GUERRA RUSSIA-UCRAINA

La maionese impazzita

A chi giova la corsa al riarmo?

Zelensky, in una delle sue tante apparizioni “Urbi et Orbi” ha sentenziato che: “la Resistenza è l’ispirazione per il mondo”, significando con questo che tutto il mondo è, o si dovrebbe unire compatto, con la resistenza Ucraina contro l’invasore russo.

Si sono tenuti in questi giorni almeno due significative riunioni di nazioni che hanno dato un segnale esattamente opposto a quello che le parole del Presidente ucraino vogliono lasciare intendere. Ed una terza è in preparazione il 6 di giugno a Los Angeles.

Il Primo meeting si è tenuto a Washington il 12 e 13 di maggio tra il Presidente americano Biden e i Capi di stato dei paesi che compongono l’Asean Group, che raggruppa 10 nazioni del sud est asiatico, (Indonesia Malaysia Filippine Singapore Thailandia Brunei Vietnam Laos Birmania Cambogia). La speranza del Presidente americano era quella di ottenere una condanna da parte degli Stati membri verso la Russia; invece non solo questa richiesta è stata derubricata dall’agenda del meeting, ma i rappresentanti dei dieci paesi asiatici hanno detto chiaramente che il loro obiettivo è quello di avere buone relazioni con gli Stati Uniti ma anche con Cina e Russia e che non hanno nessuna intenzione di aderire allo schema polarizzato del mondo che la politica americana sta cercando di delineare sulla vecchia matrice della guerra fredda.

L’altra importante riunione a livello di Ministri degli esteri è quella che si è tenuta in video conferenza il 20 maggio 2022, tra i paesi che compongono il gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa). Questo termine fu coniato nel 2001 da Goldman Sachs per indicare il gruppo di paesi emergenti che avrebbero dominato l’economia mondiale nel 2050. Attualmente questi paesi, a cui a breve potrebbero aggiungersene altri, rappresentano il 40% della popolazione mondiale, il 30% della superfice della terra, ed il 25% del pil mondiale. Anche qui il messaggio che è venuto fuori molto chiaramente, e con determinata forza, è il rifiuto dello schema di guerra fredda che gli Americani stanno riproponendo e la necessità di rilanciare il multilateralismo. Inoltre, è stata sottolineata la proposta di allargare il gruppo ad altri paesi, e l’Argentina potrebbe essere la prima in ordine temporale. È noto che le condizioni economiche del paese sudamericano sono pessime ed è di fatto alla mercè del Fondo Monetario Internazionale che si muove sotto l’occhio vigile degli Stati Uniti. Ed è per questo che appare ancor più significativo il lavoro che sta svolgendo la Nuova Banca di Sviluppo costituita dai paesi BRICS nel luglio del 2015 a cui si sono aggiunti gli Emirati Arabi Uniti nel 2021. Mohamed Hadi Al Hussaini, Ministro di Stato per gli affari finanziari ha nell’occasione dichiarato che verranno incentivati gli sforzi della banca per aiutare uno sviluppo sostenibile e inclusivo. È decisamente più che un tentativo di creare un organismo competitivo con il Fondo Monetario Internazionale. Di guerra ovviamente non si è minimamente parlato né accennato. 

E veniamo al terzo evento che contribuisce a far apparire la dichiarazione di Zelensky molto distante dalla realtà nella quale la politica mondiale si sta muovendo: si tratta del summit delle Americhe che si terrà il 6 giugno a Los Angeles sotto il patrocinio degli Stati Uniti. Si potrebbe trattare dell’ennesimo imbarazzo per Biden perché di fronte all’esclusione al summit, voluta dall’amministrazione americana, di Cuba, Venezuela e Nicaragua, molti paesi si sono dichiarati contrari a questa impostazione della riunione ed hanno annunciato di non voler partecipare. In prima fila si è schierato il Presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, al quale si sono aggiunti altri paesi come la Bolivia per voce del suo Presidente Luis Arce e di quello dell’Honduras Xiomara Castro. A questi si stanno aggiungendo nelle ultime ore altri paesi caraibici. “Si è creato un senso di separazione tra Stati Uniti e molti dei paesi latino americani”, così si è espresso Earl Anthony Wayne, ex ambasciatore americano in Messico e Argentina. Ed in effetti sono sempre più quelli che si rivolgono verso la Cina. Su un totale di 35 nazioni che compongono la geografia delle due Americhe, 21 hanno sottoscritto gli accordi per la “Belt and Road” cinese che vale 3400 miliardi e che sottende un corposo programma di costruzioni di infrastrutture, commercio di materie prime e prodotti finiti. Insomma, anche su questo fronte non sembra che la guerra in Ucraina sia vista allo stesso modo dei nostri rappresentanti governativi europei, che di fatto sono ancora appiattiti sulle posizioni americane. Posizione che anziché cercare di favorire una de-escalation del conflitto, fa di tutto perché questo sia costantemente alimentato. Lo stanziamento di denaro da parte degli Usa verso l’Ucraina non ha precedenti, considerando che gli USA non sono direttamente coinvolti nella guerra.

Vi è inoltre un altro aspetto da considerare con attenzione: l’utilizzo che attraverso le sanzioni gli Stati Uniti stanno facendo del dollaro come arma di distruzione di massa. La moneta americana è usata in tutto il mondo come moneta di riferimento per gli scambi commerciali e come bene rifugio e questo grazie alla fiducia nella forza economica, politica e militare americana. È solo la fiducia che rende il dollaro potente e dominante sulle altre monete. Null’altro. Questo è un enorme vantaggio per gli Stati Uniti che in questi anni hanno potuto stampare dollari in grande quantità allagando il mondo con una smisurata liquidità. Questa possibilità comporta enormi vantaggi per il paese egemone che detiene la moneta di riferimento. In passato abbiamo avuto altre monete egemoni quali il Fiorino olandese o la sterlina britannica, ambedue tramontate quando gli imperi dei paesi a cui si riferivano cedettero lo scettro. È interessante il libro di Ray Dalio intitolato “The Changing World Order “nel quale viene descritto come nei secoli passati si sono verificate le ascese e le cadute degli imperi ed il loro rapporto con la moneta. Con il supporto di una enorme mole di dati, la tesi del libro è che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi nella parabola discendente della loro egemonia e così anche il dollaro. Ray Dalio, miliardario, è il fondatore di Bridgewater Associates, il più grande fondo speculativo del mondo. Molti Stati sono spaventati dall’uso che il governo americano sta facendo del dollaro con le sanzioni economiche; si chiedono se un domani non potrebbe toccare a loro e non necessariamente perché abbiano invaso un altro paese, ma magari perché gli standard di democrazia non siano corrispondenti al pensiero unico americano. Da qui la voglia di trovare altre forme che depotenzino il dollaro. Ha fatto scalpore la recente decisione dell’Arabia Saudita di vendere alla Cina petrolio in cambio di yuan e non dollari.

Intendiamoci. È la Russia che ha attaccato l’Ucraina. Quindi le responsabilità in tal senso sono chiare, senza possibilità di equivoco. Quello che non convince è l’elevazione di questa guerra a conflitto mondiale. Perché non può essere considerata una guerra regionale? Come lo è stata la guerra in Iraq, in Afghanistan, in Bosnia, in Libia. Perché gli USA stanno cercando ossessivamente un consenso nel mondo contro la Russia?  A chi giova una globale corsa al riarmo? Perché può essere conveniente far durare la guerra per molti anni? Non sembrano essere queste le intenzioni prevalenti degli Stati in varie aree del mondo. Gli ultimi sondaggi condotti sulla popolazione europea sembrano mostrare anche una consolidata tendenza in crescita, di disapprovazione verso gli atteggiamenti bellicistici di alcuni governanti. Non piace lo scontro tra bene e male.

Non piace lo scontro tra democrazia e autoritarismo. Non piacciono i toni di coloro che pur ricoprendo alte cariche governative anziché usare un linguaggio diplomatico si scagliano in invettive da talk show verso la controparte. Siamo in una fase delicata, perché tanti baluardi di pace che furono creati nel dopoguerra come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale, Bretton Wodds, sembrano essere al capolinea. Ci vogliono delle riorganizzazioni che richiedono cooperazione. L’ex Primo Ministro Australiano, Kevin Rudd, auspica l’insediamento di un gruppo permanente di contatto formato da alti rappresentanti di Stati Uniti e Cina per gestire l’evoluzione pacifica di questa fase. E invece le ultime dichiarazione di Biden su Taiwan non fanno che accrescere pericolosamente le tensioni.

Orwell nel suo sempre attuale “1984” ci racconta come “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù” e “l’ignoranza è forza”.

Forse è arrivato il momento di ribellarsi al Ministero della Verità.

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