UN MESSAGGIO IN BOTTIGLIA

La guerra è la storia che si ripete senza che nessuno faccia tesoro del passato

Il messaggio in bottiglia di Carlo Pisani, già importante manager bancario e cultore degli scenari internazionali, ci fa riflettere sottolineando come la storia non ci abbia insegnato nulla o – peggio – ci fa constatare che non abbiamo capito nulla dalla storia

Vorrei sottoporre una mia riflessione partendo dall’amara considerazione che l’Italia sarà pure un grande Paese, ma a volte sembra competere strenuamente per avere la palma del peggiore.

Purtroppo, in questo siamo facilitati da una storia divisiva che ci ha portato sovente a combattere con maggiore efferatezza e ferocia tra noi che contro nemici esterni. Orazi e Curiazi, Guelfi e Ghibellini, Piemontesi e Borbonici, Repubblichini e partigiani e chi più ne ha più ne metta. Quindi abbiamo la tendenza a dividerci su tutto e la pandemia tutt’ora in atto ha sublimato questo impulso ancestrale facendoci divenire esperti virologi schierati sulle opposte barricate vax/no vax.

L’incipiente conflitto russo ucraino ha cancellato di colpo il covid riposizionandoci ora sui diversi capisaldi Putin si/Putin no.  A questo proposito la riflessione che ti sottopongo non è sul perché Putin abbia aggredito l’Ucraina, in quanto credo che le motivazioni reali (se pure ci fossero) non le sapremo mai…ma perché l’abbia aggredita così!

Si è mosso infatti con le stesse modalità con cui Hitler invase la Polonia nel ’39 o i russi l’Ungheria nel 56 e la Cecoslovacchia nel ’68.  Perché nel terzo millennio è ricorso ad un’opzione così datata e dispendiosa, in termini di vite umane, costi e, last but not least, logistica?

Oggi nessuno più risolve i conflitti in questo modo becero e chiassoso: USA ed Israele hanno fornito numerosissimi esempi di come si possa rovesciare un regime non gradito, eliminare capi di organizzazione ritenute pericolose per la sicurezza nazionale, condurre sotto copertura operazioni di infiltrazione/esfiltrazione di unità speciali finalizzate a colpire centri nevralgici del sistema difensivo avversario, colpire più o meno chirurgicamente con droni soggetti e infrastrutture da neutralizzate arrivando all’assassinio mirato tramite operazioni di intelligence che, considerando il curriculum del nostro, dovrebbero  risultargli piuttosto familiari.

Lascio per ultima l’opzione che invece considererei al primissimo posto: un’offensiva informatica che avrebbe riportato l’Ucraina indietro di un paio di secoli.

L’enorme potenza che la Russia vanta in questo campo le avrebbe consentito di spegnere o disarticolare con facilità l’intera rete di trasmissione dati, paralizzando comunicazioni, trasporti, erogazione di servizi primari…in una parola tutto. Invece, no….mette in fila 60 km di mezzi blindati (anche un po’ datati) come se fossimo nel 1940,   giocando un risiko che potrebbe scatenare la terza guerra mondiale.  Mezzi, peraltro, che difficilmente potranno essere utilizzati al massimo del loro potenziale per tutta una serie di ragioni pratiche e politiche.

Provo a titolo esemplificativo, ma non esaustivo ad elencarne qualcuna

1) sarebbe imbarazzante affermare da un lato che lo scopo di questa “crociata ” sia accorrere in soccorso dei fratelli russi per poi spiaccicarli sotto i cingoli dei carri armati

2) l’Ucraina non è l’Afghanistan dove ti puoi divertire a tirare cannonate a casaccio tanto male che va sgretoli un pezzo di una montagna invece che un’altra. In Ucraina le infrastrutture ci sono e rischiare la terza guerra mondiale per ritrovarsi con un prato non mi sembra intelligente.

3) il combattimento strada per strada da Stalingrado in poi è sempre stato l’incubo degli strateghi

4) ridurre in macerie dei fabbricati avvantaggia chi difende e non chi attacca (Montecassino docet)

5) i problemi di logistica che hanno fermato Napoleone prima e Hitler poi non si palesano solo per chi entra, ma anche per chi esce dalla Russia e il supporto di cui necessitano truppe e mezzi (relativamente) moderni con l’allungarsi delle linee di rifornimento è infinitamente più articolato e complesso di quello che occorreva a pezzi di ferraglia di 80 anni fa che andavano avanti pure a martellate.

Mi fermo qui, ma potrei – purtroppo – andare avanti a lungo….

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