GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Eppur la gogna piace

Sul "caso liceo Roma" il Garante per la protezione dei dati personali interviene per far rispettare i limiti del diritto di cronaca, a tutela della dignità della persona e dell'essenzialità dell'informazione

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto d’urgenza nel “caso liceo Roma”, disponendo il blocco provvisorio dei contenuti relative alle chat tra preside e studente prima nei confronti di Repubblica, dunque su Open on line, Letto quotidiano, Il Giornale, Il Riformista, Skuola.net e La notizia giornale. 

Quanto viene posto in evidenza dall’Authority in tutti i provvedimenti è il rispetto dei limiti del diritto di cronaca, per cui devono essere tutelate dignità, riservatezza, identità personale e protezione dei dati personali, con particolare riferimento al parametro dell’essenzialità dell’informazioni relativa a fatti di interesse pubblico.  Il principio che presiede allo svolgimento di una corretta attività giornalistica è infatti il bilanciamento fra la libertà di informazione e le garanzie fondamentali dell’individuo, per cui il parametro della necessità deve essere assunto come criterio dirimente per valutare l’eccesso o meno di qualsivoglia pubblicazione. 

Emblematica è l’affermazione nel comunicato stampa secondo cui “i dettagli riportati negli articoli nulla aggiungono alla necessità di fare chiarezza sulla vicenda e sulla regolarità delle condotte della dirigente scolastica”, che certamente può essere preludio per ulteriori valutazioni.

Eppure, il mondo dell’informazione e dei social network non è nuovo ad abitudini che tendono verso eccessi tutt’altro che rispettosi dell’individuo e dei suoi diritti fondamentali. Si pensi allo sciacallaggio social-mediatico della tragedia del Mottarone, o il più frequente fenomeno delle gogne social spesso istigate per consolidare la propria base di follower e migliorare l’engagement. Il fenomeno si alimenta con la polarizzazione, sapientemente dosata con strumenti di ingegneria sociale e leve emotive da chi poi andrà a raccoglierne i frutti.

Nulla di cui stupirsi, dunque. Possiamo anzi constatare che stando all’esperienza comune la gogna piace. Almeno, fintanto che non se ne diventa protagonisti. Insomma: la radice del problema è innanzitutto culturale.

Cosa è possibile fare, dunque? Certamente, non saranno sufficienti dei provvedimenti di blocco né tantomeno l’attivazione delle tutele offerte dall’ordinamento, in quanto hanno carattere reattivo e intervengono al più per mitigare e ristorare un danno patito. Urgono – soprattutto nel periodo di accelerazione digitale che stiamo vivendo – interventi di sensibilizzazione trasversali. È necessario il coinvolgimento da un lato di tutti coloro che potenzialmente possono attivare questo fenomeno (promuovendo ad esempio dei codici etici o deontologici per gli influencer), così come degli spettatori, perché si possa conseguire un maggiore livello di consapevolezza collettiva.

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