STRATEGIE

Elon Musk compra Twitter

Attraverso la sua nuova mossa, il geniale imprenditore dichiara di voler ripristinare la libertà di parola su Internet. Ma è davvero questo il suo scopo strategico?

Dopo solo poche settimane di incertezza da parte del board aziendale, Elon Musk porta a termine l’acquisizione di Twitter. Il prezzo che pagherà per l’operazione ammonta all’incredibile cifra di 44 miliardi di dollari – circa il diciassette per cento del suo patrimonio netto.

Questa mossa qualifica il visionario imprenditore non solo come l’uomo più ricco del mondo, ma anche come l’unico tycoon a possedere per intero un social network. La popolare piattaforma di notizie e microblogging, infatti, diventa una private company come SpaceX.

La storia dell’avvicinamento tra Musk e Twitter inizia come quella di milioni di altri utenti. Dal suo account sempre attivo, quest’ultimo ha spesso dato voce alle proprie convinzioni in maniera apparentemente spontanea, e spesso avversa al politicamente corretto. 

Famosi sono i casi di tweet in cui ha ad esempio definito il presidente John Biden come Una marionetta bagnata in forma umana, dopo che quest’ultimo aveva dimenticato di citare Tesla in un discorso sull’industria automobilistica americana; o ha preso aspramente posizione contro talune manifestazioni dell’ideologia gender scrivendo che I pronomi fanno schifo; o ha manifestato il proprio scetticismo agli inizi della pandemia di COVID scrivendo che Il panico per il coronavirus è stupido.

Altre volte, dei suoi tweet apparentemente improvvidi avevano messo in difficoltà le sue stesse aziende, come quando scrisse che Il prezzo delle azioni di Tesla è troppo alto, causando un immediato tonfo delle stesse sul mercato internazionale.

Al di là di quanto sopra, è indubbio che Musk sia uno degli influencer più ascoltati a livello globale, ed ogni sua parola condivisa su Twitter ha l’effetto del famoso battito d’ali di farfalla in California che causa un terremoto a Tokio. Ed il suo rapporto con il social network è diventato problematico quando le sue posizioni contro la cancel culture e il bando dell’ex presidente Trump hanno fatto il giro del mondo. Sembra che anche qualche suo tweet sia stato cancellato, e che questo avrebbe secondo alcuni dato la spinta definitiva verso il desiderio di cambiare il funzionamento di Twitter.

La sua prima offerta è stata per una quota di poco superiore al dieci per cento, il che gli avrebbe consentito di sedere nel consiglio direttivo di Twitter come azionista di maggioranza. Nei giorni intercorsi tra quest’ultima e l’offerta di acquisizione completa, Musk avrebbe realizzato che non avrebbe potuto apportare i cambiamenti desiderati al funzionamento di Twitter, e dunque avrebbe deciso di acquisirlo in toto. L’offerta avrebbe potuto essere difficilmente respinta dal consiglio di amministrazione, dato che lo stesso Musk ha ventilato in caso di rifiuto l’ipotesi di cedere tutte le sue azioni, causando così un tonfo dalle conseguenze imprevedibili in Borsa.

Le dichiarazioni che hanno accompagnato l’acquisizione hanno tutto il sapore della favola a lieto fine. Musk ha infatti affermato di voler rendere open source gli algoritmi di Twitter, in modo da sottoporre al pubblico scrutinio i meccanismi che influenzano la diffusione dei tweet. Ha inoltre affermato, in un inno al libero pensiero: Spero che anche i miei peggiori critici rimangano su Twitter, perché questo è il significato di libertà di parola.

Per quanto la storia di un uomo dal potere economico illimitato che investe una parte consistente del proprio patrimonio in nome di un principio di libertà è attraente sotto ogni punto di vista, potrebbe non essere tutta la verità.

Musk, uno degli uomini più geniali degli ultimi secoli ed imprenditore dall’ammirevole capacità di costruire visioni e realizzarle, ha la caratteristica di fondare le proprie attività su solidi principi economici. Gli investimenti fatti nel tempo, apparentemente disparati e spesso contraddistinti da grande rischio, hanno infatti sempre avuto la caratteristica di servire una strategia più grande.

Per questo motivo, l’acquisizione di Twitter potrebbe non essere quello che sembra. La grandiosa visione di Musk per l’espansione interplanetaria della razza umana poggia le proprie basi sul buon funzionamento delle sue aziende, ognuna delle quali è un tassello costitutivo delle future città marziane. In particolare, SpaceX sta segnando il passo da alcuni mesi, trattenuta da assurde questioni burocratiche che tengono a terra le sue Starship ormai pronte per il primo volo orbitale. Il business dell’Internet satellitare offerta da Starlink dovrà presto affrontare la reazione degli operatori tradizionali, che verranno probabilmente messi fuori gioco.

Per affrontare le prossime sfide e puntare alla dominanza nei diversi settori in cui è impegnato, Musk ha certamente bisogno di supporto politico, al fine di rimuovere gli ostacoli burocratici ed accedere a forme e dimensioni di finanziamento sempre più consistenti. In questo senso, Twitter ha dimostrato di poter essere un luogo di forte polarizzazione delle opinioni, dove si gioca sempre di più la presidenza degli Stati Uniti. Acquisire lo status di padrone di Twitter significa per Musk – anche sulla base dei miglioramenti esponenziali che certamente introdurrà nel suo funzionamento – avere un qualche potere di indirizzo, se non di influenza, della conversazione online.

Come in una versione sotto steroidi del film La grande bellezza, il nuovo mogul dei social media avrà non solo la possibilità di partecipare alle feste, ma anche quella di farle fallire. Una capacità, questa sì, che giustificherebbe un investimento sul dito che punta verso le stelle, nonostante il fatto che la maggior parte dell’umanità continui a guardare stolidamente il dito.

Back to top button