ENERGIA

Ci sono un italiano, un russo, un norvegese e un tedesco …

Il tedesco non manca mai, nelle barzellette che si rispettino. Solo che qui non si scherza

Ci mancherebbe, con una guerra in corso, vittime, profughi, rischio di cambiare per decenni lo scenario geopolitico mondiale … non è argomento da barzellette, genere ormai caduto in disuso per via della sua scorrettezza politica che ne ha reso off-limits la maggior parte dei filoni umoristici. Forse è meglio così, anche perché a molti, tra cui chi vi parla, è capitata qualche imbarazzante gaffe.

Spiace dovere rimarcare come questa notizia confermi quanto da tempo andiamo dicendo: la Germania pensa al suo gas e tiene un profilo basso e defilato nella guerra russo-ucraina. Talmente basso e talmente defilato da fare dire a qualcuno che il vero e proprio punto di rottura della incastellatura geopolitica, dal punto di vista americano, sia l’ingombrante egemonia tedesca in UE troppo legata ai russi. Vecchi e terribili ricordi del secolo scorso. Elemento di rafforzamento di questo punto è la Brexit. Non era assolutamente sostenibile nel lungo periodo che lo UK, longa manus statunitense in Europa, potesse reggere lo strascico a questo temuto ritornare delle storie otto-novecentesche. Gli scritti di Paolo Savona in proposito gli sono costati un inedito veto del PdR. 

D’altra parte, la letteratura americana sulla fatherland, che manifesta quanto profondo sia il legame USA / UK, è talmente vasta da non dovere essere nemmeno qui accennata. Gli inglesi forse dovevano andarsene prima, forse dopo, de facto il referendum si è mostrato un azzardo anche perché indetto da un premier tutto meno che convinto sia del sì che del no. L’andamento del cambio sterlina / dollaro mostra un ondeggiare tra 1.60 e 1.30 negli anni, come se periodicamente venisse sostenuto per rimanere in una banda di oscillazione “di sicurezza”, indipendente dalle avventure politiche del vecchio continente.

Nelle barzellette, il tedesco finiva per avere sempre uno o entrambi di questi ruoli in commedia: prepotente e presuntuoso ovvero coglionazzo e gabbato. Qualche estate fa all’aeroporto di Schiphol assistetti a una scena da barzelletta. Il tedesco in vacanza con famigliona aveva richiesto a noleggio un’auto ben definita e quella che gli stavano dando aveva un assale posteriore inadatto ai suoi bagagli e ammennicoli calcolati al millimetro. Protestava urlando alle miti olandesine in un inglese ricco di impunture teutoniche e parole con sh o sch …  Loro sono fatti così. Arrivato il nostro turno, montai su un seggiolino e chiesi la mia vetturetta con gli stessi toni del tedesco. Io sono fatto così. Loro chiedono con precisione e poi pretendono con puntiglio. Gli olandesi, di per sé, non sarebbero così, certo poi dipende da chi mandi a negoziare con loro, come nel nostro sventurato caso dei coronabonds.

L’atteggiamento tedesco è lineare e razionale. Hanno prima fatto i conti di quanto gas serve, noi prima quello della libertà di un popolo senza se e senza ma (il nostro slogan preferito, e pensare che la vita pullula di se e di ma). Lo scenario tedesco contempla gli stessi attori nostri: politica, sindacati, economia del quotidiano. Non sono di un altro pianeta. Eppure, fanno politiche molto più bottegaie. Da noi è già pronta la narrazione identitaria: siamo i primi, siamo i migliori, i più radicali, prima il mondo ideale poi quello reale. Il mondo ideale fa terra bruciata, chiude, esclude, pone veti. Poi, non prima, con quanto sia scampato alle fiamme ideali si va a cercare una soluzione, è un rapporto master-slave tra le idee platoniche e le dozzinali ombre nella caverna dell’illustre filosofo. Da cui poi (quando le ombre prendono vita) le giravolte, i sottobanco, i compromessi da occultare e da cui sviare l’attenzione. Vai, Kipling: se … fai il duro mentre gli altri tentennano … forse non hai capito un tubo (di gas, per fare la trita battutina). 

Il premier ha il Covid e gli auguriamo di uscirne subito perché siamo ancora, e solo sulla carta, a meno di metà dei 30 mld mc di gas russo da rimpiazzare. E perché chi va al posto suo in Africa di geopolitica capisce poco. Ci permettiamo di suggerirgli di volare più bassino, di non fare il tedesco bottegaio ma neanche quello di Schiphol, piuttosto di badare a un’altra delle piccole profezie che casualmente ci è capitato di fare: l’idrogeno del norvegese, uno affidabile perché mai presente di solito nelle barzellette.

Un esempio, preso in altro campo, di come i nostri stentorei proclami poi si vadano ammosciando in poche battute? Questo. I “comuni montani verdi”. Per carità, niente contro le comunità montane. Sono fondamentali. Ma l’intervento è legato al contesto? Sono valutate le implicazioni con i temi più generali: sanità, energia, integrazione, sostegno all’agro-alimentare, turismo, solo per citarne alcuni. O come al solito si sceglie magari a sorteggio una corporazione e le si dà l’onore di salire sul carro dei temporanei miracolati? Qualche altro migliaio di guardie forestali in Calabria? Collinette di 300 mt incluse in piani anti-valanghe? etc. 

Falchi del centro-dx come Brunetta e Gelmini hanno fatto ammenda e militano oggi nelle fila degli ecumenici, ci fa piacere. Non incorreranno nella vecchissima barzelletta della “mente più lucida d’Italia”: periclita il charter su cui viaggiano il grande politico (uno a scelta), il papa e un hippy; il pilota si autoespelle e il politico, dichiarandosi la mente più lucida d’Italia, quindi obbligato a sopravvivere, brandisce il fagotto tra l’hippy e il papa, lo infila e si lancia. L’aereo continua a perdere quota, l’hippy è imperturbabile e il papa allora rassegnato: vai tu, figliuolo, io sono vecchio … E l’hippy: tranquillo santità, la mente più lucida d’Italia ha preso il mio zaino.

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