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Comunicare (?!) – Primo episodio

Una lingua dovrebbe servire a comunicare. In altri termini: ciò che chi ascolta capisce dovrebbe coincidere con quello che chi parla vuole comunicare. Va bene, ma non sempre chi parla e chi ascolta possiedono gli strumenti (rispettivamente) per comunicare e per comprendere. E parliamo di singole persone. Ma quando a comunicare sono le istituzioni e a recepire il messaggio sono i cittadini, il discorso cambia: almeno le prime questi strumenti dovrebbero possederli e utilizzarli. 

Partiamo da un esilarante messaggio del Servizio Pubblico, nella fattispecie delle informazioni sul traffico (Onda verde, per intenderci): “L’incidente è stato ripristinato”: FORMIDABILE!!!! Zia Biancaneve vede già un’ambulanza tornare indietro e gli infermieri deporre i feriti là dove li hanno raccolti, il carro attrezzi rimettere le automobili nel punto da cui le hanno agganciate, le auto della polizia stradale tornare alla base. E che dire del “traffico rallentato a causa del traffico intenso”? MERAVIGLIOSO!!!! Fosse solo questo… pittoresco ma non (tanto) grave: il cittadino può facilmente estrapolare da questo marasma logico il senso profondo: “La circolazione è stata ristabilita in seguito all’incidente”, “La circolazione è rallentata dall’intensificarsi del traffico” o “Il traffico intenso provoca rallentamenti”.

E qui siamo solo all’esegesi (facile) di espressioni improprie e di un linguaggio che possiamo signorilmente definire arrabattato. Grave è invece l’uso non solo improprio, ma che suggerisce un significato opposto, di alcuni termini, come “piuttosto”. Piuttosto è un avverbio che indica un’alternativa (la migliore) tra due o più possibilità: se fa freddo è meglio indossare un maglione, piuttosto che andarsene in giro in costume da bagno. Preferisco andare al cinema, piuttosto che dal dentista. E gli esempi si possono ovviamente moltiplicare. Invece capita (spesso, purtroppo) di ascoltare persone, anche fornite di un certo livello di istruzione, che lo utilizzano attribuendogli un significato opposto, corrispondente ad: “anche”, “come pure”, “inoltre” etc. E questo è grave, soprattutto quando quest’uso improprio (o no? Verosimilmente sì, come suggerirebbe il contesto), come è capitato a un’amica di Zia Biancaneve si ritrova nel foglietto illustrativo di un farmaco!!! 

Ma come può essere nata una tale aberrazione? Zia Biancaneve non lo sa, ma è certa che gli esperti lettori di Infosec News ne siano a conoscenza… 

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