IL CALAMAIO ALLA GRIGLIA

CERTI ENCOMI IN GDF E LA MORTIFICAZIONE DEL MERITO

Cesare Pavese non avrebbe mai immaginato che – oltre il suo – ci fosse un altro “vizio assurdo”. Chi ha passato una vita in fiamme gialle, o indossando qualunque uniforme, vede incombere il suicidio della credibilità e debordare la svalutazione dei riconoscimenti normalmente destinati a chi ha evidenziato competenze, capacità, impegno, spirito di sacrificio e generosità operativa al servizio del cittadino.

Nonostante negli anni non siano mancate sollecitazioni da più diverse fonti (a mero titolo di esempio gli articoli de “Il Giornale” già nel 2014 o de “Il Fatto Quotidiano” che ne scrisse nel 2017) a rivedere i criteri di attribuzione dei “premi” ai meritevoli ed a evitare critiche feroci nei confronti dell’intera organizzazione, in sfregio persino del buon senso e in barba alla legittima ritrosia ad esporsi a irriguardosi sbeffeggiamenti, il “vizio” di concedere “encomi” con motivazioni oggettivamente discutibili permane e gode di ottima salute.

Non è la prima volta che mi vedo costretto, mio malgrado, a percuotere la tastiera del mio pc in un fremito di indignazione che non credo sia solo mia ma appartenga a chiunque abbia giudizio. L’ho già fatto il 25 luglio 2020 e il 3 giugno 2021 ma forse non sono stato abbastanza convincente.

Non mi garba tornare sull’argomento e ancor meno mi fa piacere farlo per parlare di un contesto che ho vissuto e cui voglio dannatamente bene nonostante il doloroso epilogo della mia carriera, ma ritengo doveroso insistere non foss’altro per ribadire che non possono essere queste eccezioni a etichettare in modo distorto una Guardia di Finanza storicamente in prima linea a tutela dello Stato e dei cittadini.

Il 9 luglio 2021 a Ostia, il satellite balneare della Capitale, si tiene una cerimonia all’interno della Caserma Italia dove – quand’ero “piccolo” – andavo ad insegnare informatica agli allievi sottufficiali del “ramo mare” e dove adesso ha sede il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo dei Reparti di Istruzione.

Fulcro dell’evento militare il cosiddetto “alzabandiera”, operazione che porta il vessillo nazionale in cima al pennone mentre i militari schierati sono sulla posizione dell’attenti e quelli “isolati” portano la mano destra alla visiera. Attimi toccanti (e non solo per chi crede in certi valori e riconosce in quel tricolore l’identità nazionale) che possono evocare atti di eroismo, memorabili pagine di storia e inossidabile continuità delle tradizioni.

Qui si innesca il fraintendimento dei valori e la svalutazione dei “riconoscimenti morali” previsti per chi si distingue. Proprio qui vengono meno le tante disposizioni in materia, a cominciare dalla circolare “M_D GMIL2 VDGM V SGR 0347496” della Direzione Generale per il Personale Militare (Persomil, come lo chiamano gli addetti ai lavori) del Ministero della Difesa riguardante “Attività premiale; attribuzione di encomi semplici ed encomi solenni”.

Organizzare un “alzabandiera” non sembra richiedere doti straordinarie né sacrifici estremi anche se c’è giustamente da pretendere che si rispettino gli obblighi di protezione e distanziamento.

A dispetto di questa normalità il Comandante del “RETLA” ha ritenuto di dover tributare un “encomio semplice” a ben 32 persone che avrebbero mostrato audacia e valore dicendosi vicendevolmente “mi raccomando, mascherina sul viso e un metro uno dall’altro…” e magari aggiungendo “puntuali, eh?, non facciamo tardi…

In pratica per quella manciata di secondi in cui la bandiera sale e comincia a sventolare i trentadue intrepidi premiati avrebbero fornito un “determinante apporto personale nella pianificazione e attuazione del dispositivo organizzativo predisposto, nel pieno rispetto delle stringenti disposizioni volte a ridurre il rischio epidemiologico da Covid-19, inoccasione della cerimonia di “alzabandiera” svoltasi al’interno del comprensorio della Caserma Italia”.

A parte l’errore da matita blu della “l” saltata in “al’interno” in tutte le quattro pagine in cui sono state ricopiate le motivazioni, si osserva che la diuturna attività meritevole di cotanto riconoscimento sarebbe durata più o meno due mesi. Infatti si legge “Ostia, giugno-luglio 2021” a comprovare l’arco temporale dell’azione di rimarchevole prodezza che qualche malalingua poteva conteggiare in pochi pur intensi istanti.

Ogni singolo encomio concesso si chiude con “il brillante esito dell’evento, tenuto alla presenza dell’Ispettore per gli Istituti di Istruzione del Corpo, riscuoteva il vivissimo plauso delle Autorità intervenute e risonanza mediatica, contribuendo ad accrescere il prestigio del Reparto e l’immagine del Corpo”.

Il “brillante esito” ci fa capire che la bandiera è salita senza incagliarsi e non si è nemmeno attorcigliata sull’asta per un eventuale malaugurato vento sfavorevole.

Il “vivissimo plauso” per qualcosa di meno acrobatico delle Frecce Tricolori? Sorvoliamo, giusto per rimanere in tema…

Migliaia di finanzieri che ogni giorno danno prova di grande professionalità e di instancabile impegno vengono esclusi da simili gratificazioni, spesso non vedendo ricompensati gli sforzi che magari – con brillanti risultati di servizio – hanno portato l’auspicata “risonanza mediatica”. Quando toccherà loro essere presi in considerazione per un avanzamento o per un concorso interno si ritroveranno penalizzati. Chi ha meritato un encomio passa avanti a chi non ha fornito il determinante apporto all’alzabandiera….

Certe cose non fanno assolutamente ridere come titolava “Il Giornale”. Lasciar correre sarebbe drammaticamente colpevole.

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