CAMPANELLO DI ALLARME

Russia-Ukraina: facciamo chiarezza

La questione è forse più semplice di quello che appare

La questione tra l’Ukraina e la Russia è molto più semplice di quella che ci è stata dipinta dai giornali sino ad ora e di quella che ci continuerà ad essere rappresentata nel prossimo futuro. Prepariamoci quindi ad essere sommersi da analisi propagandistiche che si contraddicono l’una con l’altra e di richiami a Sarjevo per rappresentare una possibile terza guerra mondiale. 
Avete presente l’allarmismo pilotato che sull’onda di Fukujima, passatemi il gioco di parole, determinò il risultato negativo al referendum sul nucleare? Stessa cosa.
Chi abbia ragione sulla questione Ukraina poco importa, hanno tutti un po’ di ragione e un po’ di torto, la vicenda si avvita in una spirale di eventi nel tempo che se si volesse interpretare correttamente ci costringerebbe a tornare indietro ai tempi delle scorribande di Gengis Khan, è come se si volesse dimostrare matematicamente se fosse nato prima l’uovo o la gallina.

Bisogna invece essere pragmatici e riconoscere le cose per quelle che sono: la questione Ukraina trova un efficace parallelismo con le vicende che portarono alla dissoluzione della Yugoslavia che altro non era che un artefatto geopolitico che costringeva a stare insieme popolazioni che si odiavano.

Furono proprio gli USA e i suoi alleati europei ad invocare il principio di autodeterminazione dei popoli quando venne il momento di smantellare la Yuogoslavia nelle odierne repubbliche indipendenti. Ma solo un fessacchiotto potrebbe credere che effettivamente fosse il diritto del popolo yugoslavo ad autodeterminarsi che portò il blocco NATO a sostenere quel processo di disgregamento.
In realtà la disgregazione della Yugoslavia servì alla NATO per creare un comodo cuscinetto geografico il cui scopo era quello di relegare la sfera di influenza russa in posizioni sempre più arretrate ad Est. 
La Russia, che in quel momento era molto debole, già dal 1991 aveva richiesto garanzie sul fatto che il blocco alleato non si estendesse ulteriormente ad Est, infatti è proprio in quell’ottica che il 6 Marzo 1991 i Ministri degli Esteri degli Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania si riunirono a Bonn dove decisero “che non avrebbero espanso la NATO oltre il territorio delimitato dal fiume Elbe” e che di conseguenza non solo non avrebbero potuto offrire alla Polonia e alla Germania dell’Est la possibilità di entrare nel patto NATO ma si presero l’impegno di non allargare la NATO ad Est sia formalmente che informalmente, per parola dello stesso Ministro degli Esteri USA Raymond Seitz. 

La minuta di quella seduta è stata ritrovata tre giorni fa dal quotidiano Der Spiegel negli archivi nazionali britannici e sebbene non sia poi seguito un accordo specifico vero e proprio, per qualche tempo quegli accordi furono rispettati. E’ un po’ come l’accordo di pace mai siglato formalmente tra le due Koree.
La NATO però fece presto a cambiare idea e rimangiarsi quanto deciso, infatti negli anni successivi si allargò ad Est eccome, arrivando ad invitare come stati membri la parte di territorio della Germania dell’Est, la Bulgaria, la Croazia, La Repubblica Ceca, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, il Montenegro, la Macedonia del Nord, la Polonia e la Slovenia, tutti territori sotto l’influenza storica russa.
Che la NATO avesse tutte le ragioni per rimangiarsi gli accordi non ci piove così come non ci piove che la Russia da allora abbia tutte le ragioni per borbottare al tradimento e dimostrarsi allarmata per quella che allo stato di fatto è una vera e propria invasione della NATO nei territori che una volta erano sotto la propria influenza sino ad arrivare a toccare i propri confini.

Torniamo all’Ukraina: asserire che l’Ukraina possa essere solo una e indivisibile è una sciocchezza. Il territorio del Donbass è praticamente Russia per quello che è nella testa dei suoi abitanti, che così come fu per gli abitanti delle repubbliche separatiste ex-yugoslave invocano oggi il diritto ad autodeterminarsi staccandosi dall’Ukraina.
Ma questo diritto evidentemente vale solo quando alla NATO serve per sottrarre territori o influenza alla Russia, quando invece si tratta di riconoscere il diritto degli abitanti del Donbass a ricongiungersi ai russi allora no, non è più valido.
E quando Putin l’altro ieri ha riconosciuto formalmente l’autonomia di quelle regioni, mentre gli abitanti del Donbass festeggiavano in piazza con i fuochi di artificio, la mano pacifica dell’Ukraina lanciava contro di essi delle bombe. Cosa che succede sistematicamente dal 2014, sono infatti ben 14.000 le vittime civili causate dalle offensive ukraine nel Donbass.

Quali possano essere gli scenari futuri è in realtà già stato predeterminato dall’imbarazzante condotta del Presidente Biden o meglio, da coloro che lo pilotano (male). 
In una recente conferenza stampa a Biden infatti è scappata la solita gaffe, quando prima ha detto testualmente che gli USA avrebbero reagito duramente in caso di invasione russa in Ukraina, salvo poi specificare che la reazione sarebbe stata proporzionata alla gravità dell’invasione, come dire che se si fosse limitata ad una scorribanda nel Donbass ciò avrebbe configurato un evento minore, con minori conseguenze, dando così il placet a Putin per cominciare le manovre politiche per determinare internamente l’annessione del Donbass attraverso un processo parlamentare.
La conferenza stampa in questione la potete ascoltare qui:

Dopo l’infausta uscita di Biden, l’intero mondo occidentale gli ha messo pressione per ottenere chiarimenti ed è con questa intenzione che il senescente presidente ha tenuto una seconda conferenza stampa in cui ha chiarito che ogni invasione, di qualsiasi entità verrà considerata un’invasione a cui seguiranno “TERRRRIBILI” (si, con quattro R e tutto maiuscolo) sanzioni.
Così facendo, ha comunicato contestualmente all’Ukraina che avrebbe potuto attaccarsi al tram e a Putin che avrebbe potuto manovrare verso il Donbass senza aver timore di alcun conflitto armato con il blocco NATO o con gli USA singolarmente.
Qui il secondo video con le parole in questione:

Scongiurata quindi la terza guerra mondiale, veniamo ora agli scenari prossimi venturi partendo dalle TERRRRIBILI sanzioni minacciate da Biden e dagli alleati. Davvero credete che verranno messe in atto sanzioni di rilevante efficacia? Davvero credete che dopo aver perso tanti punti di PIL in passato come effetto per le precedenti sanzioni e relative contro-sanzioni emesse dalla Russia, oggi in epoca di covid con la disperata rincorsa alla ricostruzione del PIL, gli USA e l’Unione Europea mostreranno veramente i muscoli e saranno disposti a sacrificare ulteriore PIL? 
Davvero credete che con la fame di materie prime che sta mettendo in ginocchio la produzione occidentale gli alleati si permetteranno questioni di principio a garanzia di un paese non alleato? Scommettiamo che la volontà di garantire la ripresa degli indicatori economico-finanziari prevarrà sulla volontà di mostrare veramente i muscoli per salvaguardare il Donbass? 
Diciamocela tutta, se l’Ukraina si fosse trovata ad Est della Russia e il territorio del Donbass fosse stato confinante con Vladivostok, nè agli USA, nè all’Unione Europea e tantomeno alla NATO avrebbe interessato intromettersi.

Biden dovrà salvare la faccia e gli europei altrettanto, ma i secondi in questo momento hanno i piedi al freddo e dovranno anche garantirsi le forniture di gas russo attraverso il gasdotto Nord Stream 2. Le sanzioni quindi verranno emesse, giusto per salvare la faccia ma certamente non saranno TERRRRIBILI con quattro R e tutto maiuscolo.

L’unica cosa certa è che a Putin, piaccia o non piaccia il personaggio, bisogna riconoscere che come al solito non ha sbagliato una mossa mentre gli USA le hanno sbagliate tutte.  Dopo il disastro afghano l’unica cosa che hanno dimostrato è quella di essere una tigre di carta, una mera ombra di quella potenza che nello scorso secolo salvò il mondo dalle follie di Hitler o quella che con Reagan contribuì al disgregamento dell’URSS.
E nel frattempo ancora più a Est, Xi Jinping gongola non vedendo l’ora di forzare la mano a Biden anche sulla questione Taiwan. Certamente non saranno i quattro pescherecci che Biden ha inviato sino ad ora a salvaguardia dell’isola a impensierirlo.

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