GUERRA RUSSIA-UCRAINA

L’Italia è tra i paesi che invieranno forniture militari all’Ucraina

L'elenco delle armi che manderemo è stato secretato ma dalle informazioni trapelate sembrerebbe composto da pezzi d'epoca

Con questo articolo infrango due fermi propositi che mi ero severamente imposto: il primo di non scrivere più della guerra in Ucraina visto l’affollamento di super esperti o presunti tali che ormai ha raggiunto e superato il numero di quelli che imperversavano durante la pandemia.

Il secondo di essere meno ironico nelle mie esposizioni, visto che ironia e sarcasmo rappresentano due mie costanti tentazioni alle quali faccio molta fatica a resistere e che in più di una circostanza mi hanno attirato cordiali antipatie.

Invece non ce l’ho fatta…il micidiale combinato disposto della nostra politica e delle esilaranti rappresentazioni da parte di una certa stampa ha devastato le mie difese.

Ho resistito….giuro che ho resistito.

Nella testa mi rimbombava il tormentone dell’indimenticabile Gigi Proietti nello sketch Toto: ” Ma lassa perde…ma lassa sta’…ma chi te lo fa fa’…”

Purtroppo la situazione è grave, ma non è seria come diceva il grande Ennio Flaiano.

Ho subito un colpo basso che ha causato la mia definitiva capitolazione: a questo scopo sono stati slealmente ripescati dalla mia lontana gioventù due reperti sferraglianti che hanno evocato ricordi ancestrali di volti di ragazzi come me, di situazioni vissute insieme, di luoghi in cui non sono più tornato che rispondevano ai nomi di Pian di Spille, Monte Romano, Macchia di Blera….tutto un mondo che si può riassumere semplicemente in 95° Corso AUC – Aprile 1979.

Eh no! Qui non potevo più tacere perché non si trattava di discettare asetticamente ed in via puramente teorica su qualcosa di lontano.

Questi erano pezzi (di ferro) della mia vita vissuta, pezzi di ferro con cui avevo avuto intensamente e direttamente a che fare.

Questi pezzi di ferro emersi dalla nebbia del passato e capaci di evocarmi emozioni cosi profonde riportandomi indietro di 43 (diconsi quarantatre) anni vengono connotati da due semplici sigle : M 113 e M 109.

Bello, no? Di più: struggente!  Dovrei essere grato a chi, anche se in modo inconsapevole, ha fatto vibrare questo fremito nel mio vecchio cuore.

E lo sarei sicuramente, se non fosse che secondo quanto riportato da alcune testate giornalistiche, gli amatissimi ferrivecchi della mia gioventù appaiono nella lista degli aiuti militari destinati all’Ucraina.

Uso il condizionale perché l’elenco è stato secretato ed hanno fatto benissimo a secretarlo se davvero è composto da questi pregiati pezzi d’epoca.

Ma andiamo con ordine e partiamo da una premessa: appassionato cultore di Mc Luhan non commentero’ il fatto, ma la notizia del fatto.

Questo perché come già fatto presente, l’elenco è top secret e quindi lascio ad altri la responsabilità della veridicità di quanto riportato da alcune testate ed accessibile a chiunque su internet. 

La notizia del fatto è che l’Italia ha finalmente sciolto l’amletica distinzione tra armi letali e non letali decidendo di inviare forniture militari all’Ucraina.

Resto profondamente curioso di sapere quali sarebbero le armi non letali, perché io non ne conosco alcuna a meno che non si tratti di armi giocattolo.

La baionetta, ad esempio, rientra nella categoria delle armi letali o di quelle non letali? Se te la infilano in pancia o nel collo muori o no? Boh….e la Beretta calibro 9 è letale? Penserei di si, ma a questo punto sono un po’ confuso e quindi vado oltre.

Andiamo al nocciolo della questione: un’autorevole rivista di settore riporta che la lista degli aiuti contemplerebbe l’invio di “carri armati ruotati Centauro”.

Intanto il Centauro non è un carrarmato, bensì un blindo e la differenza non è soltanto nel fatto che uno abbia i cingoli e l’altro no, cosi come una nave non differisce da un camion per il semplice fatto di non avere le ruote e pesare di più.

Il blindo Centauro è noto ai più per aver sostenuto con esito vittorioso e senza subire danni un cruento scontro a fuoco, infliggendo numerose perdite a un pollaio in provincia di Pordenone circa un anno fa, con vittime stimate tra le 12 e 50 galline.

Senza addentrarmi in tecnicismi quanto mai inopportuni in questa sede e senza menzionare le radicalmente diverse modalità d’impiego tra un cacciacarri come appunto il Centauro ed un MBT (per usare un acronimo caro agli anglofili) basterà dire con una qualche approssimazione che il rapporto di peso è di circa 2 a 1 a favore del carro armato e che anche l’armamento di quest’ultimo è notevolmente più potente.

Pertanto la corazzatura del carro ha qualche possibilità di fermare proiettili di un certo calibro e peso, mentre la blindatura di un Centauro al massimo assicura protezione contro una mitragliatrice pesante.

Il che significa che in un ambiente operativo saturo di sistemi anticarro dove anche i vecchiotti, ma ben più tosti T 72 russi saltano come tappi di spumante, le possibilità di sopravvivenza del Centauro, progetto risalente agli anni 80 con assegnazione ai reparti nel 1992, siano di poco superiori a quelle di una Panda 4×4.

Il giornalista comunque conclude in modo rassicurante affermando che in ogni caso ci sarebbero difficoltà a reperire in Ucraina munizioni adatte al Centauro.

Quindi glielo diamo senza munizioni, sapendo che in loco non ce ne sono di utilizzabili per il cannone da 105 del Centauro? Nemmeno tentando su Amazon?

Ma sì, prosegue il giornalista…in ogni caso il periodo di addestramento sarebbe molto lungo.

Per manovrare il Centauro? Che in ogni caso verrebbe assegnato a personale già addestrato su mezzi diversi, ma comunque della stessa tipologia? Ma come, si parla della possibilità di invio di aerei di combattimento da parte di alcuni Paesi!

Li sì che valuterei con preoccupazione l’aspetto addestrativo…ma sul blindo!

Piuttosto mi porrei il problema di trovare qualche kamikaze disposto a salire su un mezzo con una corazzatura che è un decimo di quella di un carrarmato, andando a zonzo in un contesto saturo di sistemi anticarro, dove vola tutto quello che può fare male e distruggere, con il cannone scarico per la “difficoltà di reperire in loco le munizioni adatte”…

Un’altra testata riporta gioiosamente che delle forniture faranno parte gli M 109, specificando che si tratta di un piccolo carrarmato.

Eccolo il caro M 109! Quanto tempo è passato…

Intanto piccolo non è perché comunque la versione iniziale pesava 24 tonnellate arrivando a 28 tonnellate nelle successive modifiche, ma soprattutto non è un carrarmato bensì un pezzo di artiglieria semovente.

Ma il punto non è tanto questo quanto il fatto che parliamo di materiale risalente al 1962.

La gittata era di 14 km ed in via teorica arrivava a 18 km con una ottava carica.

In realtà gli istruttori non facevano mai andare oltre una carica prima per timore che la sollecitazione lo sfaldasse e quindi sostanzialmente con la prima carica ci sparavamo quasi sui piedi.

Quattordici km di gittata vorrebbe dire che se lo metti in batteria all’Eur fai fatica a colpire la rotonda di Ostia, il che evidenzierebbe qualche limite in uno scenario in cui un tizio seduto con un joystick in Arizona polverizza con un drone un altro tizio in Afghanistan mentre sta infilando la chiave neĺla toppa della porta di casa.

A spegnere ogni residuo entusiasmo ci pensa il giornalista osservando mestamente che trecento M 109 sarebbero sì disponibili, ma sono in deposito da 20 anni e necessiterebbero pertanto di un lungo lavoro di RIABILITAZIONE (!) che potrebbe durare mesi.

È scritto proprio cosi: riabilitazione, non manutenzione, ammodernamento, messa a punto o quello che preferite voi, no!

Riabilitazione, come quella a cui deve sottoporsi un vecchietto centenario che si è rotto il femore cadendo in bagno.

Ma proseguiamo nel fantomatico elenco che prevede veicoli trasporto truppe M113, ampiamente utilizzati in Vietnam (conflitto conclusosi nel 1975, vale a dire 47 anni fa).

Indimenticabile….non tanto il veicolo, quanto la strizza nell’andare a rotta di collo, con alla guida un “pilota” che nella vita civile non aveva nemmeno la patente B, ad effettuare la bonifica del terreno, vale a dire ricercare le granate che non erano esplose sperando di non finirci sopra.

Per inciso l’M 113 andava a benzina (tantissima perché consumava un botto) e tra gli israeliani girava la macabra battuta: cosa brucia più velocemente di un fiammifero? Uno Zelda (che era la loro versione dell’M 113) a dimostrare che la nostra strizza non era del tutto immotivata.

Andando avanti nell’elenco troviamo cannoni Sidam (!)

Si tratta di un sistema a 4 canne montato su di uno scafo M 113. 

La scheda tecnica declara che è adatto per il tiro con DISCRETA (!)  precisione (proprio così, non elevata, bensì DISCRETA precisione) contro velivoli subsonici a bassa quota (quindi escludendo gli aerei da turismo,  max elicotteri facendo però molta attenzione a quelli da combattimento perché sparano pure loro e magari con precisione più che discreta).

Segue una sfilza di limiti e problemi per cui sono stati tutti ritirati da anni ed ora sono in deposito.

Ma è tutto così l’arsenale che generosamente andremmo a donare? 

No, ci sono anche pezzi pregiati, anzi pregiatissimi e precisamente i Pzh 2000, eccellente semovente tedesco che però chi dovrebbe privarsene difende a spada tratta avendone solo 68 esemplari che non mollerà a costo di doverli usare contro chi insiste per averli.

Si arriva alla controproposta di inviare veicoli blindati Puma in quanto ne abbiamo più di 300 praticamente nuovi. 

E come mai non li usiamo? Solo perché in Afghanistan non hanno fornito una grande prova, essendo piuttosto vulnerabili alle mine e quindi li abbiamo ritirati dal servizio, ma per il resto non sono male.

Allora siamo a posto…basta fare un po’ più di attenzione a non incappare in un campo minato ed il problema è risolto: del resto a chi verrebbe mai in mente di posare mine durante una guerra!

Forse ai russi, che hanno già minato ampie zone intorno a Kharkiv utilizzando mine di ultima generazione POM 3 Medallion, ma trattandosi di mine intelligenti (loro si, per fortuna) non dobbiamo preoccuparci perché sicuramente snobberanno lo stupido che ci passerà sopra con il Puma.

E poi sono mine antiuomo, basta non scendere dal mezzo e sei al sicuro…forse.

Viceversa i Lince, che pure sembrerebbero inclusi nell’elenco, godono di un diffuso apprezzamento, anche se si fa fatica a considerarli armi a tutto tondo essendo un VTLM (veicolo tattico leggero multiruolo) quindi un mezzo adibito al trasporto di personale militare.

Non vado oltre parlando di altro materiale presente nell’elenco perché appesantirei l’articolo senza mutarne la sostanza.

Arriviamo alle conclusioni: se tutto quanto rappresentato corrispondesse anche in minima parte al vero, avremmo l’ennesima manifestazione del cerchiobottismo italico.

Se mandiamo le armi si incavolano i russi e visto che ancora non si sa come andrà a finire è meglio evitare…hai visto mai che dovessero vincere loro?  Meglio tenerseli buoni e aspettare scenari più consolidati per salire trionfalmente sul carro dei vincitori, specialità nella quale abbiamo una lunga e consolidata tradizione in tutti i campi.

Poi si incavolerebbero anche i nostri vertici militari, perché hanno sputato sangue per avere qualcosa di decente ed ora se lo vedono sfilare per mandarlo in Ucraina. 

Infine si incavolano il Papa e i pacifisti perché contrari sempre e comunque quando si tratta di armi.

Ah, beh…se le cose stanno cosi, allora non mandiamo niente e si arrangino con quello che hanno.

Eh, no…troppo facile…se non mandiamo nulla si incavolano i nostri alleati: in primis americani e inglesi che invece stanno fornendo robetta niente male e poi si incavolano gli ucraini che qualcosa si aspettano.

Ideona! Mandiamo qualche fondo di magazzino così abbiamo comunque fatto la nostra porca figura e non si incavola nessuno!

A questo punto mi viene in mente un aneddoto dell’inarrivabile Julio Velasco. 

Raccontava che in una fase calante della sua carriera si era ritrovato ad allenare una squadra piuttosto modesta.

Sconfortato dai risultati e sopratutto dal clima che si era creato, chiede consiglio al presidente della squadra, il quale ci pensa un po’ e gli dice: “Vedi Julio, loro prima andavano a 50, si divertivano ed erano contenti. Tu invece prima andavi a 100, ti divertivi ed eri contento anche tu. Ora state andando a 70, nessuno si diverte più e nessuno è contento”

Traslando sulla situazione attuale abbiamo che non sono contenti i russi, che comunque sono un popolo serio, con scarso senso dell’umorismo e non in grado quindi di apprezzare la sottile ironia che pervade l’elenco delle nostre forniture.

Vedono semplicemente che stiamo mandando armi che saranno usate contro di loro e se anche si tratta di catenacci che invece di uccidere mille russi ne uccideranno uno solo, magari investendolo con un Puma in fase di parcheggio, per loro è comunque un’azione ostile e come tale sarà valutata.

Non sono contenti gli alleati, che ci vedono come i soliti italiani che quando arriva il conto fanno sempre finta di essersi dimenticati il portafoglio a casa.

Infine non sono contenti gli Ucraini che come ho scritto in un mio precedente articolo non sono soggetti primitivi con la clava, avendo in fatto di armamenti gusti piuttosto raffinati.

Non va dimenticato infatti che da più di otto anni sono impegnati in una proxy war nella quale i blocchi che sostenevano i due antagonisti hanno fornito massicciamente armi ed addestramento e che per tale ragione sono perfettamente in grado di distinguere le differenze tra materiale obsoleto e di ultima generazione. Evidentemente non altrettanto la nostra classe politica…in fin dei conti che differenza c’è tra un fucile ad avancarica delle guerre risorgimentali ed un fucile d’assalto M4 dei giorni nostri? Sempre di fucili si tratta….per loro uno vale uno! Anche in questo campo.

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