GUERRA DELL'INFORMAZIONE

Il Social-ismo ha già decretato la fine di Putin

Chi sconfiggerà Putin: la resistenza ucraina, le sanzioni o i social?

Oltre a combattere la guerra in Ucraina con le armi, gli attacchi cyber e la disinformazione, Putin deve preoccuparsi di ridurre il più possibile il dissenso all’interno della Russia.

Elizaveta Paskova, figlia del portavoce russo Dmitry Peskov, ha pubblicato su Instagram il messaggio “No alla guerra!” ma è stata forzata a cancellarlo dopo un’ora. Sofia Abramovich, figlia del proprietario del Chelsea Roman Abramovich, ha scritto su Instagram che la maggior parte dei russi non condivide la scelta di Putin

Figli di oligarchi, atleti, artisti e musicisti condividono la loro opposizione alla guerra in Ucraina e il Roskomnadzor, servizio federale che controlla e oscura le comunicazioni, corre ai ripari oscurando siti internet e limitando il raggio d’azione dei social.

Facebook e Twitter devono costantemente negoziare con i Paesi meno democratici il livello di censura da applicare ai contenuti e Facebook in particolare è stata accusata di privilegiare il ritorno economico a scapito dell’integrità e dei princìpi.  

Ma in questo caso Meta (ex Facebook) è uscita allo scoperto senza tentennamenti con una dichiarazione del presidente degli affari istituzionali di Meta, che raggruppa Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. 

Non poteva esserci tempismo migliore per promuovere il 16 febbraio Nick Clegg, ex vice primo ministro e leader del partito Liberal Democratico nel Regno Unito dal 2007 al 2015, da vice presidente affari istituzionali e comunicazione di Facebook, alla carica di presidente con gli stessi incarichi e riporto diretto a Mark Zuckerberg.  

Il 25 febbraio, mentre i carrarmati russi arrivavano a Kiev, Clegg non ha esitato a twittare:

“Ieri, le autorità russe ci hanno intimato di fermare il fact-checking indipendente dei contenuti postati su Facebook da parte dei media di stato. Ci siamo rifiutati di farlo. Come risultato hanno annunciato che limiteranno l’utilizzo dei nostri servizi.  Comuni cittadini russi usano le nostre app per esprimersi e organizzarsi per agire.  Vogliamo che possano continuare a farsi sentire, condividere ciò che succede e organizzarsi attraverso Facebook, Instagram, WhatsApp e messenger”

Il messaggio assume carattere decisamente politico e non è da escludere che sia stato condiviso preventivamente con la Casa Bianca. 

Più passa il tempo e progredisce la tecnologia e la velocità di condivisione dei messaggi, più diventa difficile per la censura controllarne la diffusione e questo nel 2022 non gioca certamente a favore di Putin.  Ma c’è una comunicazione che gli stessi censori non colgono ed è l’universalità di fatti e immagini che non hanno bisogno di decodifica o ricontestualizzazione forzata. 

La stessa Pravda pubblica il video del palazzo sventrato da un missile a Kiev e non importa se Mosca sostiene che il missile sia stato sparato dagli ucraini. Si tratta pur sempre di un edificio in cui abitano uomini, anziani, donne e bambini, non tanto diverso da un edificio di Mosca con uomini, anziani, donne e bambini. Quale disprezzo per la decisione di Putin può generare questa immagine nella popolazione russa?

I mezzi di comunicazione di stato potranno bollare il blocco ai beni degli oligarchi russi come indebita ingerenza negli affari interni o con altra motivazione.  Fatto sta che i beni sono stati bloccati e se lo vengono a sapere, i cittadini russi si domanderanno perché.

La finale di Champions League è stata spostata da San Pietroburgo a Parigi.  Polonia, Svezia e Repubblica Ceca non giocheranno le partite di playoff contro la Russia per le qualificazioni ai Mondiali di calcio in Qatar. La FIA ha annullato la Formula 1 a Sochi. Tennis, curling, judo e altri sport potrebbero portare ad un boicottaggio generale di sport e altri eventi come gli scacchi (già cancellati). Questa levata di scudi è sentita dagli atleti e al tempo stesso  serve ad evitare che la Russia sfrutti gli eventi sportivi per legittimare la sua campagna.  In ogni caso i cittadini russi, qualche dubbio sulla legittimità dell’invasione se lo porranno. 

L’immagine del padre che piange mentre saluta la famiglia al confine con la Polonia prima di tornare a Kiev a combattere, arriverà sui cellulari dei moscoviti mentre vanno al lavoro o a fare la spesa? Chissà…

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