GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Boom di download di Wikipedia: la risposta dei russi alla minaccia di bannare la libera enciclopedia

Boom di download della versione russa di Wikipedia sulla piattaforma Kiwix, il timore è che il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell'informazione e dei mass media possa bannare la libera enciclopedia. Wikipedia rimanda al mittente la notifica di cancellazione del contenuto “Invasione russa all’Ucraina”.

In Russia è iniziata la corsa al download di Wikipedia.

Dal 1 marzo il file da 29 GB che racchiude la versione russa della celebre enciclopedia è stato scaricato ben 105.889 volte da Kiwix, con un aumento del 4000% rispetto alla prima metà di Gennaio.

Il 36,4% (57.328) delle 157.352 visite registrate a marzo sul sito proviene infatti dalla Russia, seguita da Cina (40.221) e USA (10.809).

Dall’analisi dei dati dell’organizzazione che comprime siti in archivi ZIM emerge poi che i download della versione russa occupano il 42% del traffico dei server.

“Si è verificato qualcosa di simile nel 2017, quando la Turchia ha bloccato Wikipedia, ma questo è di tutt’altra dimensione”, ha osservato la fondatrice di Kiwix, Stephane Coillet-Matillon.

La “corsa al download” scaturisce dalla minaccia di bannare Wikipedia dal Paese, paventata dal Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, della tecnologia dell’informazione e dei mass media: il Roskomnadzor.

La vicenda

La pietra dello scandalo è il contenuto “Invasione russa dell’Ucraina (2022)”, pubblicato su Wikipedia il 27 febbraio scorso, tacciato di riportare informazioni false in merito al numero di civili ucraini coinvolti nel conflitto, nonché di soldati e armamenti delle Forze Armate della Federazione Russa.

Pertanto, il 1 marzo l’organo di controllo di comunicazioni e media ha ingiunto alla Fondazione Wikimedia di rimuovere il contenuto riguardante l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina in quanto “contiene falsi messaggi su attacchi terroristici o altro tipo di informazione di interesse pubblico” mascherati da notizie vere che “attentano alla vita e alla sicurezza dei cittadini”.

Secondo l’organo federale il contenuto in questione “rappresenta una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica, oppure costituisce una minaccia di interferenza o cessazione per il funzionamento delle operazioni di strutture assistenziali, infrastrutture di trasporto e sociali, organizzazioni di credito, oggetti di potere, industria e comunicazioni”.

La risposta di Wikipedia

La risposta di Wikipedia, affidata a un comunicato stampa, è insieme un inno alla cultura e un netto rifiuto di sacrificare la verità sull’altare dei conflitti politico-militari.

“Siamo sicuri che un futuro sereno e felice sia impossibile senza l’accesso a un sapere affidabile e neutrale. Quando le parti in conflitto smettono di cercare di capire la posizione dell’avversario si verificano le guerre.

La comprensione richiede conoscenza, non convinzione. Un’enciclopedia è un luogo dove la conoscenza viene raccolta.

Mantenere l’accesso alla conoscenza libera è un contributo per fermare lo spargimento di sangue e la sofferenza nelle regioni colpite dai conflitti e andare verso un futuro più pacifico”.

Nel frattempo, nella pagina “incriminata” è spuntato un banner che sottolinea l’estrema mutevolezza degli eventi, ragione per la quale “le notizie iniziali potrebbero non essere accurate e gli aggiornamenti recenti dell’articolo potrebbero non riflettere le informazioni più aggiornate”.

Disinformazione e propaganda

La misura censoria si inserisce nel solco della strategia intrapresa da anni dal Governo russo, che mira a silenziare il dissenso e amplificare il megafono della propaganda e della disinformazione.

Già nel 2015 Roskomnadzor aveva fatto pressioni su Wikipedia per limitare l’accesso a uno dei contenuti pubblicati per presunta propaganda sulla droga, finendo con un nulla di fatto. 

Oggi tuttavia la minaccia di censura sembra più tangibile.

La stessa sorte è già toccata a Facebook e Instagram, ufficialmente bandite lunedì scorso dalla Russia in quanto coinvolte in presunte “attività estremiste”.

L’agenzia Tass rivela che il giudice del Tribunale di Mosca ha vietato le attività della società Meta, disponendone l’interdizione dal Paese con effetto immediato.

“Gli individui non saranno ritenuti responsabili solo per l’utilizzo dei servizi di Meta”, si è affrettato a rassicurare il portavoce della Procura.

Una ben magra consolazione.

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