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L’Aeronautica e la Marina Militare Italiana campioni d’Europa con il velivolo F35

Aeronautica e Marina Militare eccellenze italiane nel campo della Difesa con l'F-35, velivolo ultramoderno di quinta generazione

È di qualche giorno fa la notizia che i velivoli F-35 del 32.mo Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana garantiscono il servizio di NATO Quick Reaction Alert a difesa dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica. Ciò vuol dire che sono pronti a decollare in pochissimi minuti per intercettare ed individuare eventuali velivoli sospetti. In gergo tecnico si chiama “scramble”, ed al suono della sirena il pilota deve decollare, di giorno o di notte in qualsiasi condizione di tempo, in pochissimi minuti per compiere la sua missione.

Durante il periodo che ho trascorso in Aeronautica sono stato pilota caccia intercettore presso il 23.mo Gruppo del 5.to Stormo basato a Rimini. Un Gruppo di volo straordinario, devo aggiungere. Operavamo con il velivolo F104 e quando eravamo di “allarme”, cioè pronti a decollare in 5 minuti, vivevamo per 24 ore in una apposita palazzina vicino agli shelter dei due velivoli.

Luca Anedda a bordo dell’F104

Ancora vivido è il ricordo della scarica di adrenalina che puntuale arrivava ogni qualvolta suonava l’allarme: ma forse era proprio grazie al guizzo adrenalinico che, anche di notte, si riusciva a reagire rapidamente. La corsa ai velivoli completava l’opera e una volta sull’aeroplano, con l’aiuto indispensabile del meraviglioso personale di linea ci si imbragava mentre il motore cominciava a girare. Chiuso il tettuccio si rullava al vicino punto di decollo: un altro brevissimo stop, proprio come il pit stop della formula uno, per rimuovere le ultime sicure all’armamento alloggiato sotto le quasi inesistenti ali del 104, e dopo uno sguardo riconoscente ai due armieri che avevano effettuato la manovra a tempo di record, si decollava, e la potente spinta del postbruciatore era la positiva conferma di quello che gli strumenti motore indicavano in cockpit. Cinque minuti o forse meno dal momento della scarica di adrenalina. Altri due o tre minuti e ci si ritrovava a 10.000 metri di quota pronti ad intercettare il nostro target.

Velivoli F104

Questo fanno i piloti intercettori, allora come adesso, ed oggi l’Aeronautica lo farà con l’F-35 oltre che con l’eurofighter. 

L’F35 è un velivolo straordinario e ultramoderno. Viene definito dagli addetti ai lavori un velivolo di quinta generazione. Si pensi che esiste solo un altro velivolo paragonabile a questo, ed è l’F22 che è in dotazione solo alle Forze armate Americane. E basta. I Russi ed i Cinesi stanno lavorando alacremente ad una piattaforma simile, ma sono ancora indietro soprattutto per l’aspetto che riguarda il software dell’aeroplano.

Ma dunque cosa vuole dire possedere un velivolo di quinta generazione? Per spiegare in maniera semplice ed accessibile a chi di mestiere non fa il pilota militare, o non si occupa per professione di questioni militari, direi che il paragone più calzante è quello di un vecchio telefono a disco, di quelli che si usavano qualche decennio fa, ed un nuovo cellulare dei giorni nostri: sono ambedue telefoni, ma il secondo è molto di più.

L’F35 è molto di più. Stiamo entrando nel mondo di “Guerre Stellari”.

È un velivolo “stealth”, cioè invisibile (o quasi). Il che gli consente di avere un grande vantaggio sui suoi avversari.

La capacità per il pilota di poter vedere “attraverso” il velivolo grazie ai sensori distribuiti nell’aeroplano ed al casco da volo, assolutamente fantascientifico, consente di acquisire una perfetta visione dello scenario più prossimo al velivolo. Meglio di quanto faceva Luke Skywalker, quando attaccava il pianeta nero di Dart Fener.

Il casco che il pilota indossa è davvero rivoluzionario. È completamente integrato con l’aeroplano ed i suoi computer. Consente al pilota di vedere di notte come se fosse giorno e di identificare dettagli in lontananza molto piccoli, come ad esempio la targa di una autovettura. Tutto lo scenario che circonda il pilota viene riprodotto sul visore del casco consentendogli di sapere con esattezza e facilità l’evoluzione della situazione tattica.

Casco F-35

La capacità di vedere e colpire a grande distanza, ancora prima che l’opponente possa accorgersi di ciò che sta succedendo, è un altro formidabile vantaggio.

Ma forse l’elemento che lo pone al di sopra di qualunque altro sistema d’arma è l’interconnessione ad un vasto network che permette al pilota in tempo reale di mandare, ricevere, analizzare informazioni circa la situazione della battaglia nella quale si trova, consentendogli di sapere come e quando attaccare o come quando proteggersi e quindi, alla fine, prevalere in una situazione complessa. In buona sostanza, essere superiori e vincere.

Come detto ho volato come pilota caccia intercettore con un velivolo della terza generazione: l’F104. Un velivolo superbo, meraviglioso, che rimane una pietra miliare nella storia dell’aviazione mondiale. E non importa quanti velivoli potrete pilotare dopo, l’F104 rimane una questione a parte. È stato l’ultimo dei velivoli ad avere un così elevato grado di difficoltà di pilotaggio. Dopo, tutti gli aeroplani che gli sono succeduti erano più semplici nella “condotta” del volo. Andavano via via aumentando, però, le difficoltà nella gestione dei sensori di bordo. Dal radar, per l’acquisizione dei bersagli, agli avvisatori di minacce esterne provenienti da altri velivoli o da terra. Tutti separati non integrati tra di loro. Come pure la capacità di ricevere informazioni preziose in tempo reale sull’evoluzione della situazione complessiva. Ecco, con l’F35 tutto questo è stato superato e risolto con una tecnologia davvero futuristica.

Pochissimi in tutto il mondo sono i Paesi che hanno gli F35: 13 in tutto a cui si è aggiunta, nel giugno scorso, la Svizzera. Tra i Paesi dell’Unione Europea solo l’Italia, l’Olanda, la Danimarca ed il Belgio posseggono l’F35. Ma solo noi e gli Olandesi facciamo parte del ristrettissimo numero di Paesi che hanno accesso al livello 2 di conoscenza del programma. E l’Italia è l’unica ad avere una fabbrica di F35 al di fuori degli USA. Si tratta dello stabilimento di Cameri, in provincia di Novara, la FACO (Final Assembly and Check-Out), da cui sono usciti già numerosi velivoli o parti di esso. Un successo tutto Italiano.

Proprio in questi giorni il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilanciato l’idea della Difesa comune Europea, ed è quindi logico chiedersi come mai il progetto di un velivolo così sofisticato non sia scaturito da una volontà Europea.

Ne abbiamo parlato con il Generale Preziosa, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica negli anni 2013-2016, che sono stati anni cruciali per il programma F35 in Italia. In realtà, ci ha detto il Gen. Preziosa, l’industria europea non era pronta tecnologicamente per cimentarsi nella nuova generazione di velivoli e i singoli stati non avevano risorse sufficienti per finanziare la ricerca e lo sviluppo per i velivoli di quinta generazione che necessitava di almeno 50 mld di dollari. L’esperienza Eurofighter, costruita sulla falsa riga dell’esperienza Tornado, è stata sì positiva in termini di raggiungimento degli obiettivi tecnico operativi ma finanziariamente molto impegnativa per le singole nazioni. Da qui la necessità di sviluppare il programma F35 con gli USA.

I record inanellati dalla nostra Aeronautica e dalla nostra Marina sono già numerosi. Oltre alla già citata unicità dello stabilimento di produzione di Cameri e della capacità “Quick Reaction Alert”, l’Aeronautica Militare Italiana è stata la prima ad impiegare in Islanda il velivolo F35 durante una esercitazione Nato. È stata la prima ad effettuare un volo transatlantico. La Marina Militare Italiana è tra le sole tre Marine al mondo ad utilizzare la versione a decollo e atterraggio verticale, da impiegare sulle proprie portaerei. Proprio qualche giorno fa si sono svolte con successo operazioni congiunte di Marina e Aeronautica con l’F-35, presso la base di Pantelleria, alla presenza del Capo di Stato Maggiore Difesa e dei due Capi di Stato Maggior delle due Forze Armate.

Portaerei F-35

E dunque lo spirito di rinascita che in questi mesi si respira in Italia vede la nostra Aeronautica e la nostra Marina in prima fila nello sforzo di accrescere l’eccellenza italiana e di fornire al Paese il meglio per la sua difesa. Ed è per questo che possiamo mutuare dalla nostra Nazionale di calcio il titolo di Campioni d’Europa con l’F-35 per Aeronautica e Marina Militare.

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