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Comunicare (?!) – Terzo episodio, con una lettura consigliata e qualche “obliterazione” sconsigliata

Della burocrazia, che secondo il Vocabolario Treccani, è “il complesso dei funzionarî che, articolati in varî gradi gerarchici, svolgono nello stato le funzioni della pubblica amministrazione”, non si può fare a meno. Non è dunque inutile, anche se può essere dannosa, perché da noi una burocrazia ipertrofica e poco efficiente si pone come una barriera tra i cittadini (e non solo gli sprovveduti Renzi Tramaglini) e i governanti. E molto ho capito della burocrazia odierna leggendo un “agile volumetto”, come si usa dire, che è l’editio minor (e sempre questo inglese, ahahah!) di uno studio ben più importante: poche pagine chiare di Guido Melis (La burocrazia, Bologna, Il Mulino) che ci fanno capire come si sia trasformata dalla nascita dello stato italiano a oggi. Ma che ci fanno anche capire che una burocrazia “sana” è indispensabile.

Qualcuno disse che le leggi dovevano essere scritte in modo da essere comprensibili ai tredicenni. Ora la situazione è cambiata: non tanto perché i testi delle leggi siano stati resi più comprensibili, ma perché la comprensione di “testi semplici” è ormai fuori della portata anche di molti diciottenni (votanti!). Una antica allieva di Zia Biancaneve le ha raccontato un episodio raccapricciante: in un’ultima classe di liceo ben 4 (QUATTRO) allievi non conoscevano il significato dell’aggettivo AVARO. Non di “pleonastico”, “policentrico”, “inzaccherato”, “diagnostico” (che comunque all’ultimo anno delle superiori sarebbe normale conoscere): NoNoNo, avaro! Buon per loro, possiamo pensare, essendo evidentemente circondati da persone generose… generose? Ma sapranno cosa significa “generoso”? 

Comunque un intervento risanatore dovrebbe svilupparsi su due fronti: quello di chi comunica e quello di chi la comunicazione riceve.

Per i primi, specialmente per leggi, decreti e regolamenti, ci vien fatto di pensare che avranno bisogno di un buon oculista: “Visto l’art… Visto il DDL…Visto…” alla fine gli occhi si stancano. Queste doverose indicazioni potrebbero rimanere, per le leggi, nella Gazzetta Ufficiale, per le norme e i regolamenti in archivio in modo da farli giungere così “alleggeriti” ai destinatari. E la lingua utilizzata dovrebbe essere un italiano corretto, chiaro e non passibile di fraintendimenti, altrimenti è burocratese (termine col quale, secondo la Treccani, “si indicano, con accezione negativa, lo stile comunicativo e il linguaggio inutilmente complicato utilizzati da amministrazioni e istituzioni pubbliche nelle comunicazioni (prevalentemente scritte) connesse allo svolgimento dei loro compiti di mediazione tra le prescrizioni normative, le strutture che devono curarne l’applicazione e le categorie di cittadini cui sono destinate).

Zia Biancaneve ha trovato una chicca in internet: siamo all’8 MAGGIO 2002https://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/08-05-2002/direttiva-semplificazione-linguaggio  dunque, forse… allora vediamo cosa è successo dopo questa direttiva.

Per curiosità ho guardato la prima pagina della Gazzetta Ufficiale del 28 FEBBRAIO 2022; tra la testata e il sommario ho letto: “Al fine di ottimizzare la procedura di pubblicazione degli atti in Gazzetta Ufficiale, le Amministrazioni sono pregate di inviare, contemporaneamente e parallelamente alla trasmissione su carta, come da norma, anche copia telematica dei medesimi (in formato word) al seguente indirizzo di posta elettronica certificata: [email protected], curando che, nella nota cartacea di trasmissione, siano chiaramente riportati gli estremi dell’invio telematico (mittente, oggetto e data)”. 

E qui ci si rivolge alle Amministrazioni; ma non sarebbe stato possibile scrivere: “Al fine di ottimizzare la procedura di pubblicazione degli atti in Gazzetta Ufficiale, le Amministrazioni sono TENUTE Apregate di inviare, contemporaneamente ALLA VERSIONE CARTACEA, e parallelamente alla trasmissione su cartacome da norma, anche [e anche qui si potrebbe discutere: perché non solo la versione telematica? Non ci stiamo riempiendo la bocca con questa digitalizzazione? E allora?] copia telematica degli atti i medesimi (in formato word) al seguente indirizzo di posta elettronica certificata: [email protected], curando che, nella nota cartacea di trasmissione, siano chiaramente riportati gli estremi dell’invio telematico (mittente, oggetto e data) [e torniamo alla digitalizzazione]”. 

E, ancora più semplicemente: “Per la loro pubblicazione in G.U., gli atti devono essere trasmessi dalle Amministrazioni in formato word all’indirizzo…” Troppo difficile? Mah! 

Di nuovo per curiosità, sfogliando la Gazzetta ufficiale, a caso, sono andata a leggere la “Disciplina per il riconoscimento della denominazione di origine controllata degli oli di oliva vergine ed extravergine” comparsa esattamente 30 anni prima (28 febbraio 1992), dove ho trovato, all’art. 4, comma 2: “Il riconoscimento della denominazione di origine controllata, la delimitazione della relativa zona di produzione e di trasformazione e l’approvazione disciplinare di produzione vengono effettuati contemporaneamente con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste previo parere del Comitato Nazionale di cui all’articolo 14”. E fin qui tutto bene: il testo è chiaro; ma Monsieur de La Palice potrebbe essere l’autore dell’articolo 7: “Dalla data dell’entrata in vigore dei decreti di riconoscimento di cui all’articolo 4, comma 2, le denominazioni di origine controllata non possono essere usate se non in conformità a quanto stabilito nei decreti medesimi”. Ma NOOOO!!!! DAVVERO?! Difficilmente si sarebbe potuto pensare il contrario.

Ma dobbiamo stupirci, noi che viviamo in un paese dove i biglietti non si timbrano ma si OBLITERANO, dove invece di vietare È FATTO DIVIETO? Ciò non significa comunicare con faccine o con “Tu Tarzan io Jane”, come in altri settori si tende a fare, bensì ricordando il monito di Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere: “Occorrerà resistere alla tendenza di render facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato”… ma sempre, naturalmente, “con juicio!”. 

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