CAMPANELLO DI ALLARME

3000 cyber-mercenari reclutati per attaccare l’Occidente

Scatta l’Operazione Panopticon e forse inizia davvero l’offensiva digitale

Nel giro di 72 ore l’arruolamento di volontari del crimine informatico e della guerra cibernetica ha superato le tre migliaia. La chiamata alle armi della gang di delinquenti “KillNet”, che spalleggia il governo russo sul fronte Internet, è la più consistente iniziativa di raccolta di risorse umane a fini bellici.

Il “recruiting” organizzato per la manovra virtuale “Panopticon” è destinato a rimanere impresso nell’immaginario collettivo, andando ad affiancare il celeberrimo manifesto di oltre un secolo fa in cui un imperioso Zio Sam con il dito puntato verso l’osservatore intimava “I want You for U.S. Army” lasciando lo spazio a fondo pagina per riportare il più vicino punto di coscrizione.

Mentre dalle nostre parti – non sapendo chi piazzare nei ranghi di un ipotetico battaglione virtuale di difesa – l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale cerca su Linkedin i possibili candidati (e magari su eBay le attrezzature…), altrove si procede come i protocolli di combattimento esigono. 

Forse nel mondo occidentale, magari soprattutto nell’universo tricolore, occorre rispettare formalità e soprattutto essere polically correct così da non escludere nessun partito dalla consueta collocazione di soggetti sponsorizzati e poi identificati come “in quota” a questo o quello schieramento. E’ la dinamica di selezione nelle grandi aziende pubbliche – dal CdA alla dirigenza – e di tante ossequiose imprese private. Probabilmente la lentezza nel trovare i nostri “soldati” risente anche di questo oltre che della superficiale “conoscenza del terreno”.

In Rete l’orologio corre più veloce e pure il calendario ha un incedere fulmineo: i mesi della nostra burocrazia equivalgono ad ere geologiche ma nessuno ritiene opportuno darne il giusto peso. Si arriva all’assurdità di redigere piani strategici quinquennali, dimenticando che solo tra una settimana ci saranno mille nuovi problemi.

Il percorso da seguire è dissestato, pieno di imprevisti e in salita. Chi parla di “roadmap” convinto di incantare gli interlocutori dovrebbe (invece di muoversi con autista, sirena e lampeggiante) provare il brivido di una pista da motocross, dal vero, magari cadendo e respirando la polvere e ammaccandosi un po’. 

La cyberwar non è roba per primi della classe, impomatati come il figlio del Perozzi nell’indimenticabile “Amici miei”, Occorre gente che non si è formata solo sui libri ma che ha le cicatrici dei troppi duelli, che ha il fisico da incursore e non da lanciatore di coriandoli (magari tocca passare 48 ore consecutive alla tastiera senza nemmeno poter andare in bagno), che ha la fantasia di un inventore genialoide e la curiosità di una suocera impicciona. Nessuno di questi requisiti è incluso nei “bandi” di assunzione.

Molto più facile per chi attacca trovare i miliziani occorrenti. Quelli di KillNet hanno scelto di caricare a bordo non “cresimandi” ma “bastardi senza gloria” che si reputano semplicemente in condizione di combattere.

Mi auguro che si propongano anche i nostri specialisti dell’Intelligence e delle Forze dell’Ordine. Dico sul serio. Non è affatto una battuta. 

E’ importante essere nei ranghi avversari quando – come annunciato via Telegram – verranno date le istruzioni, così da poter comunicare ai “nostri” quale sia la direzione intrapresa dai cyber-lanzichenecchi.

Un vantaggio infinitesimale, certo, ma sufficiente a garantire il tempo di staccare la spina ed evitare il peggio…

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