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La mamma è morta

...moriva e mi salvava!

Un caro amico magistrato nella sua stanza del Palazzo di Giustizia ha apposto nel muro di fronte la sua scrivania la foto della mamma scomparsa.
Tante sono le motivazioni ma mi piace pensare che quando il suo lavoro è particolarmente gravoso e c’è da scrivere una sentenza particolarmente “sofferta” guardandola si ricorderà sempre dei suoi insegnamenti e si sentirà da Lei protetto.
Ed è proprio a questo che ho pensato nell’apprendere della storia di un collega che avendo perso anche lui sua madre, per poter partecipare alla cremazione, come da Lei desiderato, si è trovato costretto a chiedere ad un Giudice di rinviare la causa che pendeva contemporaneamente a quel dolorosissimo impegno.
Ma mai avrei pensato ad un epilogo così infausto.
Il Pubblico Ministero non solo chiede il rigetto della istanza e non pago decide di inviare i Carabinieri per controllare se “l’avvocato fosse effettivamente presente alla cremazione della mamma”.
Ed è stato così che durante la sofferta preparazione spirituale l’avvocato riceve la notizia che le Forze dell’Ordine stanno controllando l’identità della salma, l’ora della cremazione e chi sia lo sfortunato figlio.
La cremazione della propria mamma è un impedimento utile a rinviare un udienza?
Ed inoltre è giusto dubitare della verità anche di fronte alla morte o dovrebbe esserci un limite?

Ora l’ultima parola spetta al Procuratore Generale di Cassazione a cui è stata assegnata la segnalazione, ma da piazza Cavour ancora nessuna risposta ed ormai la mamma è morta per sempre e con Lei, forse, anche un pezzo di giustizia.

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