GUERRA RUSSIA-UCRAINA

La guerra via social

Propaganda, disinformazione e collettivi di hacktivisti su telegram

In Italia è ripresa da alcune settimane la macchina social-propagandistica: migliaia di gruppi sulle principali piattaforme di aggregazione sociale sono stati creati – o si sono riconvertiti – alla propaganda filorussa e anti-ucraina. Come è stato sottolineato da alcuni autori, l’odio genera potenza coesiva, consente di mobilizzare le masse e ottenere consenso. 
Si tratta di una “manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni delle masse” che permette a coloro i quali padroneggiano questo “dispositivo sociale” – le famigerate echo chamber – di avere un potere invisibile. Orde di gruppi no-vax che diffondono messaggi e video manipolati – i c.d. deepfake – al punto che lo stesso Copasir, per mezzo di alcuni suoi componenti, ha annunciato di dover vigilare dinnanzi al rischio che social e piattaforme informatiche siano utilizzati per influenzare l’opinione pubblica e, a catena, condizionare le scelte delle forze politiche e dei governi.
Meta è già intervenuta bloccando decine di profili italiani falsi collegati a siti che si mascheravano da organi di informazione indipendenti.

Tutto questo avviene anche, e soprattutto, da parte di russi e ucraini. L’israeliana Check Point Research ha notato, nei soli primi tre giorni del conflitto, un aumento di attacchi cyber ai danni dell’Ucraina del 196% organizzati attraverso campagne Telegram su gruppi dove vengono coordinate le attività e successivamente ne vengono divulgati gli esiti. Anche Microsoft ha rilevato dal 28 febbraio un aumento di malware verso agenzie governative e istituzioni militari ucraine, con Conti e XakNet schierati a supporto di Putin.
Anche dall’altro lato della barricata vi sono gruppi, come Anna e Marco che nulla hanno a che vedere con la canzone di Lucio Dalla, con centinaia di migliaia di membri ove si riuniscono tanto hacker quanto semplici simpatizzanti per organizzare attacchi DDoS o phishing.

fonte Check Point Research
fonte Check Point Research

Senza considerare l’IT Army, il cui gruppo telegram conta oltre cinquantamila iscritti, dove vengono comunicati con cadenza quasi oraria dei bersagli (di norma indirizzi IP) con tanto di orari di inizio e di fine attacco. Sono previste anche delle chat con tool per i meno esperti, dove la speranza di fare numero si scontra con i dubbi sulla reale efficacia

Non mancano poi i tentativi di truffe, con alcuni gruppi Telegram contenenti decine di migliaia di utenti che mirano a “raccogliere fondi per l’Ucraina” attraverso Bitcoin o Ethereum, ma che secondo gli esperti hanno l’unico scopo di rubare fondi con la scusa di donazioni altruistiche. Anche per tale ragione Pavel Durov, il fondatore di Telegram, si è detto pronto a prendere in considerazione di limitare parzialmente o totalmente di determinati canali in modo da impedire di abusare della piattaforma per questi vili scopi.

fonte Check Point Research

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