CORONAVIRUS

Monito GIMBE: no all’abolizione di mascherine al chiuso e isolamento dei positivi

Coronavirus: nell’ultima settimana frena la discesa dei nuovi casi (-20,6%) con tamponi giù del 19,6%. Riduzione stabile per ricoveri in area medica (-16,2%) e in terapia intensiva (-19,9%), e per i decessi (-15,8%). negli ultimi 7 giorni solo 59 mila nuovi vaccinati: si conferma il crollo negli over 50 (-44%) e nella fascia 5-11 (-57,1%). Quarta dose: sì per le persone immunodepresse, ma oggi non ci sono evidenze scientifiche per raccomandarla, o meno, nella popolazione generale.

Questa settimana, rispetto alla precedente, il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva sia una diminuzione di nuovi casi (349.122 vs 439.707) (figura 1) che dei decessi (1.828 vs 2.172) (figura 2).

Figura 1
Figura 2

Calano anche i casi attualmente positivi (1.291.793 vs 1.550.410), quelli in isolamento domiciliare (1.277.821 vs 1.533.689), quelli che richiedono il ricovero in ospedale (13.076 vs 15.602) o le terapie intensive (896 vs 1.119) (figura 3).

Figura 3

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 1.828 (-15,8%), di cui 101 riferiti a periodi precedenti
  • Terapia intensiva: -223 (-19,9%)
  • Ricoverati con sintomi: -2.526 (-16,2%)
  • Isolamento domiciliare: -255.868 (-16,7%)
  • Nuovi casi: 349.122 (-20,6%)
  • Casi attualmente positivi: -258.617 (-16,7%)

A questo proposito il Presidente della Fondazione GIMBE, il Dott. Nino Cartabellotta, ha dichiarato: «Da quattro settimane i nuovi casi settimanali sono in calo: sono circa 350 mila con una riduzione del 20,6% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che scende da 59.701 casi del 16 febbraio a 49.875 il 22 febbraio (-16,5%) (figura 4).

Figura 4

Tale riduzione è imputabile sia alla ridotta circolazione virale che al calo dei tamponi, il cui tasso di positività si mantiene sostanzialmente stabile».

Nella settimana che va dal 16 al 22 febbraio, in tutte le Regioni, si rileva una riduzione percentuale dei nuovi casi, con una forchetta molto ampia. Si va dal -0,5% della Calabria, al -35,9% del Friuli-Venezia Giulia (tabella 1).

Tabella 1

Le Province che superano i 500 casi per 100.000 abitanti sono 72; di queste, in 5 si registra un’incidenza superiore ai 1.000 casi per 100.000 abitanti: Oristano (1.965), Reggio di Calabria (1.216), Siracusa (1.215), Fermo (1.022) e Vibo Valentia (1.006) (tabella 2).

Tabella 2

Purtroppo il rapporto evidenzia anche un ulteriore calo dei tamponi totali (-19,6%): da 4.108.946 della settimana dal 9 al 15 febbraio a 3.303.720 della settimana dal 16 al 22 febbraio 2022. In particolare, i tamponi rapidi si sono ridotti del 19,2% (-590.759), mentre quelli molecolari del 20,8% (-214.467) (figura 5).

Figura 5

La media mobile a 7 giorni del tasso di positività dei tamponi molecolari passa dal 12,6% all’11%, mentre per gli antigenici rapidi fa registrare un lieve aumento (dal 10,1% al 10,4%) (figura 6).

Figura 6

Per quanto riguarda invece le ospedalizzazioni, la responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE, Renata Gili ha dichiarato: «Stabile la riduzione percentuale della pressione sugli ospedali dove i posti letto occupati da pazienti COVID diminuiscono sia in area medica (-16,2%) che in terapia intensiva (-19,9%)». In particolare, per quanto riguarda l’area critica, si passa dal picco di 1.717 del 17 gennaio a 896 del 22 febbraio; per quanto concerne invece l’area medica, dal picco di 19.913 del 31 gennaio si è giunti ai 13.076 posti letto occupati del 22 febbraio (figura 7).

Figura 7

Sicché, al 22 febbraio 2022, il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti COVID è del 20% in area medica – 1 posto su 5 totali è occupato da degenze COVID – e del 9,3% in area critica, quasi 1 posto ogni 10 disponibili. Ad eccezione di Lombardia, Veneto e Provincia Autonoma di Trento, in tutte le Regioni si supera la soglia del 15% di occupazione dei posti letto in area medica. In 10 Regioni, inoltre, per l’area critica si reperta una soglia oltre il 10 (figura 8).

Figura 8

A questo proposito intensiva il Dott. Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE, puntualizza: «Si conferma un’ulteriore riduzione degli ingressi giornalieri in terapia la cui media mobile a 7 giorni scende a 66 ingressi/die rispetto agli 80 della settimana precedente» (figura 9).

Figura 9

Diminuiscono ancora i decessi, nonostante abbiano ancora proporzioni tragiche: se ne contano 1.828 negli ultimi 7 giorni (di cui 101 riferiti a periodi precedenti), con una media di 261 al giorno, rispetto ai 310 della settimana precedente.

Per quanto riguarda la somministrazione dei vaccini, al 23 febbraio (aggiornamento ore 06.17) l’85,4% della popolazione (n. 50.597.317) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+58.409 rispetto alla settimana precedente) e l’83% (n. 49.167.918) ha completato il ciclo vaccinale (+318.419 rispetto alla settimana precedente) (figura 10).

Figura 10

Sfortunatamente, il numero di somministrazioni (n. 972.111) è in calo nell’ultima settimana, con una media mobile a 7 giorni di 138.873 somministrazioni/die. Il dato temibile è dato soprattutto dal crollo del 34,2% delle terze dosi (n. 626.991) e quello del 46,8% dei nuovi vaccinati (n. 59.033) (figura 11).

Figura 11

Anche le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età: si va dal 99,3% della fascia over 80, fino ad un magro 36,6% della fascia 5-11. Stesso scenario per i richiami: negli over 80 hanno raggiunto l’87,9%, nella fascia 70-79 l’86,6% e in quella 60-69 anni l’82,9% (figura 12).

Figura 12

Per quel che concerne i nuovi vaccinati, nella settimana che va dal 16 al 22 febbraio si è registrato un calo ulteriore dei nuovi vaccinati, che si attesta al -46,8%: ci sono state infatti 59.033 prime dosi, rispetto alle 111.002 della settimana precedente  (figura 13).

Figura 13

Di queste, il 33,2% è rappresentato dalla fascia pediatrica 5-11 anni: 19.628 somministrazioni, in netta flessione rispetto alla settimana precedente (-57,1%). Nonostante l’obbligo vaccinale e l’entrata in vigore dell’obbligo di green pass rafforzato sui luoghi di lavoro, tra gli over 50 il numero di nuovi vaccinati scende ulteriormente, attestandosi a quota 15.255 (-44% rispetto alla settimana precedente) (figura 14).

Figura 14

In continuo calo anche le fasce 12-19 e 20-49 (figura 15).

Figura 15

Dunque, al 22 febbraio 2022, ci sono ancora 7,07 milioni di persone che non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, di cui 2,17 milioni guarite da COVID-19 da meno di 180 giorni e pertanto temporaneamente protette (figura 16.

Figura 16

In altri termini, le persone attualmente vaccinabili sono circa 4,9 milioni, un dato che tuttavia non tiene conto delle esenzioni di cui non si conosce il numero esatto. Nella fascia 5-11 anni, al 23 febbraio (aggiornamento ore 06.17), sono state somministrate 2.237.469 dosi (figura 17): dei 1.345.960 che hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino, ben 1.056.205 hanno completato il ciclo vaccinale.

Figura 17

Il tasso di copertura nazionale per questa fasci d’età è del 36,6%, sebbene le anche in questo caso si registrino nette differenze regionali: lo span infatti va dal 19,8% della Provincia Autonoma di Bolzano, al 53,1% della Puglia (figura 18).

Figura 18

Riguardo la terza dose, al 23 febbraio (aggiornamento ore 06.17) ne sono state somministrate 37.077.283, con una media mobile a 7 giorni di 89.570 somministrazioni al dì (figura 19).

Figura 19

In base alla platea ufficiale (n. 43.680.268), aggiornata all’11 febbraio, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è dell’84,9% con nette differenze regionali: dal 79,5% della Sicilia al 90,6% della Valle D’Aosta (figura 20).

Figura 20

Passiamo dunque al nuovo “tema caldo”, la quarta dose. Con la Circolare del 20 febbraio 2022 il Ministero della Salute, il Consiglio Superiore di Sanità, l’Agenzia Italiana del Farmaco e l’Istituto Superiore di Sanità concordano nel raccomandare la quarta dose nelle persone immunodepresse, che abbiano completato il ciclo primario di tre dosi. Si tratta di una dose con funzione di booster, somministrata ad un intervallo di almeno 120 giorni dalla terza dose (cd. dose addizionale). Per quanto riguarda la popolazione generale, invece, già il 18 gennaio la European Medicines Agency (EMA) aveva chiarito che, al momento, non ci sono sufficienti evidenze scientifiche per raccomandare, o meno, la quarta dose di vaccino. Qualora i dati dimostrassero la necessità di un richiamo annuale, è verosimile che la priorità sarà data alle persone anziane e fragili, sia perché più esposte al rischio di malattia severa, sia perché sono state le prime a ricevere la dose booster. Gli ultimi dati del Centers for Disease Control and Prevention e della UK Health Security Agency confermano la posizione dell’EMA: l’efficacia di tre dosi di vaccino nei confronti della malattia severa, nonostante un lento declino, rimane elevata (75% circa dopo 3-4 mesi). In ogni caso, al di là delle evidenze scientifiche, un ulteriore richiamo per la popolazione generale o per specifiche categorie a rischio, dovrà comunque essere preventivamente autorizzato dalle autorità regolatorie.

La Fondazione porta avanti anche il monitoraggio di efficacia dei vaccini in commercio. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare:

  • l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 63,3% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 42,4% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 64,3% dopo il richiamo;
  • l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dall’86,8% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’82,9% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 93,4% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 53,3-75,1%), ma soprattutto di malattia grave (del 71,3-88% per ricoveri ordinari; dell’80,7-92,9% per le terapie intensive) e decesso (dell’80,8-91,3%) (figura 21).

Figura 21

«La quarta ondata – conclude Cartabellotta – è in piena fase discendente, con evidente riduzione della pressione ospedaliera e dei decessi. Tuttavia, 50 mila nuovi casi al giorno, tasso di positività dei tamponi al 10% e quasi 1,3 milioni di casi attualmente positivi dimostrano che la circolazione del virus è ancora piuttosto elevata. In altri termini, se i dati consentono di guardare avanti con ragionevole ottimismo, non è accettabile “approfittare” della fine dello stato di emergenza per confondere le carte in tavola: discesa della quarta ondata non significa circolazione endemica del virus né, tantomeno, fine della pandemia. Tali accezioni, infatti, rappresentano distorsioni della realtà che disorientano la popolazione e rischiano di legittimare decisioni azzardate. Indipendentemente dal termine dello stato di emergenza, al momento è impossibile abolire misure di sanità pubblica come mascherine al chiuso e isolamento dei positivi, indispensabili per consentire la completa riapertura di tutte le attività. Infine lo sguardo deve essere sin da ora rivolto al prossimo autunno-inverno: se è ragionevolmente certa una tregua nei prossimi mesi, questo tempo prezioso deve essere sfruttato al meglio per un’adeguata programmazione. Perché con il nuovo inverno il risveglio dal “sogno collettivo” potrebbe essere molto brusco».

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