SICUREZZA DIGITALE

Hacker in visita al Ministero della Transizione Ecologica

Cingolani costretto a “staccare la spina” al sito del MITE

Dove sono tutti i tromboni che pontificano nei convegni esibendosi in dissertazioni sulla propria capacità di difesa informatica?

Come si calcola il “perimetro cibernetico” se non se non conoscono i lati e si ha difficoltà a stimarne la base e l’altezza?

Potremmo continuare con una serie di domande apparentemente bizzarre ma, oggettivamente, non c’è alcuna necessità di far ricorso all’ironia per dar modo di constatare il terrificante livello di impreparazione dell’Italia dinanzi ad un rischio che finora è stato allegramente surclassato.

Complice una stampa (di settore e non) sempre prona dinanzi ai potenti delle istituzioni e dell’industria, si è favoleggiata per anni la capacità di contrastare le insidie tecnologiche. Sono state osannate le solenni promesse che evocavano l’infausto “Vincere e vinceremo” del Sor Benito, sono stati celebrati personaggi costruendone aulicamente un profilo eroico sul fondo delle cui gesta si profilava lo skyline del Truman Show.

L’oggettività è quella – incontrovertibile – della Regione Lazio maciullata dai pirati informatici, delle Ferrovie preda del ransomware, della SOGEI che lascia senza corrente elettrica le Agenzie dell’Amministrazione finanziaria o dei tanti e troppi esempi che sarebbe impietoso dover fare.

Il ministro Cingolani, il più futuribile tra i titolari di dicastero della compagine di Governo, ha parlato di “minacce esterne”.

Quindi sono da escludere dal novero dei potenziali sospetti la signorina che serve il caffè al bar interno al palazzo, l’anziano usciere/commesso che siede immobile alla scrivania del corridoio, la segretaria del direttore, il funzionario del secondo piano, la responsabile dell’ufficio logistico e l’autista del Ministro.

Come la Regina cattiva in “Biancaneve” i guru della cybersecurity trascorrono ore ed ore dinanzi allo specchio per sentirsi ripetere lodi ed elogi. Come nella fiaba, però, è venuto il momento in cui si sentono rispondere di non essere i più belli o bravi del reame a dispetto di non pochi pennivendoli che continuano a celebrare i loro miti infondati.

In un periodo in cui – per cose ben più serie – c’è chi invoca una nuova Norimberga, sarebbe il caso di non perdere l’occasione per processare chi ha buggerato la collettività vendendo certezze che non si avevano a magazzino o affrescando sui mezzi di informazione scenari che non erano nemmeno di cartapesta.

Qualcuno ha la forza di mandare a casa i Superman o i Jeeg Robot a cui dobbiamo questo sfascio? Qualcuno vuole smettere di dar credito ad aedi e cantori che – per non far perdere al proprio editore la pubblicità di ricchi inserzionisti o la benevolenza delle Autorità – hanno distorto la realtà dipingendo paradisiache visioni?

Se (fatti alla mano) non si è capaci a tutelare le risorse tecnologiche del Paese, almeno la si smetta di fare proclami o di vantare competenze che non sfociano in iniziative concrete o in risultati di sorta. O almeno ci si sieda interrompendo una standing ovation che davvero è fuori luogo.

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