RISORSE UMANE

ITA…cose mai viste

Motivo del contendere: lo stipendio del presidente Alfredo Altavilla, giudicato dallo stesso troppo basso e offensivo della sua storia personale

Di solito quando scrivo ho, se non la presunzione di spiegare qualcosa, almeno quella di fornire una possibile chiave di lettura.

Non così stavolta, trovandomi nella imbarazzante condizione di non aver capito ciò di cui vorrei trattare e questo per due possibili motivazioni: la prima, un repentino degrado delle mie già modeste capacità cognitive; la seconda, una rappresentazione forse approssimativa della vicenda da parte della stampa.

Veniamo al fatto: il presidente esecutivo (!) di ITA inveisce pubblicamente contro il CDA ed il Comitato Retribuzioni per il suo stipendio ritenuto troppo basso, asserendo che una cosa del genere non si è mai vista ed è offensiva per la sua storia manageriale.

Concordo sul primo punto (in effetti è una cosa mai vista) mentre sul secondo non mi pronuncio.

Come sempre accade quando mi trovo davanti a qualcosa di apparentemente inspiegabile, provo a smontare e rimettere in fila tutti gli elementi.

Partiamo dal “who’s who”: si tratta di Alfredo Altavilla nominato a giugno 2021 presidente esecutivo della ITA, neonata compagnia aerea sorta dalle ceneri di Alitalia.

Questo manager ha maturato significative esperienze nel settore auto, il che evidentemente lo rende particolarmente idoneo ad assumere, per la prima volta nella sua carriera, la guida di una compagnia aerea che perde 2 mln di euro al giorno.

Si è giunti alla sua nomina dopo una serie di veti incrociati tra due schieramenti politici, alla fine risolti con il manuale Cencelli assegnando ad uno la scelta del presidente (Altavilla, appunto) ed all’altro la scelta dell’AD che, pur avendo un CV piuttosto variegato,  può comunque vantare almeno un’esperienza specifica nel settore avendo ricoperto il ruolo di direttore generale di Emirates; inoltre quest’ultimo, pur prendendo gli stessi soldi del presidente, sembra contento o, quantomeno, non se ne duole.

Visto che tutti volevano fare l’AD, la logica cerchiobottista ha portato alla singolare soluzione di creare un presidente esecutivo, che mi parrebbe una contraddizione in termini rispetto a quanto disposto dal codice civile in materia societaria.

La giurisprudenza è stata da sempre orientata alla separazione dei poteri, come riscontriamo nella cosa pubblica dove abbiamo la netta demarcazione (almeno formale) tra il potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

Nelle aziende non è molto diverso: c’è un CDA con compiti di indirizzo e controllo ed un capo azienda cui compete la gestione nell’ambito dei poteri che gli vengono delegati dal CDA.

Non so se per le compagnie aeree le regole siano diverse, ma posso assicurare che nel settore bancario allorquando un presidente assumeva un piglio un po’ troppo ‘operativo’ intromettendosi in questioni puramente gestionali, gli interventi della Vigilanza erano a gamba tesa, arrivando fino alla rimozione dall’incarico del presidente in questione in quanto ritenuto non più garante del richiesto livello di imparziale equilibrio. 

In fin dei conti si tratta di una prudente rivisitazione del principio “il re regna, ma non governa” alla base delle monarchie costituzionali parlamentari.

A supporto del mio punto di vista le notizie di stampa secondo le quali i due (presidente esecutivo ed amministratore delegato) si starebbero puntualmente pestando i piedi a vicenda, evidenziando un attrito che sta infastidendo non poco la proprietà che nel caso specifico è il Mef, attrito culminato nell’esplicito invito a togliersi di mezzo rivolto dal presidente all’AD.

Questa soluzione “politica” parrebbe pertanto partorita sotto i peggiori (e prevedibili) auspici.

Considerando che la mission è la cessione dell’azienda ci sarà da ridere quando all’atto della valutazione delle eventuali proposte uno tirerà da una parte forte del proprio mentore politico mentre l’altro avrà stessa direzione, ma verso opposto confidando nello schieramento che lo sostiene.

Peccato che non si tratterà della riunione di condominio per decidere che pianta mettere nell’atrio, bensì del futuro di una realtà che secondo uno studio Mediobanca ha bruciato 13 mld di risorse pubbliche in 43 anni.

Andiamo al motivo del contendere: lo stipendio del presidente giudicato dallo stesso troppo basso e offensivo della sua storia personale. 

Non entro nel merito del quantum (400 k l’anno + altri 400 k di bonus al raggiungimento degli obiettivi) perché con il mestiere che ho fatto so bene che stipendi ci siano in giro, ma siccome tutto è relativo facciamo qualche precisazione: la prima è che siamo nel pubblico e gli stipendi sono più contenuti che nel privato.

Sul mercato ci sono certamente stipendi molto più alti, ma parliamo di realtà profittevoli, che macinano utili e distribuiscono dividendi e non di un’azienda che senza l’ossigeno di Stato sarebbe saltata da un pezzo.

Per restare nel pubblico, ad esempio, il Presidente della Repubblica prende 239 mila euro annui che sono un po’ più della metà dei 400 che prende Altavilla e meno di un terzo di quello che prenderebbe Altavilla al raggiungimento di determinati obiettivi. 

Eppure il Presidente della Repubblica, anche lui con una solida storia alle spalle, non mi sembra si sia mai mostrato offeso per il trattamento ricevuto.

Però su questo non mi soffermo e mi limito a fornire asetticamente alcuni indicatori. 

Lo stipendio medio di un dipendente di ITA è di 25 mila euro annui. Quello di un pilota (che, specifico per chi provenendo da un altro settore forse non ce l’ha chiaro, è quella persona in grado di far volare l’aereo con i passeggeri dentro, attività tutt’altro che secondaria in una compagnia aerea) non arriva a 48 mila euro annui dopo le decurtazioni fino al 60% applicate a causa dei noti dissesti finanziari.

Siamo quindi ben oltre le raccomandazioni etiche (e onestamente superate) di Adriano Olivetti quando affermava che il compenso dell’Amministratore Delegato non doveva essere più di 10 volte quello del livello minimo di stipendio presente in azienda.

A questo proposito il Ministro Franco, su sollecitazione del Parlamento, ha rivolto un generico invito alla sobrietà nel momento in cui ad Altavilla è stato contestato l’utilizzo di un A 320 (aereomobile da 174 posti) operato come volo privato per raggiungere Tolosa insieme a 20 (venti) collaboratori o il soggiorno in pianta stabile al St. Regis di Roma che costerebbe 800 euro al giorno, cifra vicina allo stipendio di un mese di un dipendente base di ITA dopo i tagli delle retribuzioni.

Da parte mia, astenendomi da ogni commento, mi limito a far notare, tanto per restare in ambito “presidenziale”, come sia noto che Mattarella per i suoi spostamenti utilizzi di preferenza voli di linea, ma non mi spingerei oltre.

Quello che invece faccio fatica a comprendere è la lunga lista di “cose mai viste” per usare la stessa espressione del presidente Altavilla, che vanno oltre il fatto contingente della sua retribuzione e, se non le ho mai viste io che sono più vecchio di lui, vuol dire che sono davvero inusuali.

La prima è come mai Altavilla si sia accorto della inadeguatezza del suo stipendio solo ora, mentre mi risulterebbe insediato nel ruolo attuale da giugno 2021: forse finora non è stato pagato? Oppure è stato pagato, ma preso da altre faccende non aveva mai guardato il cedolino dello stipendio? Oppure gli è stato detto vai, intanto inizia a lavorare che poi per i soldi ci mettiamo d’accordo? 

Quest’ultima ipotesi che parrebbe sarcastica, in realtà potrebbe non essere del tutto peregrina in quanto una testata di settore riporta che il provvedimento economico avrebbe natura retroattiva a partire da giugno dello scorso anno e validità fino al 31 dicembre dell’anno corrente. 

La seconda cosa mai vista è il risentimento che Altavilla riserva al comitato retribuzioni, che è un organo prevalentemente tecnico con funzioni consultive e di istruttoria nella determinazione delle retribuzioni delle figure apicali nonché delle politiche di remunerazione e fidelizzazione del personale. 

Il comitato retribuzioni avvalendosi di advisor (che nella fattispecie sarebbero addirittura tre, tra cui Mercer che è uno dei più quotati del settore) determina i “quartili”, cioè i range retributivi di figure professionali analoghe a quella in esame, assicurando il rispetto delle policy aziendali e delle indicazioni del Regolatore.

In buona sostanza questo comitato non decide nulla, ma opera a supporto del CdA predisponendo l’istruttoria corredata di dati, esprimendo un parere o fornendo motivazioni di eventuali scostamenti dai quartili.

La terza cosa mai vista (e qui avrebbe ragione Altavilla) è che qualcuno abbia stabilito il suo livello retributivo senza chiedergli nulla.

Ho cambiato diverse banche in vita mia e sicuramente la retribuzione non è il primo argomento che si affronta in sede di colloquio, anche perché farlo non sarebbe considerato “polite”.

Si parla del progetto, del ruolo, delle deleghe, dei collaboratori…ma alla fine si arriva necessariamente a parlare di soldi e benefit.

Trovato un accordo, l’azienda che vuole ingaggiare la risorsa va in delibera, il CdA autorizza l’assunzione ed il trattamento economico e a quel punto viene predisposta la cosiddetta lettera di impegno che viene consegnata all’interessato.

Questi se la spunta per benino per essere certo che riporti tutto quanto concordato in sede di colloquio, dopodiché si dimette sicuro di non restare a piedi avendo già in mano un impegno formale ad essere assunto dall’altra parte.

È cosi dappertutto e per questo non capisco attraverso quale imperscrutabile via sia stato arruolato il manager per trovarsi nella condizione di sollevare in modo peraltro così rumoroso la questione del suo stipendio dopo quasi un anno che era in azienda.

A questo punto devo supporre esista qualche inesattezza su quanto riportato dalla stampa.

Proseguendo nella lista delle cose mai viste, troviamo gli strali lanciati da Altavilla contro un CDA di cui è presidente, il che se da un lato lascia intuire il mero ruolo di ratifica da parte del Consiglio di Amministrazione di ITA rispetto alle delibere assunte dalla proprietà, cioè dal Mef, dall’altro solleva qualche perplessità sul modo di agire il ruolo da parte di Altavilla che è il presidente di quel CDA (da lui contestato) in quanto espressione della proprietà (che è sempre il già citato Mef).

Altra cosa mai vista è il rapporto 1:1 tra retribuzione fissa e variabile: di solito gli advisor fanno molta attenzione a questo aspetto e, almeno nel mondo banche, analoga attenzione viene posta dalla Vigilanza.

Il razionale è quello di “non indurre in tentazione” i manager portandoli ad intraprendere condotte poco accorte e di brevissimo termine pur di conseguire l’apertura di quelli che in gergo sono definiti “i cancelli” ed avere così accesso al variabile.

Per tale ragione la quota del variabile non deve superare una certa percentuale della retribuzione fissa (max 60%) e può solo in parte essere liquidata cash (max 50% del 60%, quindi 30%) mentre il restante 50% va differito agli esercizi successivi anche sotto forma di stock option, al fine di favorire la fidelizzazione della risorsa tenendola vincolata, anche per gli aspetti gestionali, ad un’ottica di medio termine.

Ma qui un motivo  potrebbe sussistere ed è che essendo negli auspici governativi concludere la cessione della compagnia entro dicembre di quest’anno, forse non avrebbe avuto molto senso differire il pagamento della componente variabile agli anni successivi.

Questo però non lo vedrei come una iattura, bensì come un vantaggio nell’incassare tutto cash in un’unica soluzione.

Un aspetto che non è stato trattato da nessuno e al quale invece attribuisco particolare importanza, è invece quello delle motivazioni che hanno portato Altavilla in ITA.

Guardando il suo cv si nota il culmine nel 2018 quando figurava tra i papabili alla successione di Marchionne.

L’ultimo incarico operativo è appunto quello di COO in EMEA nel 2018, anno in cui si è dimesso probabilmente perché deluso dalla scelta aziendale di nominare CEO Mike Manley.

Successivamente figurano incarichi non operativi presso diversi CDA.

Nelle dichiarazioni (o per meglio dire nelle lamentazioni) riportate da Repubblica, Altavilla sottolinea di aver dovuto lasciare “analogo incarico apicale” per assumere la presidenza di Itaca.

Spulciando il cv si evince che l’unico incarico rientrante in questa tipologia potrebbe essere quello di Presidente di Recordati. 

Da un’analisi della Relazione sulla Politica in materia di remunerazione e sui compensi corrisposti da Recordati SPA si rileva che il Presidente percepisce 60 k ex art.2389 comma 1 cod. civ. e 180 k per compensi cariche speciali ex art. 2389 comma 3 cod. civ. per un totale di 240 k che a occhio sembrerebbero meno dei 400 + 400 previsti dalla scassatissima ITA ed in linea con lo stipendio del Presidente della Repubblica, visto che lo abbiamo già citato.

Queste mie considerazioni sono necessariamente parziali e potrebbero non tener conto di altri emolumenti venuti meno all’atto dell’assunzione della presidenza di ITA, ma come già detto tali valutazioni di solito si fanno prima, non dopo aver accettato l’ingaggio e certamente un manager di tale caratura che ha gestito business miliardari non è uno sprovveduto che abbia bisogno di questo suggerimento.

Comunque, extrema ratio,  una soluzione ci sarebbe: se questa retribuzione fosse davvero così insopportabilmente offensiva, si può sempre prendere carta e penna e scrivere una bella letterina in cui si bacia Bandiera, si saluta il Colonnello Comandante e Calotta…andando nel vasto mondo a cercare qualcosa di meno offensivo: qualcun altro meno sensibile che non si offende per un 400 + 400 si può sempre trovare. 

Non credo di dover aggiungere altro, quindi…ITA, missa est!

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