ENERGIA

Gas e Iva: quando il Governo è distratto, le associazioni di categoria scioperano

Il gas naturale è il grande escluso tra i carburanti che beneficiano dell’Iva agevolata al 5%. I decreti pubblicati ad oggi dal Governo per tagliare i prezzi dei carburanti riguardano infatti benzina, gasolio e GPL. Il metano invece è ancora soggetto all’Iva al 22%. Il Governo è distratto? Le associazioni scioperano

Il taglio dell’Iva dal 22 al 5 % su benzina, gasolio e GPL sono una boccata d’aria per la collettività.

Tuttavia, la mancata riduzione sul metano crea una disparità con gli altri carburanti.

Un divario che sta aggravando la crisi dell’intera filiera del gas naturale per autotrazione, messa duramente alla prova dalla guerra in Ucraina.

Quali sono i problemi che impediscono al Governo di estendere le agevolazioni fiscali anche a questa fonte?

È la domanda che è aleggiata nel corso della conferenza stampa che si è tenuta l’8 aprile a Roma, durante la quale Assogasmetano, Assopetroli-Assoenergia e Federmetano hanno annunciato uno sciopero di tre giorni dei distributori di metano dal 4 al 6 maggio.

La revoca del blocco momentaneo della distribuzione avverrà solo se il Governo estenderà la riduzione dell’Iva al gas naturale per autotrazione, approvando i relativi emendamenti al decreto legge n. 21 del 21 marzo 2022.

La disattenzione del Governo sul gas naturale per autotrazione

La situazione assume i contorni del paradosso se si pensa che il gas naturale ad uso industriale e domestico già beneficia delle agevolazioni richieste dal settore della mobilità.

La motivazione del diverso trattamento riservato a questo carburante non è economica, poiché “il rapporto tra questi interventi e quelli già deliberati dal governo per la riduzione delle accise di benzina, gasolio e GPL è di 1 a 1000”, come ha sottolineato Dante Natali, presidente di Federmetano.

La risposta alla domanda non è neanche di natura ambientale, poiché il gas naturale rappresenta il vettore per lo sviluppo del biometano, una risorsa pulita, versatile e trasportabile attraverso l’attuale rete di distribuzione del gas.

Escludendo dunque problematiche e motivazioni razionali emerge una sola risposta: l’unica ragione possibile, che si cela dietro questa disparità di trattamento, è dunque una disattenzione del Governo.

Il biometano, un’eccellenza italiana per la decarbonizzazione

Nel breve termine, il biometano rappresenta una delle fonti green più promettenti, se si considera la facilità di trasporto, l’economicità e i vantaggi ambientali.

Attualmente il biometano costituisce il 30% del gas naturale distribuito in rete per uso autotrazione, percentuale che lo proietta al primo posto tra i carburanti fossili per sostituzione della componente fossile con una biologica.

La sostituzione “in pochi anni potrebbe essere totale, rispondendo anche alla necessità di limitare la nostra eccessiva dipendenza energetica dall’estero”, ha aggiunto Natali.

“Si è parlato a lungo, in questi mesi, della necessità di decarbonizzazione del settore trasporti ma poca enfasi è stata data al fatto che i veicoli alimentati a biometano non solo sono dei veri ZEV (zero emission vehicles)ma addirittura NEV (negative emission vehicles), che rischiano di non avere futuro se il settore del metano per autotrazione dovesse scomparire per miopia energetica ed ambientale o, peggio, per scelte anacronistiche o ideologiche”, ha sottolineato Flavio Merigo, presidente di Assogasmetano.

La stessa Unione Europea riconosce le potenzialità di questa risorsa, come dimostra la scelta di dare una certa rilevanza a questa fonte nel piano REPowerEU, messo a punto al fine di ridurre le importazioni di gas russo di due terzi prima della fine dell’anno.

L’auspicio di tutti è che la disattenzione del Governo italiano si tramuti in consapevolezza e, successivamente, in pianificazione. Urgono politiche energetiche realistiche e a lungo termine, per raggiungere l’autarchia energetica dell’Italia perseguendo la strada della sostenibilità ambientale.

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