RISORSE UMANE

Le Grandi Dimissioni sono arrivate e non se ne andranno presto

Le “Grandi Dimissioni” hanno ormai invaso il mercato del lavoro americano, ogni mese milioni di lavoratori lasciano il lavoro. Il professore che ha coniato il termine prevede che i tassi di abbandono lavorativo possano mantenersi a livelli elevati per i prossimi due/tre anni.

“Le Grandi Dimissioni stanno arrivando”, profetizzava a febbraio 2021 il professor Klotz della Texas University dalle colonne di Bloomberg.

L’appello si è scontrato con lo scetticismo di diversi economisti, incapaci di guardare oltre i dati ufficiali.

Qualcuno avrà pensato a un tentativo di ottenere celebrità riprendendo la celebre frase de “Il Trono di Spade”.

Alla luce dei dati occupazionali di USA e Italia, la sua previsione appare invece profetica.

Basti pensare che a febbraio 2022 le dimissioni in USA hanno toccato 4,4 milioni, il 2,9% della forza lavorativa totale. 

La catena di eventi legati alla diffusione del COVID-19 ha favorito il ritorno di tematiche dimenticate, quali salute mentale e equilibrio vita lavoro.

Le ragioni di questa presa di coscienza affondano le radici nel sentimento di terrore, che spinge a porsi interrogativi esistenziali.

Interrogando il proprio animo molti hanno trovato segni di burnout lavorativo, sindrome che provoca esaurimento emotivo.

Il passo dalla presa di coscienza alle dimissioni è spesso breve, una decisione maturata a volte già prima della pandemia.

L’arrivo delle Grandi Dimissioni in Italia

L’Italia è attualmente il Paese europeo più colpito dal fenomeno delle “Grandi Dimissioni”.

Gli ultimi dati del Ministero del Lavoro rivelano che tra ottobre e dicembre 2021 si è registrato un aumento delle dimissioni del 42,3% (+166.000 rapporti cessati) rispetto allo stesso periodo del 2020.

Un trend iniziato nel I trimestre del 2021, crescendo sino a toccare a fine anno quota 2 milioni di abbandoni volontari, + 33% rispetto al 2020.

“L’indipendenza è un bisogno umano fondamentale, e quando le persone la provano, non la cedono facilmente”, ha affermato Klotz in una recente intervista al Financial Times, prevedendo che i tassi di abbandono lavorativo si manterranno a livelli elevati per i prossimi due/tre anni.

L’agognata indipendenza in questione rappresenta la possibilità di lavorare da qualsiasi luogo a qualsiasi ora si desideri, caratteristica spesso ignorata dallo “smart working all’italiana”.

Il Governo prova a correre ai ripari istituendo l’Osservatorio Nazionale bilaterale per monitorare i risultati ottenuti attraverso lo smart working e favorire la diffusione della misura.

Perchè l’Italia è il Paese europeo più colpito dalle Grandi Dimissioni

Per fronteggiare l’ondata di dimissioni è necessario però riformare l’intero sistema lavoro-centrico (workaholism) equilibrando maggiormente vita professionale e vita privata.

Difatti, una delle ragioni per le quali il fenomeno sta prendendo piede in Italia risiede nella qualità del lavoro, peggior Paese europeo per equilibrio vita-lavoro.

Uno studio di Michael Page su un campione di 12.000 professionisti sottolinea che l’Italia è il Paese europeo nel quale i lavoratori soffrono maggiormente lo stress derivante dal tragitto casa lavoro.

Un primato che interessa sia il trasporto privato (49% degli intervistati), a causa del traffico, sia il trasporto pubblico locale (68%), colpito da frequenti disservizi.

Un italiano in media impiega 45 minuti per arrivare sul luogo di lavoro, dato che ci proietta al secondo posto nella classifica europea dei più “lenti”. 

Facendo un rapido calcolo, nel tragitto verso l’ufficio si perdono circa 30 ore al mese, quasi 4 giorni lavorativi.

Non stupisce dunque che il  46% degli italiani intervistati affermi che si licenzierebbe dall’attuale lavoro in favore di uno più vicino alla sua abitazione.

In una realtà nel quale il compromesso è la regola, le persone si stanno riappropriando del diritto di scegliere un posto di lavoro sano, che salvaguardi il benessere fisico e mentale prima di quello economico.

Finalmente.

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