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Digitalizzazione. Ma siamo proprio un popolo da lotterie?

Eccomi ancora una volta a considerare le cose da sempliciotta, ma forse non troppo. Se invece di un ministero della semplificazione ne avessimo uno della complicazione, questo sarebbe il migliore del mondo, data l’abilità di chi ci amministra a complicare le cose semplici. Allora: torniamo alla digitalizzazione e alle tasse. Tasse sacrosante che, da buona ex statale e ora pensionata, ho automaticamente, sistematicamente e anticipatamente pagato, ritenendo che fosse doveroso. Vado dal medico aggratis? Posso godere di un buon numero di servizi pubblici? E allora è giusto che io paghi tasse in proporzione a quello che guadagno. Non tutti lo pensano e pochi lo fanno, soprattutto quelli che non si trovano ad avere prelievi automatici: non fatico a fare esempi, perché li conosciamo tutti, penso solo ai pre-conti dei ristoranti, che non valgono niente, ma che imitano talmente bene le ricevute vere da contenere addirittura, talvolta, il codice fiscale.

Anni fa un ministro, scoprendo un po’ l’acqua calda, inaugurò i controlli incrociati: fu un turbinio di telefonate di commercialisti: “Dotto’, facci ‘n po’ de fatture, me raccomando! Questi mo’ fanno li controlli”, e lo stato riuscì a incassare qualche soldino (pochi, rispetto all’immensità di quanto gli era dovuto). Poi, visto che siamo un popolo di bimbi che amano il gioco, non di persone adulte e responsabili, è stata inventata la lotteria degli scontrini: così, se avevi in famiglia un ingegnere informatico e un economista disposti ad aiutarti, potevi partecipare e racimolare qualche spicciolo. Un tantino umiliante…

Ho saputo di recente che, per ottenere le detrazioni fiscali per i farmaci, non bisogna più conservare gli scontrini (che con l’età tendono ad aumentare vertiginosamente di numero): la farmacia trasmette direttamente all’Agenzia delle entrate. EVVIVA! Dunque qualche rapporto diretto e non impantanato può esistere, e mi chiedo: ma questo incoraggiamento all’uso delle carte per pagare, che intrappola gli aspiranti evasori, non potrebbe funzionare automaticamente tramite il POS stesso? Ormai tutti sanno che mi sono mangiata un gelato o che mi sono comperata una Mercedes, se pago con la carta; non potrebbe saperlo anche l’Agenzia delle entrate e di conseguenza, se proprio vuole, premiare chi si serve spesso di questo sistema (ma soprattutto far pagare chi deve e non lo fa?)?

Zia Biancaneve si laureò in Lettere classiche nel 1972 e di questi meccanismi orecchia solo qualcosa (anche senza possedere un televisore), ma certamente i lettori di Infosec potranno sapere se sia un progetto realizzabile… 

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