TECNOLOGIE & SALUTE

Un robot… stellare!

Un grande passo per la chirurgia robotica: lo Smart Tissue Autonomous Robot (S.T.A.R.) di Johns Hopkins ha eseguito la sua prima procedura in autonomia: ma è tutto oro quel che luccica? Ne parliamo con il Dott. Montera, ginecologo esperto in chirurgia innovativa

Pubblicato su Science Robotics, una delle più importanti riviste scientifiche al mondo per il settore, il risultato degli esperimenti condotti con S.T.A.R.: lo Smart Tissue Autonomous Robot realizzato dagli scienziati dell’università statunitense Johns Hopkins.

S.T.A.R. ha condotto il primo intervento chirurgico eseguito in autonomia da un robot: un’operazione in laparoscopia su maiali. Nel lavoro pubblicato dai ricercatori d’oltreoceano, per la prima volta è stato possibile affidare interamente a un automa il confezionamento di un’anastomosi, ossia la riconnessione di due tratti di intestino. 

Su ANSA troviamo un commento dell’Ingegner Krieger, ultimo (quindi più prestigioso) nome a firmare il lavoro: “Star ha eseguito la procedura in quattro animali e ha prodotto risultati significativamente migliori rispetto agli esseri umani che eseguono la stessa procedura”. Mi sento di sottolineare come le anastomosi siano solo uno tra i tanti passaggi tecnici che compongono un intervento chirurgico, dunque il nostro S.T.A.R. sa confezionare splendide abboccature tra tubi intestinali, ma questo è ben diverso dal saper compiere un intervento chirurgico nella sua completezza.

In esclusiva per i lettori di infosec.news, ho contattato il Dottor Roberto Montera, Chirurgo Ginecologo strutturato presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico e Ricercatore presso lo stesso Ateneo.

Dottor Montera, innanzitutto grazie per aver accettato il mio invito. Potrebbe spiegarci meglio il contenuto del lavoro?

Grazie a lei per l’invito, il lavoro di Saeidi e collaboratori pubblicato di recente su Science Robotics descrive un sistema robotico in grado di eseguire anastomosi sull’intestino tenue autonomamente. È stato provato dai ricercatori di Jonhs Hopkins sia su simulatore, che su un modello suino. Confeziona anastomosi autonomamente, e questo rasenta il portentoso, ma non è certo in grado di eseguire “interventi chirurgici” in maniera autonoma, ma solo uno dei tanti “passaggi” (per quanto molto complesso) che compongono un’operazione.

Molto chiaro, ma che cos’è esattamente un’anastomosi?

Un’anastomosi in chirurgia è un tipo particolare di sutura che unisce, abbocca, due visceri cavi in modo da renderli comunicanti. Nel caso del lavoro in esame, i colleghi hanno unito insieme le due estremità di un intestino tenue di un suino – guardi la figura qui in basso

 confezionando quindi quella che tecnicamente si chiama anastomosi termino-terminale (in inglese end-to-end).

Perfetto, penso che questa precisazione fosse doverosa! Dunque siamo vicini o lontani da un robot chirurgo capace di operare autonomamente?

La chirurgia, e quella addomino-pelvica o dei tessuti molli in generale, è una sfida estremamente complessa per i robot: il tasso di imprevedibilità è altissimo e costringe gli operatori a rispondere rapidamente agli ostacoli e gestire gli imprevisti. Quindi non so, mi pare difficile l’applicazione reale: un computer va programmato e in quanto tale non può essere in grado di cambiare programma in caso di difficoltà o di imprevisto. 

Di sicuro i sistemi robotici di assistenza alla chirurgia però sono un tema molto interessante, che spesso però corre il rischio dell’ “over engineering”. Mi spiego, un sistema come quello robotico che abbiamo trattato è una soluzione estremamente complessa ad un problema che non esiste ancora. Da un lato porta avanti il fronte dell’innovazione della robotica chirurgica verso la “massa critica” di una nuova singolarità, e ben venga, di contro all’atto pratico oggi non solo esistono nuove metodiche ed ottime suturatrici meccaniche, ma molte volte si deve ricorrere alla sutura manuale.

Back to top button