AEROSPAZIO

Non proprio Wakanda, ma quasi…

Anche il continente africano guarda verso il cielo: giovedì 13 gennaio è ufficialmente avvenuto il primo lancio di una costellazione di satelliti sviluppata interamente in Sudafrica.

Accostereste mai in una sola frase le parole “Africa” e “progresso spaziale”? A mala pena qualcuno oserebbe affiancarla alla parola “progresso”, eppure questo ucronico accostamento sta lentamente prendendo piede.

Lo spazio è una vasta risorsa, da cui indirettamente traiamo giovamento ogni giorno, prima chimera, ora ordinaria amministrazione, potrebbe sembrare appannaggio di tutti ma non lo è. Sebbene la sua immane accessibilità rimanga incontrovertibile, è pur tristemente vero che non è per tutti un opzione percorribile se alla base persiste la mancanza di opportunità.

Parliamo di paesi che forse hanno di meglio, o di peggio, a cui pensare, come ad uscire dagli stenti della fame, delle privazioni, dell’usurpazione parassitoide e continuativa che ab illo tempore ne sfrutta i giacimenti ricchissimi, paesi in cui lo spazio e l’avanzamento tecnologico diventano nell’immaginario collettivo una meta percorribile unicamente tra i contorni delle fittizie vignette wakandiane.

Di rado se ne parla ma ultimamente anche l’Africa, seppur con un’impronta meno rilevante, sta puntando verso il cielo.

Annunciato tempo addietro dal ministro sudafricano per l’istruzione superiore, la scienza e l’innovazione, il dott. Blade Nzimande, è ufficialmente avvenuto il primo lancio di una costellazione di satelliti sviluppata interamente nel continente africano lo scorso giovedì 13 gennaio.

Giusto per comprendere un po’ lo scenario…delle decine di migliaia di satelliti lanciati in orbita, solo 44 dal 1989 sono stati lanciati da paesi africani.

Credits: www.africannews.space

Lanciati da Cape Canaveral negli Stati Uniti su di un Falcon 9 di SpaceX tramite la missione Transporter 3, i tre nanosatelliti andranno a comporre MDASat, una costellazione operativa di nove satelliti cubici.

Il loro compito sarà di rilevare, identificare e monitorare le navi quasi in tempo reale, supportando il dominio marittimo sudafricano, tramite l’impiego dei dati del sistema di identificazione automatica (AIS), un sistema radio per il monitoraggio del traffico marittimo, adoperato principalmente per evitare le collisioni e che ora scandaglierà le acque al largo della costa sudafricana riducendo di conseguenza la dipendenza della nazione da società straniere per l’ottenimento di questi dati.

I tre nanosatelliti MDASat – credits: www.spxdaily.com

Il lancio dei primi tre satelliti (MDASat-1) arriva tre anni dopo il lancio del nanosatellite sudafricano più avanzato, ZACube-2. La Cape Peninsula University of Technology (CPUT) ha sviluppato ZACube-2 come dimostratore tecnologico per la costellazione MDASat. “Sin dal suo lancio, ZACube-2 ha fornito sistemi di scambio di dati ad altissima frequenza (VHF) all’industria marittima del paese”, ha affermato Nzimande, che inoltre sottolinea l’ingente investimento attuato, ben 27 milioni di ZAR in tre anni, una cifra considerevole in sudafrica, ma pari solo a 1,7 milioni di dollari, per sviluppare la costellazione in questione.

ZA Cube-2, precursore di MDASat-1 – credits: www.africannews.space

MDASat-1 rappresenterà una pietra miliare significativa per il Sud Africa, rafforzandone ulteriormente non solo la posizione da leader africano nello sviluppo di piccoli satelliti, ma anche aiutando il paese a conquistare una quota preziosa di un mercato di nicchia globale in rapida crescita.

Il professor Robert van Zyl, capo dell’Africa Space Innovation Center esprime così la sua gioia: “Sono molto orgoglioso degli studenti e del personale della CPUT che lavorano duramente per far crescere l’industria spaziale sudafricana per il bene della sua gente. Esprimiamo il nostro apprezzamento al Dipartimento di Scienza e Innovazione, che ha finanziato questo meraviglioso programma sin dal suo inizio nel 2008”.

Che dire, da italo-africano non posso che gioire per questi piccoli progressi in un campo a me molto caro, ma non posso negare di aver riso, una risata amara, constatando queste impronte di piccola taglia che, dati alla mano, se confrontate con quelle di qualsiasi altra nazione o continente, risultano del tutto insignificanti.

È tempo che anche il continente nero si ritagli il proprio orticello nell’ambiente che nero lo è per antonomasia.

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