STRATEGIE

Chef Rublo: sovranisti in trattoria

Perché il pagamento del gas russo in rubli è una bella seccatura

La decisione di Putin controversa ma non imprevedibile (e non immediata), di tramutare in rubli i pagamenti del gas russo da parte degli importatori prevalentemente europei è questione che merita riflessione e interpretazione tecnica non banale.

Vista dall’alto, la questione dice due cose:

  1. Che la mossa fa parte di uno scacchiere evidentemente escogitato durante gli anni in cui noi pensavamo alle varianti e lui a come papparsi l’Ucraina e forse non solo; la narrazione “impulsiva” dell’invasione ormai fa acqua da tutte le parti, qui d’improvvisato c’è ben poco e temo che sottovalutarlo sia solo un gioco di contro-disinformazione occidentale;
  2. Che al contrario le sanzioni comminate dall’UE con sorprendente compattezza contro la Russia abbiano invece i caratteri dell’estemporaneità e siano disorganiche e di breve periodo: sembra che nessuno le valuti sull’orizzonte del day after, qualunque esso sarà.

I contratti sono in euro. Questi contratti sono troppo geopolitici per appellarsi alla correttezza commerciale nuda e cruda, al pacta servanda sunt. Quando sotto Reagan il 3090 IBM fu dichiarato strategico, non ne usciva uno dagli USA se non c’era il placet al Paese di esportazione, contratti o non contratti antecedenti. I miei capi incorniciavano in ufficio la lettera di accompagnamento firmata da Ronald di pugno. Se Gazprom non rispetta i pacta domani ti dirà che soggiaceva prima alle leggi e poi alle obbligazioni. Allora te la prendi con il suo Stato e che fai ? Lo sanzioni. E così via in un loop senza fine.

L’uso di una moneta la rafforza. L’euro esordì sotto il dollaro a circa 0,9 il 1.1.2002 (era comunque quotato già prima)  e pian piano lo raggiunse e superò. Dopo un anno cambiava sopra, a 1,04, dopo due a 1,26 e toccò il massimo a quasi 1,60 nel 2008 in pieno sub-prime americano. Tornò poco sotto la parità nel periodo 2015-2017 con le recessioni europee (e si dice che la Germania riprese a stampare marchi). 

Le sanzioni deprimono il rublo. Il rublo quotava anteguerra 1/90 (1 EUR = 90 RUB). L’effetto depressivo era un’arma per mettere in un angolo l’economia russa. Con il sospetto più che ragionevole che queste sanzioni tutto sommato improvvisate riavvicinassero Russia e Cina. In qualche misura, ma non sappiamo quale, devono averlo fatto: è un bon mariage, economie ex-socialiste, una risorse l’altra produzioni, la freccia nei due sensi. Entrambe molto più consapevoli, per averla studiata, della logica americana di quanto non  lo siano i nostri giulivi euroburocrati. Il rublo è piombato, a inizio guerra e sanzioni, a 1/150 per tornare oggi a circa 1/100, poco meno dell’anteguerra. Bisogna come sempre fare attenzione: la finanza non reagisce a bacchetta agli eventi, né come logica né come tempistica, e questo può rendere molto spuntata l’arma contro il rublo. Vale di più una strizzatina d’occhio cinese ai Russi o un plateale sequestro di yacht a oligarca, per lo speculatore internazionale ?

Il gas sta ora abbastanza placidamente sui 118  €/MWh. I contratti, si sa, sono a futuro ma in un mercato fatto di annunci e aspettative è come se quotassero in tempo reale. Anche i rischi-cambio sono debitamente protetti e le fluttuazioni climatiche sono considerate nell’acquisizione dei lotti di materia prima.

Ora che cosa ci dicono gli addetti ai lavori ? C’è l’escamotage, pago in euro ma c’è la banca che tramuta in rubli e così contenti tutti: noi europei che non ci siamo piegati al diktat e loro che ricevono come hanno chiesto. Ma se noi pagassimo in rubli che cosa dovremmo fare ? Nessun paese UE tiene in cassaforte una riserva in rubli, come se fossero oro o dollari, per il gold standard o per Bretton Woods che sia. Andiamo da una banca che detiene rubli o se li procura (cioè apriamo un conto corrente in RUB presso una banca indovinate di quale Paese ?), e il rublo ci guadagna, si apprezza e la sanzione è depotenziata. Ed è la stessa cosa che succede se noi invece paghiamo in euro ma li diamo alla banca che triangola con i Russi.Un’operazione quindi zuppa vs. pan bagnato. Certo, che meraviglia: sanzioniamo la Russia e poi andiamo ad aprirci i conti. E ci tocca pure prendere il numerino e aspettare il turno.

In soldoni: con la propria piattaforma Gazprombank, la Gazprom convertirà automaticamente gli euro in rubli trasferendoli sui conti aperti dai Paesi europei controsanzionati da Putin, che ne dovranno aprire due a Gazprombank, uno in rubli e uno in euro. Sarà la banca, esclusa dalle sanzioni, ad acquistare rubli (urrah!) con la valuta depositata dal compratore a Borsa di Mosca aperta. Quando avrà ricevuto i pagamenti, Gazprom provvederà a erogare il gas. Al prezzo spot, quello per l’immediato pagamento e la consegna del petrolio o del gas. La formula del prezzo spot di solito considera l’Henry Hub Natural Gas Spot Price, riferimento del gas americano e la condizione che renderebbe vantaggioso per le compagnie US vendere all’Europa è una domanda stabile nel lungo termine. I contratti a lungo termine hanno sempre prezzi inferiori rispetto a quelli spot. Finora i pagamenti ai Russi avvenivano al contrario: in euro su un conto Gazprombank in Lussemburgo. 

E la speculazione ? Gli ETC (Exchange traded commodities) sul petrolio e il gas dall’inizio dell’anno hanno registrato rialzi medi intorno al 45% in euro. La maggior parte degli ETC ha come sottostanti contratti derivati, i future (accordi a comprare o vendere la commodity a un prezzo predeterminato e a una certa data futura). Rispetto al prezzo spot, l’ETC sconta i costi logistici (metaniere, stoccaggi, etc.), stagionalità della domanda, etc. che fanno sì che il rendimento di un ETC con sottostanti contratti future può differire dal prezzo spot. Esiste inoltre come fattore speculativo e differenziante l’effetto rolling per cui  subentrano come sottostanti nuovi contratti perché quelli correnti scadono. La differenza in più o in meno dell’avvicendamento incide sul divario tra ETC e spot.

Cominciamo a chiudere il cerchio del nostro ragionamento.

Usare l’economia al posto delle armi è sempre meglio ma purtroppo, specie nelle moderne economie e finanze, globalizzate, veloci, che muovono volumi pari ai PIL di paesi medi, è aleatorio e non lascia il campo indenne da cadaveri, questi metaforici, s’intende. Dopo, che cosa accadrà ? Non è che il risultato sarà solo un reshuffling della mappa dell’import di gas (e petrolio) russo ? Non è che come nel caso della ex-Jugoslavia ci guadagnerà solo la Germania ? La corsa a emanciparsi del tutto dalla Russia ha un senso ? ed è realistica ? Veramente ci interessa mettere alla fame una Russia magari un domani deputinizzata, e solo per fare una cortesia ai finti buonisti woke americani ? Ora immaginiamo: siamo Russi, incassiamo fior di soldi vendendo gas, ci dicono: continua a darcelo e a un prezzo inferiore a quello che ci praticherebbero USA, Canada e gli altri che stanno aspettando, con tovagliolo e forchetta, di approfittare della situazione. Dopo la guerra, o Russo, sappi che comunque ci renderemo indipendenti da te, niente di personale, è strategico. Però intanto daccelo comunque e a buon prezzo. Ma se foste i Russi e non aveste l’anello al naso, onestamente, come vi comportereste ? Onoreremo noi un domani gli accordi a lungo termine che oggi pretendiamo onorati da loro ? Eh sì, perché chi vieta di pensare che accordi non divulgati esistano e qualcuno un domani possa sbandierarli ? Andiamo, hanno secretato anche i contratti sui vaccini, non sarebbe una novità. Quando incompetenza, burocrazia e my ass first si combinano, può uscire di tutto.

E allora le riserve italiane: quante sono quelle ordinarie e quelle strategiche, come giocano ? Quanto durano ? Qui abbiamo la posizione del Ministero della Transizione Ecologica che le definisce e quantifica. Ne diamo atto a Roberto Cingolani. Il governo ci informa che non siamo a rischio ma butta qua e là involontarie frasette inquietanti. Sembra il film “L’aereo più pazzo del mondo”: il pilota è ko, l’hostess non lo dice, anzi, tutto procede regolarmente, poi aggiunge, a proposito c’è qualcuno che sa pilotare un aereo ? E così sentiamo parlare di “resistere con le scorte fino alla stagione calda”, a proposito, non fate torte al forno, tanto non ci sarà la farina. E la stagione estiva, con le pompe di irrigazione e i condizionatori, è più critica di quella invernale. Poi, cosa strana, prima mi dite che entro primavera avremo nuovi fornitori, mi parli di Qatar, mi dici che c’è un nuovo rigassificatore, mi dici che non serve carbone, sappiamo che abbiamo produzione interna ma quanto e se funzionino questi pozzi non sappiamo, insomma: ci sarebbero parecchie partite da giocare prima di parlare di toccare le scorte. Non giochiamo con i numeri, questi.

Forse però si preferisce il metodo sperimentato in pandemia: economia di guerra, tagli, limitazioni, divieti. Rivedremo il metodo DPCM delle 21 ? e poi tutti a letto ? Saremo chiusi in casa a TV spenta come nel 1973-74 ? Ci sarà un baby boomperché la gente riscoprirà le delizie del talamo ?

In ogni caso, altro che decarbonizzazione! Si profila una scorpacciata come quelle del simpatico chef frascatano per i nuovi nazionalisti del gas, che non sono solo russi. Fa simpatia vedere il ministro green Cingolani rassicurare il popolo: avrà sempre la sua dose di impronta energetica. E allora, tutti in trattoria a festeggiare. Senza Greta. Pagando in rubli.

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