizie «questi hacker hanno elogiato i nostri eroi», ragazzi, questo è sarcasmo, un’altra scusa per dirti che sei guidato e sei facile da manipolare”.

La Russia si è inaspettatamente scoperta “spiritosa” come ha dimostrato la sortita della diplomazia di Mosca in occasione del nostro 2 giugno.

Non è un bel segno.

Purtroppo (e per fortuna) quelle “cyber” sono solo scaramucce. Spaventa il momento di John Belushi in Animal House, quello in cui il gioco si fa duro. E quell’istante, ahinoi, non tarderà a giungere…

Se l’Italia è in affanno per un banale attacco DDOS che impedisce la consultazione di siti web istituzionali (il cui isolamento nella maggior parte dei casi non turba assolutamente il cittadino che, anzi, fino a poco prima ne disconosceva addirittura l’esistenza…), cosa succede se cominciano a ripetersi a raffica situazioni sul modello Regione Lazio dell’estate scorsa quando i venti di guerra non soffiavano affatto?

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