GUERRA RUSSIA-UCRAINA

Il flop della cyberguerra

Bombe termonucleari informatiche o petardi?

All’indomani dell’inizio dell’ “Operazione Militare Speciale per la Demilitarizzazione e Denazificazione dell’Ucraina” i media hanno spinto a più non posso l’idea che presto sarebbe iniziata in parallelo alla guerra tradizionale anche quella informatica.
Mai come oggi il termine “Guerra Asimmetrica” ha assunto il suo pieno significato: nemmeno il generale cinese Sun Tzu, colui che coniò il termine, avrebbe mai potuto immaginarsi l’evoluzione asimmetrica delle guerre future.

Pensiamoci, il conflitto tra Ucraina e Russia si svolge su diversi fronti e quello militare tradizionale, per la prima volta, non è quello più determinante e certamente nessuno nel recente passato avrebbe mai potuto immaginarsi la dimensione polimorfica che avrebbe assunto questo nuovo conflitto.
La guerra infatti si sta svolgendo su diversi piani:

  • il piano militare tradizionale, dove la Russia si è dimostrata essere una tigre di carta (ndr: la Cina è la prossima)
  • il piano diplomatico, anch’esso sino ad ora con scarsi risultati
  • il piano economico, dove le sanzioni comminate dal blocco occidentale ai danni della Russia hanno determinato forse il risultato più tangibile sino ad oggi ottenuto
  • il piano energetico, con continue minacce e contro-minacce di tagli delle forniture tra le parti in gioco. Minacce anch’esse di carta perché gli uni necessitano dei denari che gli altri versano per le indispensabili forniture energetiche, pena il collasso economico di entrambe le fazioni
  • il piano finanziario, con le manovre occidentali per indebolire la valuta russa e le contromanovre della Governatrice della Banca Centrale Russia Elvira Niabiullina per sostenerla
  • il piano mediatico, con fulgidi ancorché anacronistici esempi di propaganda e contro-propaganda. Anacronistici perché nell’epoca dell’iper-informazione, dei social, delle VPN e dei fornitori satellitari di connettività Internet solo un contadino ubicato nelle remote e isolate zone della Jacuzia potrebbe non avere a disposizione gli strumenti tecnologici per affrancarsi dall’informazione unica di Stato.

Conclude la lista la guerra cibernetica, che possiamo tranquillamente definire come la grande assente.
Ci si aspettavano tuoni e fulmini informatici, intere città paralizzate dai sistemi SCADA bloccati, banche collassate e invece sono solo scoppiati i soliti petardi dei cosiddetti “defacers” ovvero coloro che sostituiscono il contenuto di una pagina web con messaggi spesso a scopo politico. Ecco, diciamo che tra i defacers un piccolo salto evolutivo c’è stato, dalle home page dei siti web sono finiti per defacciare anche i menù telematici dei palinsesti televisivi russi.
Nemmeno le crypto-crew russe che avrebbero potuto bloccare le economie produttive paralizzandone i sistemi informatici criptando i contenuti dei server hanno avuto grande successo.
Avete presente il flop del Millennium Bug Y2K che la notte tra il 31 Dicembre 1999 e il 1 Gennaio 2000 avrebbe dovuto distruggere i sistemi informatici mondiali e che invece non produsse danni di sorta?
Ecco, possiamo tranquillamente dire che la cyberguerra attuale ne è l’attuale alter ego.
Petardi informatici quindi, non bombe termonucleari di bit.

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