CAMPANELLO DI ALLARME

Twitter più che liberato è stato rilanciato da Musk

I suoi algoritmi saranno veramente aperti?

Fino a che punto è credibile la storia del social network acquistato da Musk per garantire una maggiore libertà di parola? Twitter, e i suoi algoritmi, saranno veramente aperti per “aumentare la fiducia da parte degli utenti”? Ma soprattutto: come intende risolvere il dilemma dei tribunali privati digitali rappresentati dall’applicazione degli standard di comunità?

Se si ragiona sul fatto che l’alternativa statunitense a Twitter più promossa al momento è forse rappresentata da Truth, il social network promosso dall’entourage di Trump, e che l’operazione di Musk ha portato in primo piano una promessa di cambiamento solleticando i desiderata di un ambiente social “libero”, è comprensibile come tutto si inserisca in schemi e contesti decisamente stratificati. Ma restando sul piano – pur ampio, multiforme e complesso – del mondo digitale, la mente del giurista non può che formare una similitudine con i tempi dei diritti ottriati, ovverosia concessi dal sovrano o comunque dall’alto e con un atto unilaterale.

Certo, rendere noto il funzionamento degli algoritmi di Twitter favorisce la trasparenza, ma facilita le azioni di ingegneria sociale per la manipolazione dei consensi, la polarizzazione degli argomenti e una serie di altre tecniche divenute note già con il caso di Cambridge Analytica. Inoltre: ritenere che il problema (e dunque: la soluzione) che riguarda un impiego distorto dei social possa essere riconducibile ad un algoritmo, non è forse una semplificazione eccessivo o – ancor peggio – una distrazione rispetto all’evidenza dell’impatto dirompente che questi ambienti digitali comportano?

Volendo esser sinceri, ritenere che l’acquisto salvifico di una piattaforma tecnologica la renda “migliore” crea un precedente tutt’altro che di buon auspicio. Soprattutto perché così facendo si vorrebbe ritenere che un’auto-regolamentazione del gestore continuerà ad affermarsi e prevalere su ogni eventuale istanza di regolamentazione esterna. O anzi, lentamente si potrebbe anche avere l’illusione che ciò giovi e abbia un impatto sociale positivo, mentre altro non produce che un far web in cui la “legge” viene scritta, variata, applicata e vigilata dal soggetto che “concede” l’utilizzo di una agorà digitale.

Un ultimo appunto. Ben poco si va a porre in evidenza – neanche in linea teorica e di intenti – l’aspetto del diritto degli utenti di avere i propri dati personali tutelati, accessibili e gestiti in modo trasparente, corretto e lecito. Una cortina di silenzio decisamente significativa, che non si può pretendere di superare a poche settimane dall’acquisto ma che rappresenta un aspetto su cui porre attenzione per riscontrare un “cambio di rotta”.

La mossa di Elon Musk ha molto potenziale e apre a scenari di cambiamento? Certamente. Tutto può essere e sarà, ma in modo altrettanto certo non è una liberazione di Twitter. Piuttosto, si può parlare di un rilancio del social network. Stavolta, senza un impiego di razzi e guardando alla resa di un investimento più che al sogno delle stelle.

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