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Cultura e comunicazione (?!)

E ripartiamo dall’italiano: ci sono suoni che ci fanno lo stesso effetto dell’antico gessetto che graffiava la lavagna (buon per i giovani, che non l’hanno forse mai ascoltato). 

            Di che scoraggiare la cultura: ormai non si può più andare in un museo – magari perché ci si trova nei pressi, si ha un po’ di tempo a disposizione e si vorrebbe impiegarlo per “fare (un po’ di) cultura” – se non si è effettuata la prenotazione per via telematica. E vabbè! Vediamo le ultime avventure che sono capitate alla povera Zia Biancaneve. 

Galleria Borghese: anche qui digitalizziamo, tutto in rete e cha cha cha, come si diceva una volta. Può capitare però che nelle schede di prenotazione messe in rete manchi il nostro caso: ma non ci sono problemi, basta telefonare! Disco, benvenuti, vi ricordiamo… Vi segnaliamo… digita 1, digita 2… La sua chiamata è l’ottava in lista (se ci va bene): messaggio che, debitamente aggiornato, viene ripetuto ogni minuto. Dopo gli interminabili passaggi verso l’ambita conversazione con un/a UMANO/A (eheheh, Zia Biancaneve è corretta), quando ha superato tutti gli ostacoli, riceve questo messaggio: “La sua chiamata è ora la prima in lista e verrà risposta VERRÀ RISPOSTA!!!! una chiamata: no, risparmiatecela!!! appena si libera (non “si libererà”, ma forse siamo troppo esigenti) un operatore. Grazie per la sua pazienza”. No, nessuna pazienza: zia Biancaneve vuole essere risarcita del danno acustico e sintattico!!!

E in questo intestardirsi nella cultura, coraggiosamente Zia Biancaneve vuole visitare una mostra “diffusa” tra foro romano e Palatino. Beh, per far questo si deve far carico di un biglietto unico da ben 18 euri (diciotto!!!) che comprende anche il Colosseo (ma lei NON ci vuole andare, anche se il pericolo gladiatori non c’è più). Non c’è modo di trattare, non ci sono riduzioni per vecchietti; tutto, ovviamente in rete. Va bene, la mostra val bene un esborso! Non c’è un cartello, non un opuscolo, non un impliabilis (= dépliant, come venne tradotto in un grandioso album di Astérix, Le domaine des dieux); i custodi dicono che il settore più vicino all’ingresso da cui siamo entrati è l’uccelliera del Palatino. Zia Biancaneve era in quell’occasione in compagnia di giovani archeologhe, che ben conoscevano l’edificio, o meglio il complesso, e la topografia del Palatino. Ma un turista normale? Faceva scadere la giornata di validità del biglietto, perdendosi magari in qualche dimora imperiale? Con 18 euri non ci scappava un ciclostilato con una piantina schematica da fornire al visitatore? Questo Zia Biancaneve, che di macroeconomia non si intende, non lo sa, ma forse i colti lettori di Infosec potranno aiutarla.   

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