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Immaterial art living in a immaterial world: la cryptoarte

La rivoluzione digitale nell’arte

Quando qualcosa cambia per l’uomo cambia per l’arte, eccetto la sua materialità: fino ad oggi abbiamo sempre potuto toccarla.

Una tela, una statua, persino il pensiero e la musica sono concreti sulle pagine di un libro o di uno spartito. La rivoluzione digitale porta con sé un cambiamento finora inedito per l’arte, la sua dematerializzazione: è il fenomeno della cryptoarte. 

In cosa consiste? Questa nuova forma di arte nasce dal fenomeno delle cryptovalute e sfrutta la tecnologia della blockchain, che garantisce la sicurezza e l’irreversibilità delle transazioni, l’autenticità dell’opera, la titolarità e i passaggi di proprietà.

L’artista, dopo aver digitalizzato un’opera fisica o creato un’opera digitale, utilizzando la blokchain genererà un Not Fungibile Token (NFT): unità di dati univoca che certifica la proprietà di una risorsa digitale. L’opera digitale viene offerta sul mercato con l’ NFT e il compratore acquisterà il token, ma non l’opera d’arte, che rimarrà riproducibile all’infinito e visibile a tutti.

Il collezionista, dunque, non avrà più quadri da appendere al muro ma NFT da custodire in portafogli crittografici e girerà con le mani in tasca, nella sua casa, canticchiando “queste opere non hanno più pareti ma token, token infiniti” (chiedo venia a Gino Paoli). Il volume d’affari non è certo irrilevante e scombussola il mercato dell’arte.

Basti sapere che Christie’s ha battuto all’asta l’NFT dell’artista Beeple raggiungendo quasi il valore di 70 milioni di dollari.

E questa è stata solo la prima volta per la rinomata casa d’aste.

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