CORONAVIRUS

GIMBE: una follia abbandonare le mascherine al chiuso

Novità dalla Fondazione GIMBE: dopo 5 settimane si inverte la curva dei contagi (+1,5% in 7 giorni). Calano ricoveri in area medica (-16,1%), in terapia intensiva (-16,4%) ed i decessi (-19,3%). Circolazione virale molto elevata. Novavax non decolla.

Riceviamo il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE che, nella settimana dal 2 all’8 marzo 2022, rispetto alla precedente, rileva un aumento lieve di nuovi casi (279.555 vs 275.376) (figura 1) accompagnato da un’altrettanto lieve diminuzione dei decessi (1.201 vs 1.488) (figura 2).

Figura 1
Figura 2

Anche i casi attualmente positivi sono in calo (1.011.521 vs 1.073.230), così come quelli in isolamento domiciliare (1.002.153 vs 1.062.066), i ricoveri con sintomi (8.776 vs 10.456) e quelli in terapia intensiva (592 vs 708) (figura 3).

Figura 3

Rispetto alla settimana precedente, queste le variazioni più importanti:

·       Decessi: 1.201 (-19,3%), di cui 95 riferiti a periodi precedenti

·       Terapia intensiva: -116 (-16,4%)

·       Ricoverati con sintomi: -1.680 (-16,1%)

·       Isolamento domiciliare: -59.913 (-5,6%)

·       Nuovi casi: 279.555 (+1,5%)

·       Casi attualmente positivi: -61.709 (-5,7%)

Per quanto riguarda i nuovi casi, Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, dichiara:«Dopo cinque settimane  si arresta la discesa dei nuovi casi settimanali, nonostante un calo del numero dei tamponi dell’8,8% rispetto alla settimana precedente. I nuovi casi si attestano intorno a 279 mila, con un incremento dell’1,5% e una media mobile a 7 giorni che sale da 39.339 casi del 1° marzo a 39.936 l’8 marzo (+5,8%)» (figura 4).

Figura 4

Infatti, nella settimana che va dal 2 all’8 marzo, si rileva da un lato un incremento percentuale dei nuovi casi in 12 Regioni, di contro in 9 si reperta una riduzione: la forchetta in questo caso è molto ampia, si passa invero dal +37,4% dell’Umbria al -12,7% del Lazio (tabella 1).

Tabella 1

In 49 Province, quasi la metà del totale, si registra un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente. Le Province con incidenza superiore a 500 casi per 100.000 abitanti salgono da 42 a 48 e sono: Lecce (1.035), Agrigento (924), Reggio di Calabria (920), Messina (906), Ragusa (859), Vibo Valentia (849), Trapani (842), Perugia (815), Ascoli Piceno (795), Fermo (763), Grosseto (737), Oristano (735), Matera (735), Siena (717), Terni (716), Siracusa (704), Bolzano (675), Crotone (669), Sassari (668), Lucca (668), Campobasso (645), Arezzo (636), Macerata (634), Ancona (633), Enna (633), Palermo (633), Venezia (632), Cosenza (631), Benevento (630), Caltanissetta (629), Livorno (582), Foggia (579), Padova (568), Chieti (564), Caserta (563), Rieti (560), Bari (559), Isernia (559), Frosinone (559), L’Aquila (556), Latina (555), Massa Carrara (553), Teramo (550), Potenza (548), Avellino (546), Cagliari (518), Taranto (518) e Pescara (516) (tabella 2).

Tabella 2

Per quanto concerne invece le attività di test, il numero totale dei tamponi eseguiti diminuisce ulteriormente portandosi dai 2.885.324 della settimana dal 23 febbraio 2022 al 1 marzo 2022, fino ai 2.632.634 della settimana scorsa, con un calo percentuale del -8,8%. In particolare i tamponi molecolari si sono ridotti del 10,7% (-78.190), mentre i rapidi dell’8,1% (-174.500) (figura 5).

Figura 5

La media mobile a 7 giorni del tasso di positività dei tamponi molecolari sale dal 9,2% al 9,5%, mentre per gli antigenici rapidi dal 9,7% al 11,2% (figura 6).

Figura 6

Parlando invece di ospedalizzazioni, la responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE, Renata Gili, ha affermato: «Sul fronte degli ospedali i posti letto occupati da pazienti COVID diminuiscono ulteriormente sia in area medica (-16,1%) che in terapia intensiva (-16,4%)». Nella fattispecie, dal picco di 1.717 ricoveri del 17 gennaio, questi scendono a 592 l’8 marzo, per quanto riguarda l’area critica; per quanto concerne invece l’area medica, si passa dai 19.913 al picco del 31 gennaio a 8.776 l’8 marzo (figura 7).

Figura 7

Il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti COVID, all’8 marzo, è del 13,5% in area medica e del 6,2% in area critica. Se da un lato Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria superano la soglia del 15% in area medica; di contro nessuna Regione va oltre la soglia del 10% in area critica (figura 8).

Figura 8

«Si conferma un’ulteriore riduzione degli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – la cui media mobile a 7 giorni scende a 43 ingressi/die rispetto ai 54 della settimana precedente» (figura 9).

Figura 9

Concludendo, per quanto riguarda i decessi, sono ancora in diminuzione: 1.201 negli ultimi 7 giorni (di cui 95 riferiti a periodi precedenti), con una media di 172 al giorno rispetto ai 213 della settimana precedente.

Apriamo quindi il capitolo Vaccini, parlando di somministrazioni. Alle 6.17 del 9 marzo 50.658.027 di persone, pari all’85,5% della popolazione, ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+19.150 rispetto alla settimana precedente) e 49.534.941, l’83,6% della popolazione, ha completato il ciclo vaccinale (+137.230 rispetto alla settimana precedente) (figura 10).

Figura 10

Il numero di somministrazioni, pari a 515.200, nell’ultima settimana è ancora in calo, con una media mobile a 7 giorni di 73.600 somministrazioni al giorno: si riducono del 32,8% le terze dosi (n. 341.373) e del 24,5% i nuovi vaccinati (n. 29.474) (figura 11).

Figura 11

Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età – si passa dal 99,3% degli over 80 al 37,1% della fascia 5-11 –  così come dal lato dei richiami, che negli ultrottantenni hanno raggiunto l’88,5%, tra i settantenni l’87,2% e l’83,7% tra i sessantenni (figura 12).

Figura 12

Un altro elemento che desta preoccupazione è il numero di nuovi vaccinati: nella settimana dal 2 all’8 marzo si registra un ulteriore calo dei nuovi vaccinati: 29.474 rispetto ai 39.036 della settimana precedente, un calo del -24,5%. Di questi il 17,9% è rappresentato dalla fascia 5-11: 5.290, un numero letteralmente dimezzato rispetto alla settimana precedente (-50,1%). Nonostante l’obbligo vaccinale e l’obbligo di green pass rafforzato sui luoghi di lavoro, tra gli over 50 il numero di nuovi vaccinati scende ancora, attestandosi a quota 9.682 (-11,5% rispetto alla settimana precedente) (figure 13 e 14).

Figura 13
Figura 14

Una novità è rappresentata da Novavax, il nuovo vaccino. Dal 28 febbraio ne sono state somministrate 11.595 dosi, di cui il 59,2% in persone over 50, la maggior parte delle quali in età lavorativa. «La speranza – commenta Cartabellotta – che questo vaccino, basato su una tecnologia più tradizionale rispetto agli innovativi vaccini a mRNA, potesse convincere gli indecisi è stata disattesa. Purtroppo, sul fronte dei nuovi vaccinati nessun boom».

Un ulteriore campanello d’allarme è dato dal numero di persone non vaccinate: queste, al 9 marzo, sono più di 7 milioni, di cui 2,34 milioni guarite da COVID-19 da meno di 180 giorni e perciò temporaneamente protette (figura 15):

Figura 15

le persone attualmente vaccinabili sono dunque circa 4,67 milioni, un dato che non tiene conto delle esenzioni di cui non si conosce il numero esatto. Per quel che riguarda la fascia 5-11 anni, al 9 marzo in questa fascia d’età sono state somministrate 2.373.493 dosi: 1.362.161 di bambini e ragazzi hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 1.186.667 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale che si attesta al 37,1% con nette differenze regionali che vanno dal 20,1% della Provincia Autonoma di Bolzano al 53,5% della Puglia (figura 16).

Figura 16

Il rapporto prosegue informandoci sullo stato delle “terze dosi”: di queste, al 9 marzo, ne sono state somministrate 37.938.907, con una media mobile a 7 giorni di 48.768 somministrazioni al giorno. In base alla platea ufficiale che al 4 marzo ammonta a  45.820.994 di individui, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è dell’83% con nette differenze regionali: dal 77% della Sicilia all’86,7% della Valle D’Aosta (figura 17).

Figura 17

Delle 7.882.087 persone che ancora non hanno ricevuto la dose booster, più di 2,8 milioni potrebbero riceverla subito, mentre gli oltre 4,5 milioni guariti da meno di 4 mesi non sono candidati a riceverla nell’immediato. Di “quarte dosi”, invece al 9 marzo ne sono state somministrate 18.973. La quarta dose,  attualmente, è indicata solo per le persone immunocompromesse che hanno completato il ciclo primario con tre dosi. In base alla platea ufficiale, che al primo marzo contava 804.603persone, il tasso di copertura nazionale per le quarte dosi è del 2,4% con nette differenze regionali: dallo 0% di Provincia Autonoma di Bolzano e Basilicata al 14,9% del Piemonte (figura 18).

Figura 18

In conclusione viene analizzata l’efficacia dei vaccini anti SARS-CoV-2, a questo riguardo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano che si ha una riduzione dell’efficacia a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare:

·       l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 63% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 43,6% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 62,5% dopo il richiamo;

·       l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dall’85,1% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’82,1% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 92,2% dopo il richiamo.

Complessivamente dunque, nelle persone vaccinate con ciclo completo  – più eventuale dose di richiamo – rispetto a quelle non vaccinate, considerando le diverse fasce d’età, si riduce l’incidenza

·       di diagnosi (del 58,2-76,2%),

·       ma soprattutto di malattia grave (del 73,6-88,3% per ricoveri ordinari; del 78,1-91,7% per le terapie intensive)

·       nonché di decesso (del 78,7-90,4%) (figura 19).

Figura 19

«Il recente incremento dei nuovi casi – conclude Cartabellotta – consegue verosimilmente all’interazione di vari fattori: rilassamento della popolazione, diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2, persistenza di basse temperature che costringono ad attività al chiuso, verosimile calo della protezione vaccinale nei confronti dell’infezione dopo qualche mese dalla dose booster. In ogni caso, al di là delle motivazioni, i dati dimostrano che la circolazione del virus è ancora molto elevata: quasi 40 mila nuovi casi al giorno, oltre 1 milione di positivi e un tasso di positività dei tamponi all’11,4%. Serviranno 7-10 giorni per capire se la risalita della curva coincide con l’inizio di una nuova ondata, con successivo impatto sugli ospedali, o si tratta semplicemente di un rimbalzo. Nel frattempo, indipendentemente dalla scadenza dello stato di emergenza, è pura follia pensare di abbandonare l’utilizzo delle mascherine al chiuso, fondamentali per contenere il più possibile la trasmissione del contagio, vista anche la limitata efficacia del vaccino nel ridurre il rischio di infezione. Sul fronte delle vaccinazioni, considerato che un’ampia fetta della popolazione è suscettibile al contagio, rimane prioritaria la somministrazione del ciclo primario a 4,67 milioni di persone e del booster a 2,8 milioni, in particolare agli over 50 a rischio elevato di malattia grave».

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