AEROSPAZIO

Sotto una luna storta?

Per la missione Artemis, che riporta l'uomo sulla Luna, verrà utilizzato il motto della sfortunata missione Apollo 13: la NASA riafferma il primato della scienza sulla superstizione

L’esplorazione spaziale è una delle imprese più razionali e tecnologicamente avanzate messe in piedi dall’uomo. Un contesto dove la scienza, la precisione, la logica, imperano indiscusse. 

Per far decollare un razzo, portarlo in orbita, e ricondurlo con successo a terra, equipe altamente specializzate lavorano per anni, prevedendo e risolvendo in anticipo tutti i problemi che possono essere incontrati durante la missione. In questo modo, quando una vera emergenza si dovesse presentare, si ha già un piano preciso da attuare e non si deve improvvisare con esiti incerti.

Eppure, nel mondo iper-razionale degli equipaggi di volo, e tra gli specialisti dei centri di controllo a terra, resistono piccole e grandi superstizioni. Un modo di riconoscere che anche in un campo così razionale, l’imponderabile gioca sempre un ruolo.

Per decenni gli astronauti russi ed occidentali che sono decollati dal cosmodromo di Baikonur hanno seguito la tradizione di fare pipì contro la ruota del pulmino che li porta alla piattaforma di lancio prima di salire sul proprio razzo. Fu il leggendario Yuri Gagarin, primo uomo ad andare nello spazio, ad inaugurarla il 12 aprile 1961 – anche agli eroi messi di fronte alla sfida più pericolosa della propria vita può scappare. Una tradizione talmente radicata che le astronaute la fanno in anticipo in un contenitore, per poi svuotarlo sulla ruota al momento giusto.

Fu invece l’ingegnere di volo responsabile della traiettoria della missione Ranger 7, Dick Wallace, ad inaugurare la tradizione delle arachidi fortunate il 28 luglio 1964. Nessuna delle sonde Ranger era fino a quel momento riuscita ad effettuare un allunaggio con successo, e il clima nella sala di controllo era estremamente teso. Wallace ebbe l’idea di passare in giro delle arachidi che aveva con sé, per calmare i nervi dei colleghi. Ranger 7 allunò con pieno successo, e da allora le arachidi non mancano mai in occasione di un volo.

Una missione particolarmente sfortunata – sebbene a posteriori il leggendario direttore di volo Gene Kranz l’abbia definita un fallimento di grande successo – fu Apollo 13. Come raccontato nell’iconico film omonimo del 1995 con Tom Hanks, prima della partenza i giornalisti chiesero all’equipaggio se non fossero preoccupati a partire con il 13, numero che negli Stati Uniti è considerato sfortunato. La risposta dell’astronauta Ken Mattingly nel film – sebbene probabilmente apocrifa – fu Io ho messo un gatto nero sopra uno specchio rotto sotto la scala del modulo lunare e devo dire che non abbiamo avuto alcun problema.

Di problemi invece ne ebbero parecchi: un serbatoio di ossigeno liquido del modulo di servizio esplose, e solo a stento, improvvisando nei fatti una nuova missione, i tre astronauti poterono tornare sulla Terra incolumi.

La missione Apollo 13 fu anche caratterizzata dalla patch di missione forse più bella in assoluto tra quelle del programma. Tre cavalli sfrenati ed appaiati, al galoppo nel cielo tra la Terra e la Luna. Su un lato della patch, il motto della missione: Ex Luna, scientia, vale a dire Dalla Luna, la conoscenza.

Sebbene molto bella e particolarmente cara agli appassionati dello spazio per il suo significato simbolico, la patch ed il suo motto rimangono comunque legati, come detto, ad un momento estremamente sfortunato dell’esplorazione lunare.

Come raccontato altre volte su queste pagine, l’umanità si prepara a ritornare sulla Luna in tempi relativamente brevi, questa volta con l’obiettivo di costruire una base scientifica permanente. Il compito è affidato al programma Artemis della NASA, per il quale SpaceX ha ottenuto – tra pretenziosi ricorsi legali di cui abbiamo raccontato – l’incarico di costruire il modulo di allunaggio.

La prima missione Artemis si svolgerà utilizzando una capsula Orion e, come da tradizione negli ultimi anni, la NASA ha idealmente dato modo di partecipare agli appassionati di tutto il mondo. Come per le missioni dei rover marziani, a bordo di Artemis ci sarà un supporto digitale su cui saranno impressi i nomi di quanti in spirito vogliano partecipare al volo. Per farlo, basta andare sul sito della NASA, iscriversi con i propri dati personali, e ricevere in cambio un simbolico Boarding Pass.

Ora, anche volendo essere iper-razionali, non si può non percepire un tremito nella Forza allorquando sul lato destro del Boarding Pass si legge il motto della missione: Ex Luna, scientia.

Utilizzare per il nuovo corso delle missioni lunari il motto della missione più sfortunata del programma Apollo è senza dubbio un modo per la NASA di gettarsi alle spalle definitivamente la cosa, e riaffermare meritevolmente il primato della scienza sulla superstizione.

Ma sarà forse bene che gli astronauti di Artemis trovino una ruota bella grossa, non si sa mai….

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