CAMPANELLO DI ALLARME

Dopo un mese di attacchi cyber, Putin scatena la terza guerra mondiale

Lo Zar di quasi tutte le Russie è passato ai fatti…

Le carte segrete che il Capitano di fregata Walter Biot ha passato alle spie russe probabilmente erano di poco conto, come la manciata di spiccioli corrispettivo per il quale l’ufficiale ha venduto la Patria, il giuramento e la propria dignità. “Robetta”, sufficiente forse ad inquadrare la situazione e ad avere idea del grado di reattività del “nemico”.

Gli incontri furtivi di politici e imprenditori nostrani nelle hall di un albergo moscovita non sono stati abbinati ad un modello istituzionale determinato e rigoroso nell’interesse della Nazione, ma hanno consolidato l’opinione poco edificante che molti all’estero hanno di questa povera Italia.

Se lo schieramento dei potenziali avversari è di questa risma, non ci si può stupire dell’arroganza e della prepotenza di chi ha deciso di indirizzare il pianeta verso l’autodistruzione.

Un tempo era l’aviazione ad avviare le operazioni belliche. Un “sano” bombardamento lasciava intendere che la guerra era cominciata. La devastazione degli ordigni piovuti dal cielo, da aeroplani o da rampe di lancio missilistiche, era l’equivalente delle “signorine Buonasera” nel palinsesto televisivo. Quel “tra poco andrà in onda” è diventato un “come state vedendo”….

Adesso il trailer è consistito in un massiccio assalto cibernetico, fatto di paralisi dei sistemi (determinati da Distributed Denial of Service) e di devastazioni delle basi di dati a supporto di decisioni ed attività (sfruttando virus e ransomware). E’ cominciato a metà gennaio, con il giusto anticipo per riuscire a bloccare progressivamente il sistema nervoso telematico dell’Ucraina. Una meticolosa preparazione del campo di battaglia, volta a fluidificare le operazioni militari convenzionali e a ridurre (si spera almeno questo) lo spargimento di sangue.

La vile aggressione – propedeutica alla ricostituzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche – prospetta un domani poggiato su equilibri politici internazionali radicalmente diversi da quelli che abbiamo conosciuto dopo Jalta. Russia e Cina, forti di un patrimonio energetico e del mancato rispetto di qualsivoglia regola commerciale, proseguiranno nel processo di mortificazione di USA e Patto Atlantico consolidando quella supremazia che silente si è propagata in ogni angolo del globo.

Difficile confidare nella diplomazia, snobbata non solo da chi minaccia la sopravvivenza dell’umanità ma anche da chi in Italia ha designato ad un così delicato dicastero una persona probabilmente non adeguata al profilo invece necessario. Non umiliano le caustiche asserzioni del Ministro degli esteri russo che praticamente descrive il corrispondente tricolore come un liceale “imbucato” alle feste di compleanno, ma addolora esser rappresentati in ossequio a quel “uno vale uno” che in determinate (parecchie) circostanze si è costretti a constatare essere infondato. Sentirsi invitati a ricordare che la diplomazia “è stata inventata per risolvere situazioni di conflitto e alleviare le tensioni, e non per viaggi vuoti in giro per i Paesi e assaggiare piatti esotici ai ricevimenti di gala” non deve intristire il diretto interessato, ma indurre ad un profondo e sentito mea culpa chi lo ha scelto e portato al Quirinale per formalizzarne la nomina.

Nel frattempo il Ministro Di Maio ha twittato “L’operazione militare russa è una gravissima e ingiustificata aggressione, non provocata, ai danni dell’Ucraina, che l’Italia condanna con fermezza. Una violazione del diritto internazionale. L’Italia è al fianco del popolo ucraino, insieme ai partner Ue e atlantici.”, cui nemmeno il Grande Capo Estiqaatsi di Lillo e Greg ha ritenuto di ribattere.

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