AEROSPAZIO

La cooperazione degli Stati sulla ISS minacciata dalla guerra in Ucraina

Il presidente dell'agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmitry Rogozin, in risposta alle sanzioni di Biden minaccia di lasciar precipitare la piattaforma di ricerca su Stati Uniti o Europa

Non credevo nella mia giovane età di finire col trattare di simili eventi di guerra, non perché non siano comuni, anzi, il globo è quotidianamente costellato da diatribe, dalla cassa di risonanza inferiore, che sfociano in barbariche guerre, retaggio di un passato poco civilizzato, quanto perché da giovane occidentale mi sono ritrovato a riviverle unicamente dal libro di storia. La vicinanza del conflitto e le possibili conseguenze che potrebbero derivarne per tutti noi, dal nostro punto di vista la catapultano per forza di cose su di un altro livello.

Ora, consideriamo che precedentemente a questo screzio internazionale avevano visto la luce diverse cooperazioni, e che guarda caso riguardino lo spazio, materia di cui tratto usualmente. Primo fra tutti ci viene da pensare al simbolo della cooperazione per eccellenza, la ISS, frutto della collaborazione di Canada, Giappone, Europa, ma soprattutto USA e Russia.

È naturale pensare che simili eventi possano andare a minare il buon esito e l’atmosfera cooperativa sin qui raggiunta da queste missioni internazionali, al di là delle ragioni, che stanno un po’ qui, un po’ là, un po’ da nessuna parte, ma risulta disturbante pensare che possa esistere mente tanto malata da impiegare la ISS pubblicamente come subdola e agghiacciante forma di ricatto.

Parlo delle esternazioni spiazzanti del presidente dell’agenzia spaziale russa Roscosmos, Dmitry Rogozin, che, in risposta alle “terribili” sanzioni di Biden, ha fatto temere il peggio tramite una serie di tweet.

La minaccia in pratica consisterebbe nel lasciare precipitare la piattaforma di ricerca sulla Terra, in particolare sugli Stati Uniti o l’Europa.

Dmitry Rogozin

“Vuoi distruggere la nostra cooperazione sulla ISS?”, “Oppure vuoi gestirtela da solo?” …e ancora: “Se blocchi noi chi salverà la ISS da un deorbiting incontrollato in cui possa cadere sugli Usa o l’Europa? C’è anche la possibilità che una struttura da 500 tonnellate cada sull’India o la Cina”. “Per evitare che poi le sanzioni ti si ritorcano contro, e non solo in senso figurato, ti suggerisco di non comportarti come un giocatore irresponsabile”.

Sono dichiarazioni che non rendono giustizia all’intelletto e al progresso che sosteniamo di aver raggiunto, e che l’ISS fino ad oggi sembrava rappresentare rimanendo avulsa dagli screzi sottostanti.

Ma è da ritenersi fattibile uno scenario del genere?

Allo stato delle cose, i moduli principali della ISS sono strettamente interdipendenti: la stazione si appoggia da una parte ad un sistema di propulsione russo per mantenere l’orbita, a circa 400 chilometri da terra, e dall’altra alle strumentazioni statunitensi per l’energia.

Dmitry non è nuovo a queste focose uscite, è un fedelissimo di Putin, per il quale è stato vice primo ministro dal 2011 al 2018, e del quale sembra seguire le stesse linee, eppure secondo gli esperti tali minacce sarebbero mera retorica politica, leggermente gonfiata, data anche la dipendenza reciproca delle due parti per la sicurezza del proprio personale. D’altronde, come suggerito da John Logsdon, analista spaziale alla George Washington University, nessuno dei coinvolti vuole mettere in pericolo la vita di astronauti e cosmonauti tramite manovre politiche avventate. “È stata una decisione molto consapevole quando la Russia è stata coinvolta nella partnership nel 1994 per rendere la stazione interdipendente”. Senza contare che il ritiro dal programma ISS lascerebbe la Russia senza un programma spaziale con equipaggio, a meno che ovviamente non si sposti rapidamente a lavorare con la Cina a bordo della stazione spaziale di Tiangong, che è ancora in costruzione.

La NASA, dal canto suo, ha risposto dicendo che “si continua a lavorare con tutti i nostri partner internazionali, inclusa la State Space Corporation Roscosmos, per le operazioni di sicurezza in corso della Stazione Spaziale Internazionale”.

A rassicurare gli animi, laddove le rispettive figure diplomatiche non sembrano collaborare, ci pensano però gli stessi astronauti e cosmonauti attraverso uno scatto diffuso su twitter, un simbolo di pace tra due nazioni che sulla Terra tutto fuorché quest’ultima hanno dimostrato nella storia di perseguire, dimostrando come la guerra, oggi, sia cosa di pochi.

Il comandante russo della stazione orbitale, Anton Shkaplerov, sorride accanto all’americano Mark Vande Hei, insieme al quale rientrerà sulla Terra il 30 marzo per mezzo della navetta russa Soyuz MS-19

Back to top button