CITTADINI & UTENTI

Green Pass: i motivi della segnalazione al Garante Privacy

Intervista all'avvocato Enrico Pelino, fra i promotori dell'esposto al Garante della Privacy circa l'illiceità del Green Pass

Enrico Pelino, avvocato esperto in diritto digitale e della protezione dei dati personali, è fra i promotori della segnalazione-esposto al Garante Privacy riguardante l’illiceità del Green Pass.

Si è reso disponibile per un’intervista al fine di commentare il contesto giuridico che ha portato a questa iniziativa e soprattutto ai rischi che formano i principali motivi di contestazione che ha avuto occasione di analizzare approfonditamente.

Come è nata questa segnalazione al Garante?

L’iniziativa è molto spontanea, è nata da una frustrazione accumulata per mesi e si è diffusa rapidamente per la stessa ragione. Non siamo un’organizzazione, ma tanti professionisti accomunati solo dallo sgomento per ciò che accade.

Quali sono i principali rischi per i diritti fondamentali?

Il green pass ci ha trasformato in una nazione di controllati e controllori. Dobbiamo giustificare a ogni angolo di strada, esibendo un permesso amministrativo, la nostra legittimazione ad azionare diritti fondamentali, cioè diritti che abbiamo naturalmente. Già questo dovrebbe essere intollerabile, dovrebbe apparirci inaccettabile e sproporzionato oltre ogni limite, qualsiasi sia la finalità.

Parlando di finalità del Green Pass, fra le contestazioni si parla di una sua mancata individuazione. Può spiegare meglio questo punto?

Già, qual è poi esattamente la finalità del pass? Nella prima versione del DL 52/2021 non era stata neppure indicata, come se fosse irrilevante. Per chiarirci, fuori dal “legalese”: la finalità indica perché stai facendo qualcosa, qual è la ragione. È trascorsa l’epoca dell’assolutismo sei-settecentesco, quando ti svegliavi la mattina e dicevi “l’état, c’est moi”. Nell’assetto statale attuale, se metti le mani su diritti fondamentali, che sono diritti della persona, il minimo giuridico è spiegare ed essere in grado di dimostrare il perché, soppesarlo alla frazione di grammo. 

Infatti, il Garante per la protezione dei dati personali ad aprile e poi a giugno del 2021 era insorto. Nella segnalazione-esposto motiviamo come mai a nostro avviso la finalità continui a essere indeterminata, fluttuante, contraddittoria, in realtà apertamente coercitiva.

La violazione è limitata alla normativa in materia di protezione dei dati personali?

Assolutamente no. Riguarda anche altre regole, ovvie. Per esempio non si può aggirare l’art. 32 Cost., sembra autoevidente, invece non lo è stato. Neppure si possono introdurre discriminazioni irrazionali, come quella tra vaccinati con o senza update, posto che il declino della risposta anticorpale non registra marcate differenze tra gli uni e gli altri. Oggi invece chi ha fatto l’update ottiene il green pass eterno, una sorta di membership gold. È chiaro che si tratta di un premio o di una punizione, a seconda del lato da cui la si guarda. Ci siamo o non ci siamo accorti che la moneta con cui si punisce o si premia sono i diritti fondamentali, rispettivamente sottratti o concessi? Francamente pensavo che queste cose accadessero solo in regioni estreme del mondo o in un alcune serie distopiche di successo. Errore.

Siamo veramente sulla soglia del pericolo di una distopia giuridica?

Per chiarire a quale livello di assurdo si sia giunti, senza battere ciglio, osservo solo che è stata introdotta un’odiosa discriminazione tra italiani (a loro danno questa volta) e soggetti provenienti da Stato estero. Non voglio aggiungere altro, perché è scritto nel testo della segnalazione-esposto, permettetemi solo di notare che appare significativo come la bolla non sia ancora scoppiata, come si viva tuttora nell’incantesimo: questo deve farci riflettere sulla forza di un sistema di propaganda e di potere, che francamente fa paura.

Esiste un problema culturale?

Sì. E questo punto deve preoccupare ancora di più: le reazioni a questo sovvertimento completo dei diritti e delle regole sono state blande, anzi la maggioranza ha accettato con gioia, ha ritenuto normale la situazione. Non abbiamo cioè superato lo stress test della consapevolezza democratica di base. E questo fatto è divenuto purtroppo ben noto. Il futuro non si apparecchia gradevole, a meno che oggi non si prenda consapevolezza, non si rovesci il quadro, elaborando finalmente a fondo quanto è accaduto.

Secondo lei ora ci si può aspettare una risposta istituzionale non solo da parte del Garante Privacy?

Sì, ritengo di sì da parte del Garante. Quanto al resto, sono assai meno fiducioso: si è finora ignorato l’abuso e l’evidenza. C’è però un fatto: ogni giorno che passa, le date del 31 marzo 2022 e, addirittura per i lavoratori ultracinquantenni, del 15 giugno 2022 sembrano allontanarsi, anziché avvicinarsi. Ormai cioè è sempre più evidente che la politica ha ingaggiato una prova di forza contro il diritto e la ragione. Quanto a lungo potrà reggere?

Back to top button