ENERGIA

Non ci hanno pensato

Politicamente scorretto guardarsi attorno a cercare gas e farcelo portare, magari da Amazon ?

Il premier Draghi dice in Parlamento che non si è fatto molto per differenziare e rendere indipendente l’approvvigionamento energetico italiano. Scoppia l’applauso. Il nostro Parlamento ha l’applauso facile, la sua competenza, generale e specifica, non supera quella di Zelig. Quando Napolitano accettò il secondo mandato, fece una dura reprimenda contro l’incapacità della politica e fu sommerso dagli applausi. Nel fustigare i costumi, il poeta latino Orazio diceva, di che ridi ? Si parla di te. Oggi, ringalluzziti dall’esperienza della pandemia, tutti si ergono a esperti. Merito dell’avere trasformato il seggio nell’emiciclo in un posto di lavoro a 12mila al mese più infinite prebende. Chiudiamo ? Chiudiamo. Apriamo ? Apriamo. TAV no, ma se si va a elezioni allora TAV sì. TAP (e arriviamo) da contrastare con l’esercito ma solo sotto rielezione. Nucleare solo se pulito, come dire bomba H sì ma solo se non mi diserba il giardino di casa. 

Ovvio che ci sbalordiscano il patriottismo degli ucraini arruolati, la solidarietà che viene dalla storia dei polacchi che accolgono veri derelitti in fuga dalla guerra con donne e bambini, non giovanottoni single pieni di vigore. Noi non risolviamo problemi, facciamo cause identitarie: sono anni che sappiamo di essere sotto schiaffo per il gas ma volete occuparvi di queste miserie quando abbiamo un problema di liquidità gender ? Abbiamo smorzato il nucleare quando alla fine degli anni 50 c’era già Latina, poi c’era Trino Vercellese. Quando c’era Caorso già in funzione con qualche acciacco, Montalto di Castro (tutto illuminato, ci passate sotto se fate l’Aurelia), un piano di 12 GW da fare insieme alla Francia. Smorzato senza prevedere una moratoria, un piano alternativo. L’incidente di Three Mile Island non lo aveva notato nessuno, quello di Chernobyl era un frutto del comunismo quindi fiato alle trombe Turchetti.

Ora, chi ci dà gli 80 miliardi di mc di GN che ci servono ? Il 40% la Russia (qualcuno in stato confusionale evoca il raddoppio tramite Nord 2 fermato dai tedeschi, che di solito non sono scemi: credete che ora sia il momento ? ), il 10% l’Algeria via Cipro (e siamo volati subito ad Algeri proponendo chissà quali baratti geopolitici per raddoppiare), altro 10% l’Azerbaijan che arriva in Puglia, un 5% autoctono ma raddoppiabile (sì ma come, se nell’Adriatico trivellano, e da gran tempo, solo i croati ? E occhio che dire Croazia equivale a dire Germania,  che vide subito nella fine della Jugoslavia lo sbocco al Mediterraneo). Questo gas era un nemico da combattere, il Grande Inquinatore. Non era un problema da affrontare, il problema vero era istituzionalizzare i venerdì della giovane svedese. Nel silenzio generale, l’immensa quantità di metano di origine vulcanica sottomarina continua a generare effetto serra e chi gli può dire niente ? E’ come la barzelletta del gorilla di 500 kg: dorme ‘ndo je pare.

Una rilevante quota di gas arriva liquefatta (GNL) attraverso le gasiere e viene rigassificata sul posto, in impianti al largo. Infatti, per ridurre il volume di circa 600 volte, il gas viene liquefatto a -160° e stivato mantenendo quella temperatura, con qualche comprensibile precauzione. E’ come prendere un cubo di 1 metro di spigolo e farlo diventare 5 lattine di Coca-Cola, mantenendo la pressione atmosferica. Oggi, poco più del 5% del consumo italiano arriva dalle gasiere. Nella valutazione di economicità differenziale tra gasdotti e filiera del GNL (argomento del quale, come sapete, i nostri politici si occupano freneticamente giorno e notte) va tenuto conto degli investimenti non ricorrenti, dei costi di gestione e manutenzione e del costo di trasporto via nave, variabile sulla base del prezzo corrente del gas trasportato e quindi poco predicibile; inoltre, teniamo presente che lo stoccaggio in nave è anche una forma di riserva speculativa, un po’ come avveniva per le granaglie, tenute in navigazione finchè il prezzo allo sbarco non saliva (Ferruzzi nel secolo scorso fu un genio in questo).

Il rigassificatore è un’infrastruttura particolare, da porre ben al largo per la delicatezza e pericolosità delle operazioni. Prendiamo il caso del rigassificatore di Porto Viro (Rovigo), che consta di una base a terra e di una piattaforma off-shore. Entrato in esercizio nella seconda metà del 2009, il terminale di rigassificazione gestito dalla Società Adriatic LNG  è rifornito in massima parte dal giacimento metanifero North Field, in Qatar. Una volta estratto e ripulito dalle impurità il gas raggiunge lo stato liquido in loco, viene caricato sulle navi metaniere e trasportato in Italia (con cadenza bisettimanale, coprendo i 7.139 km della rotta dal Qatar al Mare Adriatico) dove lo raggiungono i gas provenienti via nave da altri 4 Paesi (Egitto, Trinidad e Tobago, Guinea Equatoriale e Norvegia). La rigassificazione come operazione è semplice: consiste nel riscaldamento controllato del GNL fino al punto in cui ritorna gassoso con una naturale espansione del suo volume, poi il gas viene convogliato nella rete nazionale del gas attraverso metanodotto. 

A Panigaglia (La Spezia) ne esiste un altro, e un altro, quasi solo per bellezza, si trova al largo di Livorno. Incide molto sulla loro adozione una cautela riguardo agli incidenti possibili, che datano però anni in cui la tecnologia era assai più primitiva, come nel caso catastrofico del 1944 in Ohio (che non è sul mare) con 131 vittime. Sui rigassificatori la Croazia batte l’Italia, ci dice Il Sole 24 Ore. Mentre Trieste ha perso il progetto di costruire un terminale a Zaule, bocciato come sempre da motivi ambientali e ovviamente dall’opposizione interessata dei croati, Zagabria ha ottenuto due finanziamenti europei per 102 milioni, destinati a costruire nell’Alto Adriatico un rigassificatore sull’isola di Veglia (l’impronunciabile Krk). Altri 40 milioni di finanziamento arrivarono per il progetto croato-sloveno di miglioramento del sistema di trasporto dell’energia elettrica in alta tensione. L’unico progetto di un package di 18 approvati per quasi 500 milioni, che coinvolgeva in qualche misura l’Italia, sempre per il Sole 24 Ore, riguardava un finanziamento di studi archeologici lungo il tratto greco del gasdotto Tap. Non meritiamo l’estinzione ?

Oggi si parla del carbone e viene da sorridere, era la madre di tutti i nemici. Ho ancora nelle narici l’odore di quando  nostra madre ci portava da bimbi a vedere i treni in stazione e c’erano le ultime gucciniane locomotive. Da accantonare del tutto nel 2025, cioè domattina. Ora invece da riattare per le nostre docce calde. Applausi del Parlamento filo-verde, silenzio del Ministro Transitorio. Sette impianti tra Sardegna, Lazio, Puglia, Liguria,  Friuli Venezia Giulia e Veneto, 5 dell’ENEL e 2 di A2A. Per un totale di 6-7 GW, il maggiore è Brindisi con oltre 2500 MW di potenza. In tutto, parliamo di circa 50 TWh annui, laddove il fabbisogno elettrico annuo italiano ben oltrepassa i 300 TWh. E’ sempre qualcosa. Ai tempi della metanizzazione del gas di città si reclamizzava: il metano ti dà una mano. Il carbone pure. E il Parlamento:  carbonizziamo ? Carbonizziamo.

Dove altro si può raggranellare del gas ? Guardiamo qui e sbrigliamo la fantasia, cioè la geopolitica perché di questo trattasi. Iran, Nigeria, India. I circa 50 miliardi di mc dell’Egitto, se gestiti da gente in gamba come era Mattei, potrebbero anche aiutare, con molta realpolitik, a portare un po’ di luce sul povero Regeni, oltre che nelle nostre case e fabbriche. Se ci fosse un Mattei. Ci vuole politica, politica con le palle. Il nucleare “pulito” ha tempi da 10 a 20 anni e non è un’opzione tattica, vanno studiati mille scenari tecnologici e geopolitici, è stato vilipeso per troppo tempo e stavamo per comprarci i catorci arrugginiti dei francesi: l’unico accenno di pensata, nata morta. Politica realistica, capire gli interessi in uno scacchiere ancora liquido nonostante Putin.

Come in tutto, potevano pensarci, non ci hanno pensato. Ci teniamo il Parlamento che applaude. Ditemi dove devo schiacciare il pulsante del sì o del no. E allora fuori, tecnopolitici, tutti a scavare il gas, come dice la canzoncina con le mani, con le mani … E a pensare una strategia possibilmente non identitaria e inclusiva, non, sempre secondo la canzoncina, con il culo, con il culo …  Scusate, a volte ci vuole. Forza, fratelli ucraini.

L’impianto di Krk (fonte: il Sole 24 Ore)

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