AFFARI & FINANZA

Il Nuovo Ordine Mondiale è alle Porte

Ma non è così come lo raccontano

Mentre scorrono sui teleschermi le immagini drammatiche di una guerra che non avevamo anticipato e che ci riporta indietro nel tempo, facendoci precipitare in un vortice di eventi che non avremmo mai pensato di dovere rivivere in questo secolo, si sprecano le analisi che parlano di un “nuovo ordine mondiale”: è un’espressione a volte infelice, che evoca uno scenario che va ben al di là della capacità di lettura da parte dei  mercati, degli investitori e di tutti noi che percepiamo anche nel nostro quotidiano un cambio di paradigma senza precedenti.

Dopo due anni di pandemia, che hanno contribuito a trasmettere un senso di fragilità collettiva determinando un cambio di prospettiva e di assetto dell’economia globale, ci troviamo ora di fronte al bivio più difficile: quello tra passato e futuro. Non sono certo stati due anni facili per nessuno: al contrario, incertezza e volatilità sono diventate le due caratteristiche dominanti del vissuto quotidiano, come pure negli equilibri che stanno cambiando i rapporti di forza fra i settori chiave dell’economia ed i mercati finanziari.

Sono in molti gli osservatori che si sono precipitati in queste ore a identificare negli eventi di queste settimane l’inizio di un cambio di paradigma che comporta, a tendere, un “nuovo ordine mondiale”, in grado di ridisegnare confini e rapporti di forza fra differenti sfere di influenza. 

Ci si può trovare più o meno d’accordo su questa linea di pensiero. Tuttavia, non è questa la questione più importante: ciò che conta è che al di là degli eventi tragici di queste settimane, siamo già entrati a tutti gli effetti in un “nuovo ordine mondiale”, che non è necessariamente quello che emerge a valle del conflitto militare attualmente in corso, ma che risulta legato alla più radicale accelerazione degli investimenti in innovazione su larga scala dagli inizi del secolo scorso. Non è un aspetto di poco conto e la posta in gioco non è mai stata così alta: c’è una linea terribilmente sottile che ci separa da un passato che ha segnato uno dei periodi più tristi e difficili della Storia dell’Europa ed un futuro che ha già da tempo messo in moto un ciclo di innovazione senza precedenti, frutto della convergenza fra energia, telecomunicazioni, robotica ed intelligenza artificiale. A shock esogeni non anticipati, dalla pandemia fino al conflitto attuale, si contrappone la magnitudo senza precedenti degli investimenti in innovazione: alle forze militari in campo, si contrappone la più significativa accelerazione dell’innovazione di sempre. L’innovazione risolve problemi, problemi che in un recente passato non si sarebbe potuto nemmeno immaginare: e sappiamo che “l’immaginazione è più importante della conoscenza” (Albert Einstein).

Se oggi un Paese, che è diventato teatro di una guerra su larga scala, è in condizioni di comunicare con il resto del mondo lo si deve ai satelliti di Starlink di Elon Musk che ha attivato la copertura dell’Ucraina alla fine dello scorso gennaio, come annunciato in un “tweet” di Mykhailo Fedorov , Ministro della Transizione Digitale del Governo Ucraino, secondo quanto riportato da Bloomberg (6 Marzo). Stando alle informazioni raccolte da Coinshares (10 Marzo), dagli inizi del conflitto le transazioni in Bitcoin sono cresciute del 231% in Russia e del 107% in Ucraina, con un picco del 300% nel corso della settimana passata: con la svalutazione del rublo prossima al 40% dagli inizi dell’anno e l’impossibilità di accedere agli ATM (Automatic Teller Machines), le cripto-valute si stanno rivelando come uno dei possibili beni-rifugio. Non sono gli oligarchi che si avvantaggiano delle transazioni in Bitcoin per evadere le sanzioni, ma la gente comune preoccupata di sopravvivere in un contesto di guerra.  Così Starlink e Bitcoin hanno fatto irruzione nel conflitto: solo 2 anni fa sarebbe stato impensabile.

Si sta profilando un “nuovo ordine mondiale” che non dipende solo dalle notizie che arrivano dai campi di battaglia, ma dalla magnitudo degli investimenti in innovazione accumulati passo dopo passo negli ultimi 25 anni: lo shock determinato in primis dalla pandemia e subito a seguire dal conflitto in Ucraina sta contribuendo ad accelerare la più rapida trasformazione dell’economia dagli inizi del secolo scorso, con al centro la più pervasiva e profonda transizione tecnologica mai riscontrata nella Storia. I mercati finanziari hanno accusato il colpo, con correzioni pesanti sia a livello di valori (-30/40%) che di tassi di interesse, che si prevedono in rialzo a partire dalle indicazioni che emergeranno dalla riunione della FED (Federal Reserve) questa settimana: ma non poteva essere diversamente, perché stiamo vivendo uno di quei momenti che è destinato a lasciare un’impronta indelebile nella Storia e che arriva dopo un ciclo di innovazione che è iniziato da più di 20 anni e che ora si appresta a ridisegnare gli assetti dell’economia su scala globale.

Se guardiamo oltre gli eventi drammatici di questi giorni, nel mezzo di una crisi geopolitica forse più grave di quella dei missili a Cuba nell’Ottobre del 1962, e concentriamo per un momento l’attenzione sui pattern che hanno segnato l’andamento dei mercati negli ultimi 120 anni è possibile anticipare che ne usciremo ancora una volta in un solo modo: puntando senza esitazioni sull’innovazione in quei settori che sono la chiave per stare al passo con il futuro che è già alle porte. È stato così in passato e non andrà diversamente anche questa volta. Le guerre, i conflitti possono ridisegnare i confini, innescare crisi umanitarie senza precedenti, ma il ciclo di innovazione che ha preso avvio più di 20 anni fa difficilmente può essere neutralizzato con l’uso della forza: anche i conflitti, quelli più drammatici e tragici eventualmente si superano, è stato così in passato e non andrà diversamente anche questa volta. 

Al di là degli eventi drammatici, delle sofferenze e dei sacrifici dovuti ad una delle più gravi crisi umanitarie che l’Europa si trova ad affrontare, dobbiamo ricordarci che investire in innovazione ha già dimostrato in passato di essere di una resilienza inattesa, in grado di superare le sfide più difficili che hanno segnato le generazioni che ci hanno preceduto. E per quanto lunghe, interminabili e buie siano le ore che trascorrono scandite inesorabilmente dai numeri delle vittime di una guerra destinata a lacerare profondamente il cuore dell’Europa, occorre ricordarsi che la diffusione su scala globale dei poli di innovazione ha contribuito a “democratizzare” l’accesso all’innovazione, creando una rete che allo stato attuale è sufficientemente resiliente e capace di assorbire shock sistemici, come quello che stiamo vivendo in queste settimane.

Le indicazioni che emergono dalle reazioni dei mercati fanno emergere un quadro di progressivo disallineamento fra il valore delle società tecnologiche quotate e quelle che sono in attesa di entrare nei listini dei principali mercati borsistici: le prime hanno subito una correzione che le ha portate in territorio pesantemente negativo (-50/60 %), a tutto favore di quelle società tecnologiche “private” che si stanno tenendo alla finestra, in attesa di tempi migliori per avviare il processo di quotazione. I margini di “arbitraggio” fra queste due “asset class” sono destinati ad ampliarsi nelle prossime settimane, creando i presupposti per una rotazione dei mercati finanziari che è destinata a reindirizzare risorse ed investimenti verso quei settori che promettono di trasformare radicalmente gli assetti dell’economia globale.

Energia, decentralized-finance (DeFi), blockchain e cripto-valute sono con la cyber-security i settori che si stanno dimostrando più resilienti, o come si usa dire “a prova di futuro” (ndr. future-proof): la liquidità che gli investitori stanno accumulando fuori dai mercati, oggetto in questi giorni un sell-off generalizzato nelle asset class piu’ mature, è indice di un cambio di velocità nelle decisioni di ri-allocazione dei capitali a favore di quei settori che sono allineati con le nuove sfide che stanno cambiando il mondo come lo avevamo fino ad oggi immaginato.

Non è difficile prevedere che il conflitto attualmente in corso sia destinato a durare più a lungo di quanto è lecito attendersi. Come pure non è difficile immaginare che gli shock sistemici che ne derivano richiederanno ancora più tempo per essere assorbiti, a fronte di costi sociali ancora tutti da quantificare. Viviamo ogni giorno in un clima diffuso di vulnerabilità collettiva che rende difficile ancorarsi a poche, fragili certezze: per questo è ancora più importante farsi trovare dalla parte giusta del cambiamento, perché solo così il “nuovo ordine mondiale” non sarà deciso sui campi di battaglia, ma dal talento e dalle intelligenze di molti, che non si arrendono alle difficoltà del presente, perché oltre l’orizzonte di queste giornate drammatiche il futuro è ancora nostro. 

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