RISORSE UMANE

Uno vale poco

Annunci di lavoro al ribasso: una panoramica della diffusione di questo fenomeno

Letto l’articolo di Umberto su “uno vale poco”. Purtroppo, il fenomeno degli annunci di lavoro al ribasso è molto più diffuso e generalizzato di quanto appaia dal caso, eclatante, di una disciplina altamente specialistica quale la cybersecurity. E’ un fenomeno strisciante e pervasivo, che ha molteplici cause ed estrinsecazioni e che va a braccetto con il tramonto del “primato morale e civile degli italiani”. A un certo punto Umberto si chiede: Se si presenta qualcuno che sa davvero fare qualcosa, che succede? Riservatezza e correttezza professionale mi impediscono di riferire sigle, nomi e cognomi ma non di elencare le risposte che mi sono arrivate nel mirabolante mondo dell’uno vale poco. “Siamo una realtà destrutturata” – “Abbiamo casino ma l’arrivo di una persona senior ce ne creerebbe ancora più” – “Persone esperte e costose non ce le possiamo permettere” – “Le nostre policy ci obbligano a prendere persone con certificazione anche se non hanno mai lavorato”  e così via. 

Certo, non passa giorno che non si tocchi con mano quanto profondamente abbia inciso nella nostra vita quotidiana l’uno vale uno che ha vinto le elezioni e ha calato uno strato di cenere e lava su ogni competenza in questo Paese. La pandemia, ora la guerra… nel caleidoscopio dell’uno vale poco tutti hanno potuto e possono sbrilluccicare. Poi l’equivoco di Linkedin: nato anni fa, quando eravamo forse 500 in tutta Italia, per fare rete e scambiarsi informazioni professionali, è divenuto (non per colpa sua) il posto degli annunci civetta, delle ricerche finte, delle autopromozioni e di quelle della propria azienda con marchette che un professionista serio mai dovrebbe fare verso il proprio datore in un “luogo dell’individuo” che presenta se stesso, non la propria ditta aggratis. Stranezze tecnologiche, robot che stappano bottiglie, droni con la depressione… e poi gli annunci che cercano esperti a 800 € al mese o inesperti a non si sa quanto. 

Quando ho cominciato a capire che su Linkedin cercano stranieri che vedono nell’Italia un low cost, fanno le ricerche su parola chiave di quel che loro serve e valutano solo le certificazioni, costosissime da ottenere (questo era prevedibile) ho preso come un gioco rispondere ad annunci, alcuni dei quali sembravano scritti da me per me, tanto erano calzanti. In un arco di tempo in cui lavoravo in ripetuti incarichi, ottenuti per via tradizionale, ho inviato circa 200 risposte, ritorni 4, colloqui 1, closing 0. Ora, io non sono Negroponte o Umberto Rapetto ma quei numeri generano sospetti. Guardate alcuni profili: sbattono il mostro in prima pagina, La Certificazione. Che cosa hai fatto e per quanti anni, lo devi cercare con il lanternino.

Poi l’esperienza con un certo  Ministero: cercano esperti per implementare il loro libro bianco di sogni nel cassetto e intanto fanno un’imperdibile applicazione di tracciamento che nessuno ha usato, 70 milioni per una app,  già esistente, con 10 ho messo in piedi SAP in gruppi industriali di migliaia di persone. Ovviamente i sognatori prescelti sono giovani ma l’ideuzza, partorita con colleghi, di realizzare una rete di monitoraggio cardiologico nei borghi remoti se la tengono e se un giorno qualcuno, straniero ovvio, la venderà ai nostri uno vale poco, ne sarò lieto.

L’ultima amara realtà che l’uno vale poco porta alla luce è che in questo Paese si lavora poco. Ritmi frenetici, niente orari, notti insonni? Siamo stati in casa due anni e gli unici che hanno sofferto sono i piccoli commercianti e autonomi. Gli altri nella maggior parte dei casi hanno fatto il none working, dimostrando che già da prima non facevano un piffero di utile. Chissà se si rendono conto che questa autodichiarazione di nulla facenza prima o poi la sconteranno. Chi va in pensione o non viene rimpiazzato o arriva un giovane in stage a rimborso spese. E’ un modo parziale di realizzare il consiglio di Steve Jobs, stay hungry. Dopo la Milano da bere, la Kiev da bare, purtroppo. E i cyberesperti, come le stelle, stanno a guardare.

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