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Quelle chance vous avez de vivre à Rome

Il racconto di un inizio giornata tipico a Roma

Che fortuna ha, di vivere a Roma. Così mi disse un anziano professore universitario francese che a Roma aveva vissuto per tre anni… ma erano anni cinquanta. Fortuna? Il sole pomeridiano illumina gli edifici che si affacciano sulla riva sinistra del Tevere: una luce calda che si sposa con i toni ocra delle facciate. Difficile non rimanere incantati (a meno che non si cammini con gli occhi sullo schermo del telefonino). Ma basta, questo spettacolo straordinario, a equilibrare il resto della vita quotidiana di chi a Roma vive, e magari ci è pure nato?

È il caso di Zia Biancaneve, che si fa pure vecchietta e vorrebbe raccontare brevemente l’inizio della sua giornata nella città ai lettori di Infosec che vivono altrove.

Esco dal portone del mio palazzo e il primo incontro è con i cassonetti circondati da sacchetti policromi che occupano metà del marciapiede. I cassonetti sono nuovi, hanno raggiunto i nostri marciapiedi poco dopo l’entrata in carica del nuovo sindaco, ma probabilmente il calendario dei loro svuotamenti è rimasto quello vecchio. Percorro l’altra metà del marciapiede, libera, e raggiungo la fermata dell’autobus, anzi degli autobus: erano tre, come risulta dal pannello dell’ATAC, ma adesso ce ne sono molti altri: dove vanno? Chissà! Fermare, fermano, le porte le aprono, ma al di là di un capolinea che vi si legge e che magari non è noto a tutti, non si sa quale sia il loro percorso. Prendo il mio bus consueto – così vado sul sicuro – ma poi passo alla metro: recupererò un gruzzoletto da una mia scommessa con un amico: la stazione di Piazza Bologna non ha più una sola delle 8 scale mobili che funzioni. Qualcuna (un paio, se ben ricordo) era ancora in azione all’uscita dal confinamento, ma da allora è stata colpita e affondata, come nelle vecchie battaglie navali giocate sui banchi di scuola. Solo che la metro conduce alla stazione Termini e alla stazione Tiburtina, e chi parte e chi arriva in treno è accompagnato di solito da bagagli, talvolta pesanti. Naturalmente il romano medio non sa leggere i cartelli, quindi scende dove si dovrebbe salire e viceversa, così viaggiatori polivaligiati ostacolano gli altri che hanno seguito le indicazioni. E siamo arrivati, nonostante tutto, alle 10!

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