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La spettacolarizzazione della notizia è controproducente?

E’ sacrosanto proteggere i nostri inviati nelle zone di guerra, ma la mancanza di trasparenza e naturalezza può distorcere la percezione dell’ascoltatore e ridurre l’importanza attribuita alla notizia.

Se riusciamo ad avere notizie aggiornate dai territori in guerra lo dobbiamo agli eroici corrispondenti che ogni giorno rischiano la vita per raccogliere storie e testimonianze sul campo.  E’ fondamentale proteggere i nostri inviati in zona di guerra:  elmetto e giubbotto antiproiettile servono a proteggerli da agguati, esplosioni, spari di cecchini e altri attacchi a sorpresa.   

Il lavoro dei corrispondenti è ancora più importante in quest’ultima guerra in Ucraina perché ci aiutano a distinguere le fake news dalla realtà e a decodificare la narrativa tessuta ad arte da entrambi gli schieramenti.  

Ma l’eccessiva spettacolarizzazione della notizia può essere controproducente, ne va dell’impatto del racconto e in alcuni casi gli effetti sono anche comici. 

Sappiamo che siete in zona di guerra e siamo preoccupati per voi, ma se c’è un momento di calma e l’effetto “vi parlo concitata perché siamo in guerra e tra un po’ vi devo lasciare” viene annientato dal contesto di normale regolarità quotidiana, qualcosa stona nell’immagine.

Per carità, la priorità no. 1 è la protezione e la direzione potrebbe avervi obbligato ad indossare elmetto e giubbotto antiproiettile durante qualsiasi collegamento dall’Ucraina.  Oppure per motivi legali o di copertura assicurativa dovete indossarli sempre.  

Attenti all’effetto boomerang. Il reporter per l’uragano fa finta di non riuscire a reggere il vento a 100 kmh.  L’inviata in Ucraina esagera con il casco “PRESS” e le malelingue si domandano “non è che doveva nascondere la ricrescita?”

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