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Digitalizzando. Quarto episodio, prima puntata

Spid: non è un refuso per speed, come chi sa due parole d’inglese potrebbe credere: magari! È il trionfo della complicazione, opera di abilissimi professionisti che meriterebbero un premio prestigioso. Intanto vediamo sulla sua pagina (https://www.spid.gov.it/) come si chiama per esteso: Sistema Pubblico di Identità Digitale: anche il nome poteva essere più semplice. Dice, sempre la pagina: “Dimentica le code agli sportelli” certo, ma ne devi fare parecchie prima di poterle dimenticare. 

Zia Biancaneve, sempre ubbidiente, si è attivata tempo fa per ottenere questa chiave-che-apre-(quasi)-tutte-le-porte: per maggiore sicurezza lo ha fatto assieme a un’amica più esperta di cliccaggi vari, ma non senza aver intervistato agenzie di certificati e simili per sapere se, pagando, poteva evitare di occuparsene personalmente. Talvolta era possibile, ma sempre per via telematica. Un gentilissimo ragazzo di un CAF le ha spiegato, molto dispiaciuto, che all’inizio avrebbe potuto farlo per intero, ma che poi ai CAF era stata tolta questa possibilità e potevano intervenire solo sulla prima parte del procedimento. Udito questo, Zia Biancaneve stava per avere un attacco di orticaria da web. Intervistati amici e amiche, aveva capito che, se non hai un figlio/a – nipote – moglie/marito competente e convivente o molto paziente, devi buttarti nella mischia. E così, obtorto collo, ha fatto: in primo luogo ha scomputerato (?), insieme all’amica fedele per iniziare la procedura – che sarebbe il titolo di un bellissimo romanzo di Salvatore Mannuzzu, ben più gradevole dei traffici in questione – e ne è uscita viva e vittoriosa. Ma…  

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